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Venezia si candida a diventare capitale mondiale della sostenibilità

Venezia si candida a diventare capitale mondiale della sostenibilità
Venezia capitale mondiale sostenibilità

La riconversione “green” della raffineria di Eni, che produce additivi per biocarburanti con gli oli esausti. La scelta di puntare sullidrogeno come carburante del futuro, mirando a creare un vero e proprio polo delle energie alternative a Porto Marghera e a Fusina.
L’evoluzione verso un modello turistico sostenibile, con l’idea di affidare la gestione e il contenimento dei flussi a una piattaforma digitale.
L’avvio della sperimentazione, nelle sue isole di Lido e Pellestrina, del trasporto pubblico elettrico, la collaborazione con Enac nei temi dell’Urban Air mobility e Urban  Air delivery.
L’attenzione alle nuove generazioni, con un programma di residenzialità dedicata, collegato anche all’evoluzione della formazione accademica per farne un punto di riferimento internazionale sulle tematiche emergenti e le nuove sfide.

Sono solo alcuni esempi di come Venezia abbia intrapreso una strada verso la sostenibilità, che oggi si pone come esempio virtuoso a livello mondiale.  Buone pratiche riconosciute ma soprattutto le basi per lo sviluppo di una politica di rilancio del territorio pensata in una prospettiva sostenibile. Uno sguardo di prospettiva per una città che festeggia i 1600 anni dalla sua fondazione, ma si conferma quantomai proiettata verso il futuro.

Il progetto

Tutto questo, oggi, viene messo a sistema grazie al progetto “Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità”, in cui la Regione Veneto ha deciso di assumere il ruolo di promotore, sostenendo l’attività avviata dal Comune di Venezia. Un piano di interventi che può contare sul sostegno anche di istituzioni culturali e accademiche cittadine (da Ca’ Foscari allo Iuav, dal conservatorio Benedetto Marcello all’Accademia e alla Fondazione Cini) e di aziende e associazioni come Confindustria Veneto, Snam, Generali e Bcg.

Venezia capitale mondiale della sostenibilità
Venezia capitale mondiale della sostenibilità

Nella delibera approvata dalla Giunta regionale, Venezia viene vista come fulcro di uno sviluppo sostenibile con ricadute sull’intero territorio regionale. Il progetto, coerente con tutti i principali obiettivi di sostenibilità della Nazioni Unite, sarà supportato da un impegno economico  stimato tra i 2,5 e i 4 miliardi di euro (di cui una parte già stanziati o finanziati) derivanti da fondi pubblici e privati, comprese le risorse finanziarie europee del programma 2021/27 del Fondo Next Generation EU.

“Proprio nell’anno in cui celebra i 1600 anni dalla sua Fondazione, Venezia dimostra, con questo importante progetto, non solo il suo ruolo di città capoluogo del Veneto ma anche il suo essere luogo di innovazione e d’avanguardia culturale e tecnologica – ha commentato il sindaco della città lagunare Luigi Brugnaro –  Sono quindi particolarmente orgoglioso di vedere avviato questo prestigioso e ambizioso progetto. Grazie al presidente Luca Zaia  perché, con la sua decisione, premia un percorso virtuoso che la città sta portando avanti  toccando tutti quegli aspetti che possono farle meritare il titolo di “Capitale mondiale della Sostenibilità”.

Le principali linee di intervento

La delibera individua e propone la strategia e indica quali possono essere le principali linee di intervento per il rilancio sociale, economico e ambientale di Venezia.
Nel più ampio pacchetto legato alla transizione energetica e alla sostenibilità, la cosiddetta “Hydrogen Valley di Porto Marghera occupa un posto di rilievo, per il recupero sia ambientale che economico e produttivo del polo. Le energie a basso impatto ambientale possono poi giocare un ruolo fondamentale anche nella decarbonizzazione di mezzi di trasporto e impianti di riscaldamento, puntando contemporaneamente sull’economia circolare e sulla valorizzazione dei rifiuti.

VeniSIA: un centro che lavora sui temi della sostenibilità

Alle pratiche concrete, il progetto affianca lo studio e l’approfondimento delle tematiche.
Questo innanzitutto promuovendo VeniSIA, il centro di innovazione e accelerazione delle start-up sui temi della sostenibilità. Venezia viene vista come centro di riferimento mondiale per la formazione accademica e post-universitaria su queste materie, anche attraverso l’apertura e il potenziamento di sedi di fondazioni e centri di ricerca e l’organizzazione di un evento mondiale annuale sulla sostenibilità a Venezia.

Venezia capitale mondiale della sostenibilità
Venezia capitale mondiale della sostenibilità

Una città campus universitario internazionale

Una città che diventi campus internazionale della formazione, rilanciandone l’offerta. Ma anche una città resiliente, che sappia mantenere e difendere il proprio ecosistema lagunare, gestire il turismo, proporre un programma di residenzialità dedicata, fiscalità agevolata e servizi e contrastare le attività illegali, sostenendo così il commercio e contribuendo a creare una comunità inclusiva e sicura.

“Sono certo del successo di questo progetto – ha asserito il presidente del Veneto Luca Zaia – Venezia è una città che sorge dal mare, unica per storia ultra millenaria e patrimonio artistico, meta turistica per milioni di persone da tutto il mondo, centro universitario ma anche artigianale e industriale, cuore di una delle regioni più avanzate in Europa per innovazione, ricerca, studi, livello dei servizi sanitari“.

Problemi e punti di forza, obiettivi e benefici

Perché quindi Venezia avrebbe le carte in regola per puntare a questo riconoscimento mondiale? Non è solo un discorso di risonanza di una città Patrimonio dell’Umanità. L’ecosistema fragile della Laguna, ad esempio, ne fa un laboratorio vivente per testare soluzioni innovative.

 

A partire dalla digitalizzazione, che vede già avviati e consolidati una serie di validi progetti, pensati anche per i servizi ai cittadini e il turismo sostenibile, in cui entrano in gioco i temi della salvaguardia del patrimonio culturale e architettonico. Ma anche il modo in cui si affronta il problema dello spopolamento può essere preso a modello, se la risposta, come si sta provando a fare, si basa sul lavoro e sulla formazione avanzata, con un potenziale di sviluppo che va ben oltre gli attuali 28 mila studenti.

Obiettivi che passano attraverso il superamento degli attuali limiti legati all’assetto economico, normativo e sociale. I benefici stimati sono di tipo ambientale, sociale ed economico. Lo studio alla base del progetto si attende un impatto molto elevato, da quantificare nelle fasi successive, per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e polveri sottili, oltre che il miglioramento della qualità dell’acqua. I residenti potranno quindi aumentare tra le 8 mila e le 12 mila unità, grazie anche alla creazione di 15-20 mila nuovi posti di lavoro. E anche l’impatto sul pil nazionale, potrebbe essere pari a una cifra almeno tra i 5 e i 10 miliardi di euro, in funzione del livello degli investimenti e dell’ampiezza degli interventi realizzati.

Alberto Minazzi

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