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Venice Hospitality Challenge: Venezia ha il suo Gran Premio

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Venezia sta alla vela, come Montecarlo ai bolidi di Formula 1. Un paragone tutt’altro che irriverente, parlando del Venice Hospitality Challenge.
Come quello di Monaco per le quattro ruote, il Gran Premio della Città di Venezia è l’unica gara che si disputa in un circuito cittadino.
In questo caso, le acque interne di una città. E la sesta edizione della regata, che torna il prossimo 19 ottobre, farà segnare il nuovo record di partecipanti: ben 14 maxi yacht, il doppio rispetto alla prima edizione. Le eccellenze degli scafi, con lunghezza minima di 60 piedi, che attualmente solcano a vela le acque di Adriatico e Tirreno.

Grandi nomi per l’edizione 2019

La formula pensata dagli organizzatori dell’evento è del tutto originale. Abbina infatti la grande vela all’eccellenza alberghiera della città lagunare. 3 nuovi hotel (Bauer, San Clemente Palace e Londra) si sono aggiunti ai precedenti 10: Molino Stucky, Danieli, Cipriani, Centurion, Palazzina, Gritti, Ca’ Sagredo, Excelsior, St. Regis e Marriott. In più, l’edizione 2019 vedrà la partecipazione straordinaria della famiglia Alajmo, eccellenza della cucina italiana, con il ristorante Quadri.

Proprio l’abbinamento del Quadri è uno dei più stimolanti: il Team gareggerà sul Moro di Venezia. La storica imbarcazione, vincitrice della Louis Vuitton Cup e poi finalista della America’s Cup nel 1992, è stata da poco restaurata. Lo skipper sarà uno dei membri di quell’equipaggio, Tommaso Chieffi. “Forse – ha commentato Mirko Sguario, presidente dello Yacht Club Venezia e inventore della manifestazione – è una barca sulla carta meno competitiva di altre. Ma sono convinto che, condotta da un grande timoniere, potrà dire la sua anche qui”.

I favoriti della Venice Hospitality Challenge

A puntare legittimamente al successo alla Venice Hospitality Challenge, comunque, sono in molti. Ca’ Sagredo, con lo skipper triestino Furio Benussi, mira a ripetere la vittoria della passata edizione, cambiando scafo e gareggiando ora su Arca SGR. Confermato invece il Team del Gritti, secondo nel 2018, e ancora guidato da Gasper Vincec su Way of Life.
Shining M&M dello skipper Milos Radonjic (per il team SINA Centurion Palace) è indicata dagli esperti come un’altra delle barche da battere, dopo aver perso solo per sfortuna la terza edizione del VHC. Altra possibile favorita Portopiccolo Tempus Fugit del team St. Regis, barca nuova per Venezia, ma già seconda alla Barcolana di Trieste.

Meritano una citazione anche Maxi 90 (team Molino Stucky), con un equipaggio di sole donne (a partire dalla skipper, Francesca Clapcich), che hanno già partecipato al giro del mondo. E Botta Dritta (Bauer Palazzo), altra barca nuova e prestigiosa per almeno due motivi: perché regata per i colori dello Yacht Club Monaco e soprattutto perché condotta, insieme ad Adalberto Miani, da Vincenzo Onorato. Cioè il grande imprenditore napoletano che ha partecipato due volte all’America’s Cup con Mascalzone Latino.
Di livello assoluto anche il giudice di gara: Alfredo Ricci, unico ufficiale di regata italiano ad avere le tre principali qualifiche internazionali del settore.

Percorso e programma

Per il quarto anno è stato confermato il tragitto, con partenza e arrivo in Bacino San Marco.
Via alle 13.30 di sabato 19 ottobre. Il primo tratto porterà le barche fino alla boa posizionata tra Lido e Sant’Elena. Il secondo le condurrà fino alla boa di fronte al Molino Stucky, prima di tornare davanti a Punta della Dogana per assegnare la vittoria.
“Se le condizioni saranno favorevoli – riprende Sguario – mi aspetto uno spettacolo unico, visto il livello delle barche al via”.
In sede di briefing, sabato mattina, verranno in ogni caso definiti gli ultimi dettagli. In caso di vento tra i 10 e i 12 nodi, infatti, le imbarcazioni percorreranno l’intero percorso in una decina di minuti. Non è quindi escluso di allungare la gara ad un giro e mezzo di percorso, per prolungare lo spettacolo.

 

Le imbarcazioni faranno base al Marina Santelena. E gli equipaggi incontreranno il pubblico, venerdì 18 alle 18.30, nell’appuntamento organizzato al Grancaffè Quadri in piazza San Marco. Le premiazioni sono invece alle 16.30 di sabato presso la banchina di Venice Yacht Pier, alle Zattere.

Tradizione, ecologia, solidarietà

“Eventi di eccellenza come questo – ha sottolineato Sguario – contribuiscono a diffondere nel contesto internazionale l’immagine più positiva della nostra città”.
Non a caso, allora, anche il premio assegnato si lega ad un’eccellenza veneziana: il vetro di Murano. A realizzare il “Cappello del Doge”, a turno e cambiando colore ogni anno, sono i principali maestri dell’isola. Il colore del 2019 è il rosso e la realizzazione è stata affidata alla storica vetreria Massimiliano Schiavon Art Team.

Ma la Venice Hospitality Challenge, in perfetta sintonia con il messaggio che lancia il mondo della vela, è attenta anche al mondo dell’ecologia. Dallo scorso anno, l’evento è portavoce degli obiettivi di salvaguardia degli oceani della Fondazione One Ocean. Impegno condiviso da giugno anche dal Comune di Venezia attraverso la firma del codice etico della Charta Smeralda per la protezione dell’ambiente. E, quest’anno, l’abbigliamento degli equipaggi è stato realizzato con tessuti tecnici ottenuti da materiali di scarto. Nelle occasioni conviviali, poi, saranno utilizzati piatti in ceramica e stoviglie in materiale biocompatibile. Ed è prevista anche una parte di “responsabilità sociale”, attraverso una donazione ad un ente benefico veneziano.

Venice Hospitality Challenge: il lusso contro il degrado

A chiudere la conferenza stampa di presentazione a Ca’ Farsetti è stato il sindaco, Luigi Brugnaro. “Il lusso – ha affermato – deve fare da contraltare al degrado della città. Questa manifestazione è in linea totale con il rilancio di Venezia: non facciamo venire dei ricchi a divertirsi, ma invitiamo persone che investono e fanno ricerca a venire a vedere una città bella, che crede nel futuro. L’acqua è infatti un luogo che costituisce parte integrante della città. Un evento come questo è in linea con l’idea che c’è attorno al rilancio del Salone Nautico, che confermiamo assolutamente: recuperare il popolo del mare. Perché riuscire a riappropriarsi dell’acqua è nell’interesse di tutti. Noi siamo una delle carte d’identità dell’Italia. E chiunque viene qui a fare qualcosa sta allora giocando anche per il futuro del Paese”.

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