Ad agosto qualche Regione ha avuto bisogno di aiuto e il sistema ha retto grazie agli scambi tra territori. Ma l’estate lascia il segno sulle scorte
Le ferie finiscono. Il traffico ricomincia, le scuole stanno per riaprire, gli ospedali tornano verso il ritmo pieno.
Ma il sangue non ha mai smesso di servire.
D’estate si dona meno: fa caldo, si parte, cambiano le abitudini.
Sappiamo tutti che chi ha bisogno di una trasfusione non può aspettare settembre e che una terapia o un’operazione non possono essere messe in pausa perché le città si svuotano.
Eppure ogni anno succede questo.
E poi ritornano gli appelli.
Negli ultimi giorni ne sono arrivati diversi da Roma, dove la Croce Rossa ha parlato apertamente di emergenza e del rischio di rinviare interventi chirurgici programmati e di mettere in difficoltà le trasfusioni urgenti.
Ad agosto alcune regioni hanno chiesto aiuto e altre hanno risposto mettendo a disposizione le proprie scorte.
Il sistema nazionale, in questo modo, ha retto.
Una Regione dà, un’altra prende
“La compensazione ha funzionato all’80%”, ha detto all’Adnkronos Salute Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue.
Una rete esiste e funziona pure bene: se in un territorio le scorte si riducono di molto, interviene un altro.
Per sapere se è stato coperto tutto ciò che serviva bisognerà aspettare i dati definitivi.
Quel che è certo è che la rete, da sola, non può tutto, perché il sangue arriva dalle persone.

Quando manca una sacca
Una sacca può servire a una persona arrivata in ospedale dopo un incidente.
Può servire durante un intervento chirurgico. Può essere necessaria per un paziente oncologico o per chi convive con una malattia del sangue. Chi ha la talassemia, per esempio, può avere bisogno di circa 25 trasfusioni in un anno.
E poi ci sono gli interventi più complessi.
Per un trapianto di cuore, secondo il Ministero della Salute, possono essere necessarie circa 30-40 sacche.
Quando il sangue non c’è, “non si opera”, taglia corto Teofili.
Quasi tre milioni di donazioni
Nel 2025 in Italia sono state effettuate quasi tre milioni di donazioni, di cui circa 505 mila in aferesi, cioè attraverso una procedura che permette di raccogliere specifici componenti del sangue, come plasma o piastrine.
I donatori sono stati 1,66 milioni, dei quali circa 1,41 milioni periodici.
Per contro, i pazienti trasfusi sono stati nello stesso anno circa 638 mila e le trasfusioni sono state 2,7 milioni: più di 7 mila al giorno.
Tutto questo è possibile perché in Italia c’è una fitta rete di donatori che garantiscono da quasi 20 anni l’autosufficienza per i globuli rossi.
Ma si invecchia e c’è bisogno di un passaggio di testimone.
La fascia d’età più presente, tra i donatori, è quella tra i 46 e i 55 anni, con 63,6 donatori ogni mille abitanti.
Tra i 18 e i 25 anni, invece, il rapporto scende a 34,1 ogni mille ed è una fascia che continua a mostrare una tendenza alla riduzione. I donatori periodici, al contrario, sono cresciuti dell’1,4% e rappresentano circa l’85% del totale.
Il 10 settembre si può cominciare da Roma
Il 10 settembre, a Roma, ci sarà una giornata dedicata alla donazione del sangue.
L’appuntamento, per chi voglia aiutare a rimettere in moto le donazioni dopo l’estate, è in piazza Mastai, alle 8.30.
Le donazioni sono volontarie, periodiche, anonime e gratuite.
Il sangue raccolto viene lavorato per ottenere globuli rossi, plasma e piastrine, che vengono poi destinati ai pazienti secondo le necessità cliniche.
Chi dona non sa chi riceverà quel sangue. Ma decide comunque di esserci .



