Il disegno di legge passa alla Camera e ora va al Senato. Previsti impianti modulari più sicuri, smantellamento delle centrali storiche e nuova strategia energetica nazionale
L’Italia rimette il nucleare al centro della propria strategia energetica, ma non si tratta più delle grandi centrali del passato.
L’attenzione si concentra infatti su una nuova generazione di reattori modulari, i cosiddetti SMR (Small Modular Reactor) e AMR (Advanced Modular Reactor), considerati più piccoli, flessibili e con standard di sicurezza più elevati.
La Camera ha approvato il disegno di legge firmato a ottobre 2025 dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che ora passa al Senato per ottenere l’approvazione definitiva entro l’estate e poter così arrivare all’emanazione dei decreti attuativi prima della fine del 2026.
Il via libera segna un cambio di passo dopo decenni di stop e rilancia l’obiettivo di un nuovo mix energetico nazionale in cui l’atomo possa tornare a contribuire alla produzione elettrica entro i prossimi decenni.
La prospettiva è quella di arrivare nel 2040 al 3,5% e nel 2050 all’11% di elettricità prodotta con il nucleare.

Gli obiettivi del ddl sul nucleare sostenibile
Il testo del provvedimento ha ottenuto il via libera in prima lettura dall’aula di Montecitorio con 155 sì, 88 no e 8 astenuti dopo l’ok arrivato nelle Commissioni Ambiente e Attività produttive.
La premessa sta nella volontà di assicurare al Paese l’indipendenza per l’approvvigionamento e agli italiani la possibilità di avere energia a costi accessibili, facendo venir meno l’attuale vulnerabilità legata alla forte dipendenza dall’estero.
Il nucleare è dunque tassello di una strategia che punta a sostituire progressivamente i combustibili fossili insieme a fonti rinnovabili a bassa impronta di anidride carbonica con l’obiettivo dell’85% a metà secolo.
Le novità contenute nel disegno di legge
Altra premessa è la dismissione, a meno di una riconversione, degli impianti nucleari di vecchia generazione già presenti sul territorio nazionale. Si intende infatti puntare su tecnologie avanzate come gli SMR (Small Modular Reactor) e gli AMR (Advanced Modular Reactor), che, specie quando di piccole dimensioni, uniscono a “livelli elevatissimi di sicurezza intrinseca” anche il vantaggio di tempi ridotti di costruzione e più flessibilità nella produzione energetica.

Il testo approvato a Montecitorio, che tratta anche di produzione di idrogeno tramite energia nucleare, introduce poi la possibilità per i Comuni di presentare autocandidature per ospitare i nuovi siti. E dà delega al Governo di disciplinare, con specifici decreti legislativi, temi come la produzione e l’utilizzo di energia nucleare sostenibile, la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare e la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito.
L’Esecutivo sarà inoltre vincolato alla definizione del quadro giuridico e di un preciso programma su produzione e utilizzo di energia nucleare, oltre che sulla disattivazione delle centrali nucleari attualmente presenti sul territorio, disciplinando anche la sperimentazione e la costruzione di nuovi impianti di produzione di energia nucleare e la formazione di tecnici, ingegneri e ricercatori per sviluppare le competenze necessarie al progetto produttivo.
Tempistiche e prospettive
Interpellato sui tempi di realizzazione della ripartenza della produzione nucleare in Italia, il ministro Pichetto Fratin ha ipotizzato che, se non ci saranno intoppi nell’iter, le prime autorizzazioni potrebbero arrivare entro la fine degli anni ’20 per poi avviare gli impianti nella prima metà del decennio successivo. Al riguardo, va ricordato anche che, pur essendo già avviata la progettazione dei primi prototipi, le tecnologie necessarie non sono ancora disponibili in Occidente.
Nella procedura saranno coinvolti i Comuni interessati, tramite una consultazione preventiva in merito all’individuazione delle aree con le caratteristiche adatte a ospitare gli impianti. E, dal punto di vista organizzativo, il disegno di legge prevede l’istituzione di un’Autorità specifica, che sostituisca gli attuali organi ed enti che attualmente hanno competenze in materia di sicurezza nucleare, e di una società dedicata allo studio delle tecnologie.

Nei prossimi anni, per sensibilizzare e informare al meglio la cittadinanza sul tema, è previsto l’avvio di una campagna capillare sui temi dell’energia nucleare, per la quale il disegno di legge prevede una serie di finanziamenti fino a fine 2026, in aggiunta a quelli dedicati agli investimenti previsti dalla delega, che ammonteranno a 20 milioni per ognuno degli anni tra il 2027 e il 2029.
La storia del nucleare in Italia
La delega contenuta nel disegno di legge, che il Governo dovrà esercitare entro un anno, punta a ridare al nostro Paese una nuova normativa sul nucleare in linea con i tempi. Di energia atomica, in Italia, si parla infatti già da 80 anni, con le prime centrali che iniziarono a sorgere a partire dagli anni ’60 dello scorso secolo. Ne furono realizzate 4 (a Latina, Garigliano, Trino Vercellese e Caorso), ma il programma sul nucleare si arrestò con il referendum del 1987.

I reattori attivi furono così spenti tra il 1988 e il 1990, iniziando poi le operazioni di smantellamento ancora in corso. L’idea di tornare a produrre energia nucleare in Italia rimase nel cassetto fino al 2009, anche se il progetto naufragò rapidamente ancora in seguito al no espresso dagli italiani in una consultazione referendaria, in cui incise sicuramente l’eco di un altro disastro nucleare dopo quello di Chernobyl del 1986. Ovvero Fukushima, in Giappone, nel 2011.
Nel frattempo, le centrali nucleari hanno continuato a funzionare in molti altri Paesi europei, anche confinanti come la Francia, soprattutto con centrali di seconda generazione, analoghe a quelle chiuse in Italia. È circa un biennio che anche da noi si è tornato a ragionare sull’idea di un ritorno al nucleare. Tanto più in considerazione del fatto che gli impianti Amr di quarta generazione, che dovrebbero iniziare a funzionare dal 2032, abbattono di molto la produzione di scorie.
Alberto Minazzi

















