Il PNRR non sta finanziando soltanto la produzione agricola tradizionale. Le risorse intercettate hanno avviato centinaia di piccoli e grandi interventi che, sommati, possono modificare il modo stesso in cui si produce. Il “caso Venezia”
Un tetto agricolo che diventa una piccola centrale energetica, un’impresa che rinnova i macchinari, una filiera alimentare che investe nella trasformazione del prodotto.
L’agricoltura veneta sta entrando in una nuova fase: più digitale, più energetica, più collegata all’industria alimentare e sempre più chiamata a rispondere alle sfide dei costi, del clima e della competitività internazionale.
A raccontarlo sono anche i numeri del PNRR.
Nella provincia di Venezia sono stati finanziati 279 progetti per un totale di 82,2 milioni di euro di risorse pubbliche, capaci di generare un movimento complessivo di oltre 146 milioni di euro.
In Veneto il valore sale ancora: 3.591 progetti finanziati, 717,2 milioni di euro di contributi e circa 1,2 miliardi di investimenti complessivi.
Che cosa stanno cambiando davvero questi soldi?
Non solo campi: la nuova agricoltura passa dall’energia alla tecnologia
Il PNRR non sta finanziando infatti soltanto la produzione agricola tradizionale.
Una parte importante degli interventi riguarda il cosiddetto “agrisolare”: pannelli fotovoltaici installati sulle strutture agricole, con l’obiettivo di ridurre i costi energetici delle aziende e rendere più sostenibili attività che negli ultimi anni hanno subito fortemente l’aumento delle bollette.
Nel veneziano sono 188 i progetti finanziati in questo ambito, per circa 25 milioni di euro.
Significa che molti capannoni agricoli, stalle e aziende stanno cambiando funzione: non sono più soltanto luoghi dove si lavora, ma anche piccoli centri di produzione energetica.
Un cambiamento quasi invisibile ora quando si passa sulle strade di campagna, ma destinato a modificare il paesaggio agricolo dei prossimi anni.

La partita più grande si gioca nelle filiere
La quota più consistente dei finanziamenti veneziani, però, racconta un’altra storia: quella delle filiere.
Quasi 49 milioni di euro sono stati destinati a 35 progetti legati ai contratti di filiera.
Questo è il capitolo con il maggiore impatto economico e rappresenta un cambiamento importante nel modo di fare impresa: sempre meno aziende che lavorano da sole, sempre più realtà che collaborano all’interno di sistemi organizzati.
Agricoltori, imprese di trasformazione, distributori e altri operatori lavorano ora in modo coordinato, condividendo obiettivi per creare più valore ed essere competitivi.
È a quanto pare il Veneto mostra una forte capacità di collegare campagna, industria alimentare e turismo trasformando un prodotto agricolo in un’identità territoriale, la produzione in esperienza e la cucina, per esempio, in una grande attrazione economica.
Un prodotto agricolo non è più soltanto una materia prima, ma può diventare identità territoriale, esperienza per il visitatore, elemento di attrazione economica.
Dal trattore intelligente alla pesca sostenibile
Un altro pezzo della trasformazione riguarda i macchinari.
Nel veneziano sono 53 i progetti finanziati per l’innovazione e la meccanizzazione agricola. Numeri più piccoli rispetto all’agrisolare o ai contratti di filiera, ma che raccontano comunque un cambiamento che vede la tecnologia entrare nei campi per rendere il lavoro agricolo più efficiente.
L’agricoltura del futuro utilizzerà sempre più strumenti capaci di consumare meno acqua, ridurre gli sprechi, monitorare le colture e migliorare la precisione degli interventi.

Venezia, una provincia agricola che spesso non viene raccontata
Quando si parla del territorio veneziano, l’immagine più immediata è quella del turismo, della laguna e delle città d’arte.
Eppure la provincia conserva un’anima agricola importante.
Ci sono le produzioni della terraferma, le coltivazioni specializzate, le aziende agroalimentari, la pesca e l’acquacoltura.
Un sistema economico che dialoga continuamente con il turismo.
Il PNRR fotografa proprio questo intreccio.
“Il Veneziano si conferma terra in grado di valorizzare le sue eccellenze -commenta il senatore Luca De Carlo, presidente della IX Commissione Senato – Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione agroalimentare -. Agricoltura qui non vuol dire solo campi, ma anche ad esempio pesca, acquacoltura, turismo e le imprese veneziane da sempre ci credono e hanno investito con convinzione e fiducia, affiancati da un Governo che non ha mai esitato a investire nel settore. Non è quindi un caso che in questa provincia oltre la metà dei finanziamenti sia stata destinata ai contratti di filiera”.
Ma chi sta usando davvero questi soldi?
Dietro ai grandi numeri del PNRR ci sono volti, aziende e territori.
Gli 82 milioni destinati alla provincia di Venezia non sono finiti in un unico grande progetto, ma si sono distribuiti tra realtà diverse.
Il PNRR non cambia l’agricoltura con un’unica opera visibile ma attraverso centinaia di piccoli e grandi interventi che, sommati, possono modificare il modo in cui si produce.
Il Veneto sul podio
Il dato dei 717,2 milioni di euro assegnati al Veneto racconta una forte capacità di attrarre risorse, collocando il Veneto tra le prime tre regioni (con Lombardia ed Emilia Romagna) ai vertici della classifica nazionale.
In Veneto gli interventi stanno accompagnando tre importanti cambiamenti: aziende agricole più efficienti e attente ai consumi energetici, filiere più unite e organizzate e un’agricoltura sempre più innovativa grazie all’uso della tecnologia.
Al Nord guidano territori dove l’agricoltura è fortemente integrata con industria, trasformazione alimentare e logistica.
Ma anche alcune regioni del Mezzogiorno emergono con numeri importanti, come Campania, Puglia e Sicilia.
Qui il PNRR rappresenta una leva per rafforzare filiere storiche e aumentare competitività di comparti come ortofrutta, olio, vino e produzioni tipiche.



