La prospettiva di una vita più lunga divide gli italiani. Ma è soprattutto un dato generazionale a raccontare quanto sia cambiato il modo di guardare al futuro
Abbiamo passato secoli a cercare il modo di vivere più a lungo.
Ora che la medicina ci sta riuscendo, scopriamo che non siamo poi così sicuri di volerlo.
La longevità ha un lato B. E dentro ci sono tutte le paure che accompagnano l’idea di aggiungere anni alla nostra vita: la salute, il denaro, il lavoro, la dipendenza dagli altri.
Con una sorpresa: sono i più giovani a mostrarsi più inquieti davanti al futuro.
Il sorprendente dato emerge dalla seconda edizione della ricerca “Longevity tra opportunità e fragilità: gli italiani e la sfida di una vita più lunga” svolta da Zurich ed Swg su un campione rappresentativo di 2068 italiani tra 18 e 64 anni e al centro di una tavola rotonda dal titolo “Le nuove fragilità”, organizzata a Cison di Valmarino in occasione dell’evento per i 40 anni della presenza delle agenzie della compagnia assicurativa nel Trevigiano e nel Bellunese.

Le paure degli italiani nei confronti della longevità
La quota di intervistati che ha risposto “mi piace” alla domanda sulla possibilità che la nostra vita sia destinata via via ad allungarsi ulteriormente è risultata pari al 63,8%, all’interno di una forbice che va dal 66,7% della “GenX” al 57,7% della “GenZ”.
Per converso, la percentuale più alta di “non mi piace” (12,9%, rispetto al 7,5% totale) è arrivata proprio dai più giovani, mentre un 30,6% di “Baby boomer” ha affermato che non è facile esprimere un giudizio netto (la media del campione totale è in questo caso del 28,7%).
L’indagine ha quindi provato a capire anche a cosa si leghino i principali timori di una vita più lunga. E il 57,9 degli intervistati (si sale al 70% tra i Boomer) ha indicato il rischio di ammalarsi o di vivere una condizione di salute precaria più a lungo. Al secondo posto, con il 35,7%, è risultato quindi il non avere risparmi a sufficienza per invecchiare serenamente: tema particolarmente sentito dalla GenX, dove la quota è del 39,8%. Per GenZ e Millennial, invece, è sopra media (con rispettivamente un 28,7% e un 26,9% contro il 24,2% totale) l’idea di dover lavorare più a lungo.

Il tema della non autosufficienza e la longevità come problema
Il sondaggio ha anche rivolto domande specifiche sui temi della non autosufficienza e della definizione della longevità come opportunità o come problema. L’ipotesi di diventare, o veder diventare un proprio caro, non autosufficiente è così risultata un’eventualità che preoccupa l’84,1% degli intervistati, sia in chi la vede come un rischio concreto (il 52%), sia in chi al contrario la veda più lontana (32,1%). E la preoccupazione aumenta parallelamente all’aumentare dell’età, toccando l’89% tra i Baby Boomer rispetto al 78,4% dei GenZ.
Dall’indagine, insomma, si capisce che il tema dell’aumento della longevità è ben più complicato di quanto possa apparire. Lo conferma la quota di persone che si è detta del tutto d’accordo o quantomeno d’accordo con due opposte affermazioni. Solo il 51,6%, infatti, ritiene che la longevità possa essere un’opportunità per il Paese, visto che le persone invecchieranno più in salute e graveranno meno sullo Stato. Al contrario, si sale al 71,8% per chi concorda con l’idea che la longevità sarà un problema per il Paese, in quanto lo Stato non riuscirà a mantenere più persone a lungo.
Alberto Minazzi





















