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Il Moro di Venezia prepara una nuova sfida. Pronto a far ribattere il cuore

Il Moro di Venezia prepara una nuova sfida. Pronto a far ribattere il cuore

Il celebre scafo rosso che fece sognare l’Italia nella Coppa America del 1992 torna protagonista in mare. Da Trieste a Venezia, il mito continua a navigare

Tutti noi abbiamo trepidato e sognato assieme al suo equipaggio quando, nel lontano 1992, Il Moro di Venezia ha partecipato alla grande avventura della Coppa America.
Di strada da allora, la “Ferrari” delle acque di colore rosso fuoco con il simbolo del leone impresso, ne ha fatta parecchia tra trionfi e partecipazioni e ancora non ha intenzione, come si dice a Venezia, di “tirare i remi in barca” e godersi il meritato riposo.
Anzi, la storica imbarcazione, simbolo della vela italiana nel mondo e Ambassador del Salone Nautico, è nuovamente pronta per essere tra i protagonisti di tre prossimi importanti appuntamenti nel mese di ottobre – la Barcolana di Trieste, Venice Hospitality Challenge e Veleziana – per poi ritornare ad essere ammirato nella splendida cornice dell’Arsenale nel corso del prossimo Salone Nautico in calendario dal 26 al 30 maggio 2027.

La festa del mare a Trieste

Il primo appuntamento con Il Moro di Venezia è domenica 11 ottobre a Trieste dove, nelle acque del Golfo, si svolgerà la Barcolana, il grande evento velico che ogni anno riunisce campioni della vela, professionisti e appassionati. In questo contesto l’imbarcazione veneziana ritornerà ad essere protagonista assieme all’Amerigo Vespucci, riportando a bordo anche parte dell’equipaggio che nel 1992 portò alla conquista della Louis Vuitton Cup, scrivendo una delle pagine più memorabili della storia sportiva italiana. Un team, guidato dall’armatore Gianfranco Natali che, mettendo assieme esperienza, memoria e passione, porta avanti una storia che da allora continua a essere viva e capace di regalare intense emozioni. Grazie a lui l’imbarcazione continua oggi a rappresentare i valori di innovazione, spirito di squadra, determinazione e amore per il mare che ne hanno decretato il successo.

Il Moro di Venezia nel 2019, durante la competizione Venice Hospitality Challenge

Dopo la Barcolana, Il Moro farà ritorno a Venezia dove lo attenderanno altri due eventi di rilievo per il settore. Sabato 17 ottobre prenderà parte alla Venice Hospitality Challenge – Gran premio velico Città di Venezia, giunta alla XIII edizione con 15 maxi yacht pronti a sfidarsi in Bacino San Marco.
La grande sfida velica nel cuore della città prenderà il via alle 14.30 dopo l’uscita della flotta dall’Arsenale con uno spettacolare start unico, novità di quest’anno.

Il ritorno a Venezia guardando al prossimo salone Nautico

Il 18 ottobre sarà invece la volta della Veleziana Sailing Week 2026, la diciannovesima edizione della storica regata velica organizzata dalla Compagnia della Vela in collaborazione con altri circoli lagunari in programma dal 10 al 18 ottobre che culminerà nella giornata di domenica in Bacino San Marco.
Le barche partono in mare aperto da San Nicolò/Lido di Venezia per poi entrare in Laguna e tagliare il traguardo nel cuore cittadino.

