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Venezia: dalle alghe nuove forme di energia e biocarburante

alghe

Che le nuove frontiere della sostenibilità portino a Fusina, può sembrare strano.
Ma che sia dalle alghe che possiamo ricavare la nuova energia e nuove forme di biocarburante potrebbe sembrarlo ancor di più.
Invece, succede a Venezia.

Inaugurato a Fusina il suo primo Green Propulsion Lab, dopo aver fatto correre i suoi vaporetti con l’olio di frittura recuperato dai ristoranti, la città si appresta ad alzare l’asticella della sperimentazione. E non solo con le alghe.

Un edificio green

In una struttura Veritas del tutto ecosostenibile e nuova, dove sui tetti ci sono i pannelli fotovoltaici, le pareti sono fatte con materiali ad alta efficienza energetica e l’edificio è alimentato con fonti rinnovabili, la nuova sfida si chiama fonti alternative. Di ogni tipo.

Uno dei laboratori del nuovo Green Propulsion Lab di Fusina

Dalla microbiologia alla mobilità sostenibile

Tecnicamente, all’interno del grande laboratorio sperimentale (per questo detto anche “Campo Prova”) realizzato da Veritas nell’ambito dell’accordo per Porto Marghera tra Comune di Venezia e Ministero dell’Ambiente, saranno esplorate quattro grandi aree: la microbiologia, l’energia da fonti rinnovabili, gli accumuli elettrochimici e la mobilità sostenibile.

Quest’ultima ha già avviato i test per il suo prototipo: un’imbarcazione ibrida evoluta alimentata da batterie (e da un gruppo elettrogeno a biodiesel per i tragitti più lunghi) che anziché utilizzare l’olio si alimenta con acqua di mare. La nuova barca, lunga 12 metri e larga quasi 3 è in uso per la raccolta e il trasporto dei rifiuti.

La chimica diventa green

Ma è soprattutto nel campo del recupero dei materiali e quindi dell‘economia circolare che il laboratorio potrà dare il meglio di sé. Siamo nel mondo della chimica verde altamente innovativa. Qui microrganismi verranno utilizzati in processi di biotecnologie ambientali,  microalghe saranno prodotte per catturare i gas dalle emissioni industriali e per generare biocarburanti avanzati, i rifiuti organici e i derivati industriali saranno trasformati in plastiche biodegradabili o in biogas, biometano e idrometano.

La bioraffineria solare

In questa nuova dimensione, Veritas, Enea, le Università di Venezia e Padova e alcune imprese venete uniranno le forze per arrivare a soluzioni alternative e a emissioni zero.
A Fusina ci saranno foto bioreattori per la coltura delle microalghe e la produzione di biomasse. Le alghe assorbiranno anidride carbonica e daranno vita a nuove forme di carburante. Si sperimenteranno sistemi di accumulo e di stoccaggio dell’energia elettrica. Si svilupperà una nuova tecnologia per il trattamento dei reflui industriali e per i sedimenti contaminati.

Prototipi per il biometano sintetico

Tutto questo avverrà grazie all’uso di strumenti altamente tecnologici come fotobioreattori  reattori e bioreattori dai nomi così fantascientifici eppure oggi così a portata di mano da sembrare normali.

Digestore anaerobico mobile @Enea

Nell’area POWER to GAS – P2G saranno progettati anche due prototipi per la sperimentazione di tecnologie biologiche avanzate nella produzione di biometano sintetico.

“Questo progetto è partito tre anni fa ed è finanziato con fondi del Ministero dell’Ambiente e in parte di Veritas -ha spiegato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro- Stiamo investendo tantissimo sul disinquinamento di acque e terra. Qui sarà possibile sperimentare tecnologie innovative, in modo tale da individuare quale percorso intraprendere per far trovare soluzioni ecocompatibili”.

“La tecnologia, il recupero di energia e di altri materiali dagli scarti è una priorità – ha aggiunto il direttore generale del Gruppo Veritas Andrea Razzini- In questo laboratorio sperimentiamo, oltre al recupero, anche il modo migliore per trasformare sostanze inquinanti, proviamo soluzioni sostenibili dal punto di vista ambientale come ad esempio la barca elettrica per la raccolta dei rifiuti di Venezia”.

 

 

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