Il ruggito del Moro di Venezia. Trent’anni di passione

Moro di Venezia 2020
Nella foto in alto: Il Moro di Venezia con buona parte del mitico equipaggio della Luis Vuitton Cup del 1992.

Per la ricorrenza una grandiosa festa al Salone Nautico di Venezia 2021.

Possiamo dirlo: ormai fa parte del mito, come la nazionale di Bearzot dei Mondiali di calcio dell’82.
Il Moro di Venezia, l’indimenticabile protagonista delle notti degli italiani durante la Luis Vuitton Cup del 1992, quest’anno ha festeggiato il suo trentesimo “compleanno”.
Come? Intanto tornando sui campi di regata con il suo solito spirito battagliero e con ottimi risultati.
Per i festeggiamenti ufficiali della felice ricorrenza dovremo attendere il Salone Nautico di Venezia 2021, di cui il Moro sarà l’Ambasciatore.

11 marzo 1990 – 11 marzo 2020

Quella fredda e nebbiosa domenica di trent’anni fa viene ancora ricordata da molti veneziani: la cerimonia del varo del Moro di Venezia I davanti Punta della Dogana fu, come si suol dire, “spettacolare”, con cinquemila invitati e le musiche di Ennio Moricone che coprivano il rumore nelle pale degli elicotteri che dall’alto riprendevano l’evento.

Gli uomini del Moro di Venezia. Al centro, l'armatore con Raul Gardini e lo skipper Paul Cayard
Gli uomini del Moro di Venezia. Al centro, l’armatore con Raul Gardini e lo skipper Paul Cayard

Quest’anno l’11 marzo è stato un mercoledì strano e inverosimile, nessun festeggiamento per il trentennale.
Venezia, e l’Italia intera, era appena entrata in lockdown.

Festeggiamenti rinviati

Ecco perché i festeggiamenti sono stati rinviati al 2021 in occasione del Salone Nautico di Venezia.
“Il prossimo anno ci sarà una festa grandiosa per il Moro e Venezia tutta ma non posso anticiparne di più perché si stanno ancora definendo i dettagli” ci racconta l’armatore Gianfranco Natali.
Che nel frattempo però ha voluto riunire l’equipaggio che fece del Moro il sogno italiano.

 

Dudi Coletti (skipper), PierFrancesco Dal Bon (timoniere), Davide Innocenti (tattico), Vittorio Landolfi (prodiere), Marco Schiavuta (drizzista), Daniele Bresciano (tailer), Carlo Castellano (grinder), Sergio Mauro (grinder), Andrea Madaffari (grinder): questi i “magnifici nove” che si sono ritrovati per regatare di nuovo insieme, per la prima volta dopo molti anni, alla Barcolana di Trieste (poi annullata) e al weekend velico veneziano.
Il resto dell’equipaggio dell’America’s Cup ‘92 era purtroppo impegnato in altre competizioni ma ci sarà di sicuro un’altra occasione per la “storica reunion”.

Il Moro, ambasciatore del Salone Nautico di Venezia

Il Moro ha ritrovato casa a Venezia, come auspicava il suo armatore, Gianfranco Natali, in un’intervista dell’anno scorso e lo si può ammirare sulla banchina dell’Arsenale.
“Era un sogno che si è realizzato, come quello di riportarlo ad essere competitivo e adesso, con questi ultimi risultati, possiamo davvero dire che la barca è l’ideale continuazione della potenza marinaresca della Venezia del XX secolo”.
Il Moro sarà l’ambasciatore del Salone Nautico di Venezia 2021, un lustro per la città, prima imbarcazione di un paese non anglofono a poter lanciare la sfida alla Coppa America in 141 anni di storia del trofeo.

Un affetto immutato

All’epoca della Luis Vuitton Cup del ‘92 qualcuno l’aveva ribattezzato il “siluro rosso”, una barca velocissima che dava battaglia a suon di strambate nelle acque di San Diego. A Venezia, invece, l’epopea della sfida americana aveva il nome di “Moromania” e il fan club, nato quasi per scherzo dalla passione di un piccolo gruppetto di velisti, contagiò l’intera città. Non c’era quotidiano e tv, anche stranieri, che non parlasse dello scafo rosso e del suo equipaggio.
Nessun’altra barca ha saputo appassionarci tanto, il leone di Venezia era dappertutto, la gloria di Venezia portata oltreoceano.
Un affetto che negli anni non è mai venuto meno e, ogni volta che si alza quella randa con impresso il simbolo dell’America’s Cup, l’entusiasmo dei tifosi si fa ancora sentire. Non è raro vedere i visitatori dell’Arsenale scattarsi un selfie davanti allo scafo. E in molti continuano a dire che il Moro di Venezia, ogni volta che scende in acqua, “ha già vinto prima di partire”. Il mito continua.

Un weekend trionfale

Due regate capolavoro: un terzo posto di categoria alla Venice Hospitallity Challenge e un ottavo alla Veleziana.
Risultati straordinari considerato che la barca ha trent’anni, è più pesante rispetto ai competitors e non ha tecnologia a bordo.

Veleziana 2020 e Moro di Venezia
Il Moro di Venezia alla Veleziana 2020

“Quello del 17 e 18 ottobre è stato un weekend trionfale” ci dice Pierfrancesco Dal Bon, timoniere del Moro. “Metà equipaggio era quello dell’America’s Cup ’92, me compreso. E’ stato determinante il nostro affiatamento e l’esperienza: velisti professionisti, non più giovani, che portano nel cuore le prove dei match race di Coppa America. Abbiamo saputo dimostrare che possiamo ancora dare filo da torcere”.
Come nella partenza da manuale della Veleziana: mura a sinistra e il siluro rosso è sfilato via davanti a tutti gli altri Maxi. Era impossibile vincere ma quei piazzamenti valgono come un primo posto. Merito dell’equipaggio e di chi ha creduto in loro.

 

 

1 commento su “Il ruggito del Moro di Venezia. Trent’anni di passione”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi su facebook
Condividi su twitter

Potrebbe interessarti anche: