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Osteoporosi, scoperto il meccanismo che spinge l’osso a ricostruirsi

Osteoporosi, scoperto il meccanismo che spinge l’osso a ricostruirsi

Gli scienziati hanno individuato un recettore che funziona come un interruttore biologico e testato una sostanza capace di attivarlo. Nei topi, il risultato è stato un aumento della resistenza ossea

Riattivare il meccanismo naturale di costruzione dell’osso per combattere l’osteoporosi.
È ancora lontano l’obiettivo di arrivare a una vera e propria cura per questa malattia sistemica dello scheletro che, deteriorando il tessuto osseo e riducendone la densità minerale, rende le ossa fragili e molto più soggette a fratture, anche per traumi minimi.
Un problema diffusissimo, se si pensa che i dati del Ministero della Salute stimano circa 5 milioni di colpiti, di cui l’80% donne in post-menopausa, e per l’Istat la patologia interessa circa l’8,1% degli italiani.
Sulla popolazione generale, si parla del 13,5% delle donne e del 2,3% degli uomini.
Uno studio del 2025 dell’Università di Lipsia, appena rilanciato dalla rivista scientifica “ScienceDaily”, richiamando l’attenzione sulle potenziali applicazioni terapeutiche della scoperta, ha però testato con efficacia sui topi un farmaco che favorisce la solidità dell’osso.

L’“interruttore biologico” per la ricostruzione delle ossa

La sostanza sperimentale, chiamata Ap503, già studiata dallo stesso gruppo di scienziati tedeschi per la capacità di rafforzare la muscolatura scheletrica, è risultata in grado di attivare la proteina Gpr133, un recettore presente sulla superficie dell’osso. Una sorta di “interruttore biologico” che sembra spingere l’osso verso la ricostruzione, riducendo contemporaneamente la sua demolizione.


Il nostro scheletro, infatti, non è una struttura immobile, ma è sottoposto a una continua azione di eliminazione del suo tessuto invecchiato da parte degli osteoclasti e di costruzione di un nuovo tessuto osseo operata dagli osteoblasti. Una duplice attività che deve mantenersi in equilibrio per evitare problemi, come per esempio si verifica con l’accelerazione della perdita di massa ossea associata alla diminuzione degli ormoni sessuali e, dunque, in particolare alla menopausa.
Non a caso, tornando alle statistiche, la diffusione dell’osteoporosi sale proporzionalmente all’aumentare dell’età. Dai 50 anni in su, per esempio, si stima che siano affetti dalla malattia circa il 23,4% delle donne e il 6,9% degli uomini. Percentuali che salgono ulteriormente dopo i 74 anni, con una diffusione totale nel 32,2% della popolazione, tra il 10,3% maschile e il 47% femminile.

I risultati dello studio

Nella sperimentazione condotta su modelli animali, l’attivazione indotta di Gpr133 ha mostrato che il farmaco può ristabilire l’equilibrio tra osteoblasti e osteoclasti, non limitandosi a rallentare la perdita di osso, ma favorendone contemporaneamente la ricostruzione.
Nei topi oggetto di studio è stato infatti riscontrato un aumento significativo della resistenza delle ossa.
Effetto legato alla somministrazione del farmaco che, oltretutto, non si è verificato solo negli animali sani, ma anche in quelli che presentavano una perdita di massa ossea simile all’osteoporosi.
A confermare il ruolo di Gpr133 nel mantenimento dello scheletro è anche il dato opposto: nei topi in cui il recettore era alterato si è verificata una perdita precoce di densità ossea.
È stata inoltre riscontrata una caratteristica particolarmente interessante della proteina: si tratta di un recettore cosiddetto “meccanosensibile”. In altri termini, risponde anche alle forze fisiche a cui viene sottoposto il tessuto osseo, adattando il proprio metabolismo. Una condizione che si collega al noto principio secondo cui l’osso tende a rafforzarsi quando sottoposto a carichi e sollecitazioni.

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Le prospettive

L’iter che porta dalla sperimentazione sui topi all’approvazione di un farmaco sicuro ed efficace sull’uomo è ancora lungo.
Il gruppo di ricerca proverà quindi ora a capire meglio il funzionamento della proteina e quali altri funzioni svolga nell’organismo. Andranno quindi testati diversi aspetti, tra cui il dosaggio, gli effetti collaterali e la stessa efficacia, a partire dal caso delle donne in menopausa.
Particolarmente interessante appare però già da ora la possibilità che la sostanza sperimentale Ap503 possa agire contemporaneamente su muscoli e ossa, producendo un beneficio su entrambi. Ciò risulterebbe importante soprattutto nella popolazione anziana visto che, con l’invecchiamento, spesso si verificano insieme la diminuzione della massa muscolare e l’aumento della fragilità ossea, elevando il rischio di cadute e fratture.

Alberto Minazzi

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Tag:  ossa, ricerca

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