Un po’ di storia dell’imbarcazione che ha fatto e fa sognare

A dar battaglia nelle acque californiane ai tempi dell’America’s Cup, 34 anni fa ero uno scafo rosso con un leone stilizzato su scafo e vele: il Moro di Venezia, la prima barca non anglofona a vincere la Luis Vuitton Cup, conquistando il diritto a sfidare la detentrice della Coppa America. Una barca che riuscì a diventare “mito” e a fare la storia.
Certo, l’avventura del Moro non sarebbe iniziata senza Raul Gardini, uomo tra i più determinati e potenti dell’epoca. Gardini volle costruire uno scafo veloce, anzi il più veloce di tutti. Così, verso la fine degli anni ’80, si presentò a Giulio Donatelli, l’allora presidente della Compagnia della Vela di Venezia, per comunicargli l’intenzione di costruire uno scafo e partecipare alla Coppa America. Gli chiese di poter essere rappresentato dal suo Yacht Club e di issarne a dritta il suo guidone sociale. Donatelli in principio pensava fosse uno scherzo ma alla fine accettò la sfida, consapevole che da quel momento in poi la Compagnia della Vela si sarebbe affermata a livello mondiale. Fu così che il Moro di Venezia regatò con la bandiera del Leone di San Marco, un leone più agguerrito che mai.

Raul Gardini e la figlia mentre attendono il varo del Moro di Venezia

 

La “Ferrari” delle acque, nata in laguna

Cinque gli scafi costruiti per il progetto Moro di Venezia, tutti usciti dai cantieri Tencara di Porto Marghera.

L’ambizioso progetto di Gardini poteva godere di un budget astronomico (qualcuno parla di oltre 100 miliardi delle vecchie lire ma c’è chi sostiene siano stati molti di più) e del supporto del team di ricerca e sviluppo messo a disposizione dalla “sua” Montedison. Per portare a casa l’America’s Cup, Gardini non badò a spese.
Il progettista era ancora l’argentino German Frers (che aveva già firmato per Gardini altri Maxi yacht) assistito da Robert Hopkins Jr. Il portoghese Fernando Sena divenne invece il responsabile dei cantieri di Porto Marghera, allestiti anche questi a tempo di record.
A loro si affiancarono Claudio Maletto, Roberto Biscontini, Giovanni Belgrano, i velai Guido Cavalazzi (già progettista delle vele di Azzurra) e Davide Innocenti, solo per citarne alcuni.
Materiali e tecnologie all’avanguardia permisero di costruire scafi ultra veloci e vele performanti. I Mori di Venezia erano siluri azionati dalla forza del vento e manovrati da esperti velisti.

moro di venezia

Il “battesimo” del Moro di Venezia I

Quella mattina faceva freddo e c’era parecchia nebbia. Gardini aveva scelto di varare il Moro di Venezia I domenica 11 marzo 1990 e, come gli si addiceva, organizzò l’evento in grande stile. Davanti a Punta della Dogana venne allestito un pontile lungo quaranta metri per i circa cinquemila ospiti.
Ennio Morricone scrisse la musica mentre la regia fu affidata a Franco Zeffirelli.
Quel varo lasciò tutti a bocca aperta e ancora oggi molti lo ricordano come il più spettacolare della storia della vela.
Quando l’enorme gru posò sulle acque della laguna lo scafo rosso in kevlar e carbonio lungo circa 23 metri, numero velico ITA-01, ci fu un’ovazione. Tuttavia si trattava di una barca “prova”, perchè era il primo yacht al mondo costruito secondo le regole della nuova classe I.A.C.C., introdotte dall’Organizzazione dell’America’s Cup per disputare la 28.a edizione della coppa (fino al 1987 si correva con i 12 metri).

Un affetto immutato nel tempo

All’epoca della Luis Vuitton Cup del ‘92 qualcuno l’aveva ribattezzato il “siluro rosso”, una barca velocissima che dava battaglia a suon di strambate nelle acque di San Diego.
A Venezia, invece, l’epopea della sfida americana aveva il nome di “Moromania” e il fan club, nato quasi per scherzo dalla passione di un piccolo gruppetto di velisti, contagiò l’intera città.
Non c’era quotidiano e tv, anche stranieri, che non parlasse dello scafo rosso e del suo equipaggio. Nessun’altra barca ha saputo appassionarci tanto, il leone di Venezia era dappertutto, la gloria di Venezia portata oltreoceano.
Un affetto, quello per il Moro di Venezia, che negli anni mai è venuto meno e che ancora oggi rimane vivo ogniqualvolta lo si veda.

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