L’esposizione è ospitata al San Domenico di Forlì dal 10 ottobre al 10 gennaio 2027
In Italia Lee Miller, fotografa americana di rilievo mondiale, ha realizzato servizi sulla Biennale di Venezia immortalando figure come Peggy Guggenheim o Giorgio Morandi e di moda in Sicilia. Nella sua casa nella campagna inglese, dove si ritirò alla fine della carriera, ha colto divertenti siparietti di amici che la frequentavano tra i quali Saul Steinberg, Max Ernst, Halfred H. Barr Jr, Renato Guttuso e un giovanissimo Richard Hamilton.
L’artista ha vissuto sempre con la macchina fotografica alla mano riuscendo a catturare immagini di guerra nella Londra ferita dai bombardamenti della Seconda guerra Mondiale come momenti dedicati al modo della haute couture per Vogue e ai paesaggi enigmatici egiziani dove si è trasferita intorno alla metà degli anni Trenta. Una personalità dalle mille sfaccettature, sempre pronta al nuovo che il suo occhio attento ha saputo cogliere e fermare nel tempo. A questa grande artista è dedicata la mostra “Lee Mille. Opere 1930-1955”, visitabile dal 10 ottobre al 10 gennaio 2027 al San Domenico di Forlì.

I molteplici sguardi di Lee Miller
La mostra, curata di Luca Guadagnini, raccoglie oltre 160 fotografie, tutte provenienti dai Lee Miller Archivies e molte delle quali inedite, per offrire una chiave di lettura sia pubblica che intima del suo lavoro e della sua straordinaria personalità.
Il percorso espositivo si concentra sull’intensa attività tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento. Un viaggio tra le immagini che è una sorta di ponte tra la sua terra natale, gli Stati Uniti, l’Europa dove decise di stabilirsi, prima a Parigi e poi in Inghilterra e l’Africa, dove trascorse alcuni anni della sua vita. L’esposizione segue un andamento cronologico che evidenzia una delle caratteristiche principali della sua vita e delle sue immagini: la sua inesauribile curiosità e il suo continuo desiderio di cambiare, di scoprire aspetti nuovi tanto tanto della vita quanto della fotografia.
“Lee Miller. 1930-1955”
Guerra, lustrini, intimità sono solo alcuni degli aspetti della vita catturati da Lee Miller.
Di origine statunitense è alla fine degli anni venti che si trasferisce a Parigi con la determinazione di diventare fotografa tanto da convincere Man Ray ad accoglierla come assistente nel suo studio. Da qual momento prende il via la sua brillante carriera: si avvicina al mondo surrealista diventando musa e ispiratrice di Pablo Picasso, Max Ernst, Paul Eluard, stringe rapporti con artiste quali Eileen Agar, Leonaro Carrington, Dorothea Tanning e realizza alcune delle immagini più significative della storia della fotografia surrealista. Successivamente si trasferisce in Egitto dove è il paesaggio al centro della sua attenzione per poi ritornare in Europa alla vigilia del Secondo conflitto mondiale.

I suoi servizi più noti li realizza al termine della guerra: le tragiche immagini dei campi di concentramento e quelle del disfacimento della Germania nazista con gli ufficiali suicidi, le fiamme che divorano la dimora estiva di Hitler e le città distrutte.
Dal dopoguerra Lee Miller si ritira nella campagna del Sussex accogliendo lì gli amici artisti fino ad abbandonare il suo lavoro. La fotografia di Lee Miller da allora ai giorni nostri continua a distinguersi per uno sguardo audace e anticonvenzionale che unisce l’estetica surrealista al rigore del fotogiornalismo. Oltre alle fotografie in mostra vi sono riproduzioni di alcune pagine delle riviste dove sono stati pubblicati i suoi servizi fotografici e giornalistici.
Silvia Bolognini



