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Guerra Russia-Ucraina, Draghi: "dobbiamo proteggere i cittadini europei"

Guerra Russia-Ucraina, Draghi: "dobbiamo proteggere i cittadini europei"

Proteggere i cittadini europei. Proteggere i cittadini italiani.
L’attacco, da parte della Russia, della centrale nucleare ucraina di  Zaporizhzhia fa scattare dure condanne e innesca nuove misure di prevenzione in Italia e in Europa.
Non più solo sul piano energetico.
Il presidente del Consiglio Mario Draghi è stato chiaro.
Ha definito l’attacco “scellerato” e “contro la sicurezza di tutti”.
I sei reattori nucleari non sono stati fortunatamente colpiti. Altrimenti, poteva essere una catastrofe.
Per questo, “l’Unione europea –ha detto il premier – deve continuare a reagire unita e con la massima fermezza, insieme agli alleati, per sostenere l’Ucraina e proteggere i cittadini europei”.
L’allerta, quindi, è alta.

La valutazione di possibili evoluzioni di scenario

“L’Italia non è in guerra. È però necessario prepararsi ad ogni scenario – ha detto stamani, a margine dell’inaugurazione della nuova sede dei Vigili del Fuoco di Palagonia, a Catania, il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia -. Stiamo attivando in queste ore le strutture della Difesa Civile, tramite il Dipartimento dei Vigili del Fuoco e del Soccorso pubblico e della Difesa civile, per valutare le situazioni emergenti di guerra e per pianificare le misure da adottare a seguito della crisi internazionale.  Dalla gestione e soccorso degli sfollati ucraini in arrivo in Italia, ad altre possibili evoluzioni di scenario”.

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Carlo Sibilia

La minaccia russa

Le sanzioni inflitte dall’Europa alla Russia iniziano a far pesare le prime conseguenze. E l’invio di armi all’Ucraina da parte di Svezia, Germania e Italia non è certo stato ben accolto dalla Russia.
Che non ha mancato di rimarcarlo attraverso il suo ambasciatore in Italia, Sergey Razov, che nella giornata di ieri ha inviato una mail ai componenti della Commissione Difesa della Camera dei Deputati.
Allegata, una formale lettera in cui, ha reso noto il deputato questore Francesco D’Uva, il ministro degli Esteri Russo Serghei Lavrov ha fatto sapere che le sanzioni dell’Unione Europea alla Russia non resteranno senza risposta. La comunicazione – ha concluso D’Uva – ci è arrivata a seguito dell’approvazione, da parte del Parlamento italiano, degli aiuti in favore dell’Ucraina e del popolo ucraino”.

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Francesco D’Uva

Una minaccia?
“Un comportamento inammissibile da parte dell’ambasciata russa –ha detto ancora D’Uva – Non mi farò e non ci faremo intimidire. Il nostro Paese non arretrerà sul sostegno e sull’aiuto al popolo ucraino. Anzi, come già espresso in Parlamento e nelle altre sedi istituzionali, condanniamo con fermezza l’invasione ingiustificata e massiccia dell’Ucraina da parte della Russia, avvenuta in totale spregio del diritto internazionale”.

Guerra Russia-Ucraina: le reazioni degli imprenditori

L’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia ha provocato reazioni di sdegno anche tra i cittadini e gli imprenditori italiani, alcuni dei quali hanno deciso di agire nel loro “piccolo” con scelte esemplari nel tentativo di boicottare la vendita di prodotti russi in Italia.
Ne è esempio Silvio Bernabei, del noto gruppo romano del beverage.
“Abbiamo sospeso totalmente il commercio della vodka e bloccato la vendita in tutti i canali, sia nei punti vendita sia nell’online – ha comunicato dopo aver oscurato la storica insegna “’Russian Vodka’ del primo negozio aperto sessant’anni fa dal padre -. La Vodka da noi non si può più né vedere né comprare e la vogliamo eliminare totalmente dal nostro catalogo. E’ il nostro modo per dare un segnale di rifiuto di quello che sta accadendo, non si può lavorare con chi non ha rispetto della vita degli altri”.
Un atto che “non ha valore solo simbolico, visti i volumi importanti dei nostri fatturati nel settore della vodka – dice ancora Bernabei – ma che vuol essere soprattutto un segnale per invitare a “fare uno sforzo comune, perché nel momento in cui bombardano la centrale nucleare più importante d’Europa, mi sembra il minimo. Forse non ci stiamo rendendo conto di cosa stia accadendo. Lo facciamo nell’ottica di collaborare tutti insieme, come negozianti, nel boicottare completamente qualsiasi vendita di prodotti russi. Se tutti insieme facessimo questo, dai piccoli come me ai più grandi, significherebbe creare dei problemi molto seri”.

Consuelo Terrin

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