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Il segreto dei supercentenari

Il segreto dei supercentenari

C’è una caratteristica biologica che compare compiuti i 100 anni. Uno studio pubblicato su Cell Reports racconta qualcosa di nuovo su longevità, malattie e cancro

Siamo abituati a pensarli fragili.
Corpi inevitabilmente segnati dal tempo, difese sempre più deboli, un organismo che, superata una certa età, può soltanto rallentare.
Eppure chi supera i 100 anni sembra raccontare una storia diversa.
In quei corpi invecchiati oltre ciò che siamo soliti credere, i ricercatori dell’Università di Osaka hanno infatti scoperto qualcosa di inatteso: dopo una certa soglia di età, il sistema immunitario cambia.
E le cellule che difendono il nostro organismo, i linfociti T citotossici Cda CTL, aumentano tanto da rappresentare quasi un quinto delle cellule immunitarie.

Il cambiamento che comincia attorno ai 100 anni

I ricercatori dell’Università di Osaka hanno analizzato il sangue di 28 persone appartenenti a fasce d’età diverse, dagli anziani tra i 70 e i 99 anni, ai centenari fino ai supercentenari di almeno 110 anni, per capire cosa accade al sistema immunitario quando l’età supera certi limiti.
E hanno scoperto che un importante cambiamento avviene attorno ai 100 anni.
Se infatti nei più giovani del campione i CD4 CTL rappresentavano una piccola frazione delle cellule T, nei centenari la loro presenza cresceva e nei supercentenari arrivava a una quota mediana del 17,6%, appunto circa un quinto delle cellule T.
Che sembrano specializzarsi.

Da semplici cellule a cellule killer

Nel sistema immunitario, i linfociti T svolgono ruoli diversi.
I CD4 sono tradizionalmente associati soprattutto alla funzione di coordinamento della risposta immunitaria, mentre i CD8 sono i più noti per la loro capacità di riconoscere e colpire cellule infette o anomale.
I CD4 CTL sono, in un certo senso, un’eccezione alla regola: cellule CD4 “specializzate”, killer formatesi come risultato di oltre un secolo di battaglie e adattamenti.
“I linfociti T citotossici CD4 si espandono intorno ai 100 anni senza mostrare segni di esaurimento –  si legge nello studio-: queste cellule potrebbero espandersi e diversificarsi come adattamento a stimoli antigenici persistenti, cioè a bersagli che il sistema immunitario continua a incontrare nel corso del tempo”.


Cellule anomale, cellule senescenti, infezioni e potenziali cellule tumorali diventano più frequenti con l’età.
E forse l’organismo, almeno in alcuni individui straordinariamente longevi, risponde facendo crescere una popolazione di cellule sempre più specializzate nel riconoscere e colpire gli ostacoli.
“I nostri risultati suggeriscono che l’adattamento del sistema immunitario a questi cambiamenti possa contribuire a una longevità eccezionale”, ha spiegato Kosuke Hashimoto, primo autore di CD4 CTL in Supercentenarians: Signs of Adaptive Expansion in Healthy Aging.

Quei recettori simili a quelli trovati nei tumori

Non solo.
Analizzando i recettori delle cellule T, i ricercatori hanno trovato una somiglianza sorprendente.
Alcune sequenze CDR3β appartenenti ai grandi cloni dei supercentenari coincidevano con sequenze osservate in cellule T espanse all’interno di tumori.
“Le sequenze CDR3β dei cloni più rappresentati coincidevano con quelle delle cellule T espanse nei tumori, in particolare nel cancro del polmone”, continua lo studio.
Un’osservazione che ha spinto Hashimoto a ipotizzare che “queste cellule possano contribuire a riconoscere i tumori prima che diventino clinicamente rilevabili”.

Non è il segreto dell’immortalità. Ma potrebbe essere una pista importante

Lo studio è osservazionale, ha coinvolto un numero ristretto di partecipanti e non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto. Non sappiamo cioè se l’abbondanza di CD4 CTL sia una delle ragioni per cui alcune persone diventano supercentenarie, oppure una conseguenza della loro eccezionale storia biologica.
Non sappiamo neppure con precisione quali bersagli riconoscano queste cellule nei diversi individui.
Ma di fatto potrebbe aprire nuove strade per studiare l’invecchiamento sano, le infezioni persistenti e persino il cancro.

La ricerca si inserisce inoltre in un filone già avviato dallo stesso gruppo, che già  nel 2019 aveva individuato nei supercentenari una marcata espansione di linfociti T CD4 citotossici. Il nuovo lavoro aggiunge che questa espansione sembra iniziare attorno ai 100 anni e che le cellule rimangono molto attive.
Non significa che gli  ultracentenari abbiano un sistema immunitario giovane: si tratta piuttosto di un sistema che si è adattato e che, riorganizzando le proprie forze in campo, ha cambiato composizione e strategia.

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