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Martina Favaretto: dopo il tetto del mondo c'è Los Angeles

Martina Favaretto: dopo il tetto del mondo c'è Los Angeles
.La campionessa italiana di scherma Martina Favaretto @ Federazione Italiana Scherma

Da Noale al titolo mondiale di fioretto. Ma la vittoria di Hong Kong non chiude la storia: dall’aprile 2027 comincia la corsa alle Olimpiadi di Los Angeles. Inizia un’altra sfida

Prima c’era una domanda: riuscirò mai a vincere un Mondiale?
Adesso ce n’è già un’altra: quanto lontano posso ancora arrivare?
Martina Favaretto ha 24 anni, è cresciuta a Noale, in provincia di Venezia e a Hong Kong ha conquistato il titolo mondiale di fioretto individuale, mettendo finalmente le mani su quella medaglia che per anni aveva inseguito senza riuscire ad afferrarla.
Nel 2023, dopo mesi difficili e risultati che non arrivavano, aveva persino pensato di smettere.
Tre anni dopo è campionessa del mondo.
Eppure raccontare Favaretto soltanto attraverso il sacrificio, la costanza e la forza mentale sarebbe riduttivo. Perché la sua storia interessante comincia proprio nel momento in cui il sogno si realizza. Che cosa fa una campionessa quando finalmente arriva dove voleva arrivare?
Semplice: non si ferma.
La prossima sfida ha già una data: aprile 2027, quando prenderà il via il percorso di qualificazione per Los Angeles 2028. Dopo l’argento olimpico conquistato a squadre a Parigi, l’obiettivo è arrivare ai prossimi Giochi con una maturità diversa e provare a giocarsi anche una medaglia individuale.

Campionati mondiali di scherma, Favaretto -Errigo, foto di Augusto Bizzi @ Federazione Italiana Scherma

Martina non racconta soltanto di allenamenti due volte al giorno e di tensione da controllare. Racconta di una professione diventata adulta, di una squadra che un giorno è avversaria e quello dopo diventa famiglia, di una laurea in Giurisprudenza da costruire parallelamente alla carriera e di un nuovo traguardo che incombe proprio quando il precedente è ancora caldo.

Quelle stoccate azzurre rimaste nel pensiero

Martina si è avvicinata a questo sport quasi per caso nel 2008, guardando le Olimpiadi in TV.
«Ho iniziato nel 2008 assistendo alle stoccate dell’azzurro Matteo Tagliarol: ho voluto provare, avevo sette anni, e da lì è nata la mia passione – racconta -. Inizialmente era un gioco, ma a tutti gli effetti è diventato il mio lavoro nel 2019 con l’ingresso ufficiale nella squadra sportiva della Polizia di Stato». L’allenamento a tempo pieno è cominciato dopo il diploma di scuola superiore.

Il confronto con le grandi e lo spirito di squadra

Inserirsi nella scuola italiana del fioretto femminile — storicamente ricca di campionesse leggendarie — non è stato semplice, vista la concorrenza fortissima.

@ Federazione Italiana Scherma

«La tradizione italiana è fortissima e non è facile trovare uno spazio, però per me è stato uno stimolo in più per potermi allenare e confrontarmi con grandi campionesse: mi ha aiutato a crescere e a migliorarmi per cercare di essere sempre competitiva – ricorda la fiorettista delle Fiamme Oro -. Avere questi riferimenti vincenti davanti è stato un grande stimolo».
Collezionando trionfi sia nelle prove individuali sia in quelle a squadre, Martina ha imparato a gestire un passaggio mentale ed emotivo molto complesso.
«Nelle gare di Coppa del Mondo il giorno prima facciamo la gara individuale e il giorno dopo la squadra. Quando si tira nell’individuale si combatte per se stessi, per il proprio obiettivo, e anche le compagne diventano avversarie: sportivamente parlando non si guarda in faccia a nessuno. Siamo però molto brave a cambiare il giorno dopo: uniamo tutte le nostre forze, mettiamo da parte la competizione e ci sosteniamo a vicenda per un obiettivo comune. Questo passaggio tra il combattere per se stessi e il fare squadra richiede un grande lavoro, ma riusciamo a creare un legame profondo».

Luglio 2026, campionati mondiali di scherma. Errigo vs Favaretto – Foto di
Augusto Bizzi @ Federazione Italiana Scherma

Gestione della tensione e lavoro psicologico

Quando il punteggio si trova sul filo del rasoio e i secondi scorrono veloci, la sfida più grande è mantenere la qualità dell’azione.
«Sicuramente non è facile: la cosa più difficile è non farsi prendere nei momenti di difficoltà – sottolinea la campionessa azzurra-. C’è tanto lavoro mentale e psicologico con lo staff per gestire le emozioni, l’ansia e la tensione. Ho trovato le mie tecniche: tra esercizi per la tensione, per il focus e per la respirazione, o ripetendomi una parola su cui ho lavorato con il mio psicologo sportivo, rientro subito nel match, nel momento presente».

Sguardo a Los Angeles e l’impegno negli studi

Guardando al futuro, con la nuova stagione che ricomincia ad ottobre, l’obiettivo principale a lungo termine è rappresentato dalle Olimpiadi di Los Angeles, con il percorso di qualificazione che entrerà nel vivo ad aprile 2027.
La scherma al momento occupa gran parte delle sue energie, ma Martina non trascura la formazione universitaria: «Porto avanti Giurisprudenza con calma. Non è facile conciliare tutto, ma è fondamentale costruire il proprio futuro anche oltre lo sport».

Una giovane campionessa tra i giovani

Per Martina lo sport ad alto livello è un formidabile veicolo di valori.
«Penso che lo sport sia il miglior modo per ribadire i concetti di rispetto e inclusione – sottolinea -, utili per la crescita non solo come atleti ma come persone: insegnano a non mollare mai di fronte alle difficoltà e ad avere rispetto per l’avversario e per l’allenatore».

Martina Favaretto- foto di Augusto Bizzi #BizziTeam @Federazione Italiana Scherma

A fine agosto Martina si trovava a Tirrenia per un camp estivo che raccoglie bambini e ragazzi dai 10-11 anni fino agli Under 17. «In questa settimana viviamo insieme ai ragazzi, giochiamo con loro – spiega -, facciamo lezioni private e raccontiamo la nostra esperienza. Per loro è un’occasione per stare a contatto con i propri campioni e divertirsi; per me è una bellissima opportunità per trasmettere qualcosa di positivo sia a livello schermistico sia umano».

L’emozione del titolo mondiale a Hong Kong

Rievocando infine le emozioni del titolo iridato conquistato ad Hong Kong 2026, Martina ricorda l’intensa carica emotiva provata. «Il Mondiale è una gara molto importante e la tensione è sempre tantissima – afferma -. L’anno scorso ero arrivata terza e mi domandavo se sarei mai riuscita a vincere o se sarei sempre arrivata vicino senza concludere. Invece è stata una giornata positiva dall’inizio alla fine: sono riuscita a gestire la tensione mantenendo il controllo con le mie tecniche. Prima di salire in pedana per la finale la tensione era molta, ma mi sentivo carica e avevo grande fiducia. Dopo l’ultima stoccata mi sono sciolta in lacrime di gioia: è stato il frutto dello sforzo e dell’impegno di tutti questi anni».

Filomena Spolaor

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