Dal festival di Sammichele di Bari arriva un’idea semplice: per conoscere davvero i piccoli borghi, bisogna e iniziare a viverli come tappe di un viaggio
Un vicolo in pietra, la piazzetta in cui “il tempo si è fermato”, un tramonto.
E il borgo diventa cartolina.
Ma si può anche cambiare prospettiva: una strada secondaria che sale tra le colline, una ciclabile che taglia i campi, un sentiero che parte dalla piazza e finisce nel bosco. Oppure un treno regionale lasciato in una piccola stazione, o la macchina messa in un parcheggio per fare gli ultimi chilometri a piedi o in bicicletta.
E improvvisamente l’ Italia dei piccoli centri smette di essere una raccolta di indirizzi e diventa una mappa da percorrere.
È un’idea diversa da quella della classica gita fuori porta e riguarda uno degli spunti più concreti arrivati dal XVIII Festival Nazionale de I Borghi più belli d’Italia, che si è appena svolto a Sammichele di Bari.
Tra incontri e convegni dedicati al futuro dei piccoli comuni, nel programma è comparso anche un tema che vale più di molte dichiarazioni sul turismo lento: “Le 100 strade più belle d’Italia”, un progetto che mette al centro non il singolo borgo, ma l’itinerario che lo collega agli altri luoghi del territori.

Quando davvero un’esperienza è “slow”
Il punto, allora, non è andar di slogan tipo “il borgo è slow”, né scegliere il più bello.
È scegliere come attraversarlo.
In Friuli si può camminare tra abbazia, risorgive e fiume.
In Lombardia si puòseguire una strada di 60 chilometri tra lago e montagne.
In Liguria si può lasciare la costa e salire verso l’entroterra.
In Toscana si può pedalare lungo il tracciato di una vecchia ferrovia.
In Abruzzo si può partire dal paese per entrare nel bosco. E in Sicilia mettere insieme il quartiere arabo e un sito archeologico fuori dal centro.
Sono esperienze diverse, ma hanno una cosa in comune: obbligano a rallentare abbastanza da accorgersi di quello che c’è tra una tappa e l’altra.
Dalla strada al sentiero
Un esempio concreto, presentato al Festival, arriva dalle Marche, dove la Ciclovia dei Borghi più belli d’Italia supera i mille chilometri e collega 32 piccoli centri attraverso cinque itinerari provinciali. Il progetto è stato affiancato da una guida dedicata.
Si pedala tra costa ed entroterra, si attraversano colline e campagne e, arrivati al borgo, si prosegue a piedi.
Ma non è solo una questione di biciclette. In diverse parti d’Italia esistono itinerari che permettono di arrivare ai borghi o di esplorarne i dintorni camminando, seguendo antiche strade, corsi d’acqua e sentieri.

Al Nord, tra abbazie e risorgive
A Sesto al Reghena, in Friuli-Venezia Giulia, il centro del paese si può attraversare con un percorso di circa due chilometri che porta alla millenaria abbazia di Santa Maria in Silvis. Da qui gli itinerari proseguono verso i prati Burovich, le risorgive e il fiume Reghena.
È un percorso breve, ma racconta bene il rapporto tra borgo e ambiente circostante.
La stessa cosa accade in altri piccoli centri del Nord, dove il paesaggio è parte integrante della visita. A Bienno, in Lombardia, per esempio, il borgo è una delle tappe della Strada Lovere-Bienno, uno degli itinerari del progetto delle “100 Strade più belle d’Italia”.
Sono circa 60 chilometri tra lago d’Iseo e Val Camonica, attraversando 15 comuni e altri due borghi inseriti nella rete, Lovere e Bienno.

Borghi che si guardano dall’alto, altri cui si arriva dalle vecchie ferrovie
In Liguria, Finalborgo è circondato da una rete di sentieri che sale verso l’entroterra e permette di collegare il centro storico con l’altopiano delle Manie, le falesie e i paesaggi dell’area finalese.
Nell’area dell’Amiata, in Toscana, invece, paesaggi rurali e piccoli centri delle Crete Senesi e della Val d’Orcia si incontrano percorrendo il tracciato della vecchia ferrovia che collegava Asciano a Monte Antico, ora una delle infrastrutture sulle quali si sviluppano percorsi ciclabili ed escursionistici.
In Abruzzo il paese è la porta del Parco
A Opi, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il rapporto tra borgo e territorio è ancora più evidente.
Il paese si trova a 1.250 metri di quota e dalla vicina Val Fondillo partono sentieri che entrano nel parco, tra faggete, torrenti e montagne. Qui il borgo può essere il punto da cui partire per una giornata all’aperto, anziché una destinazione da visitare in poche ore.
In Sicilia basta uscire dai sette vicoli
A Sambuca di Sicilia il viaggio può cominciare nel centro storico, tra i sette vicoli del quartiere arabo, e continuare fuori dal paese. Dopo le case, i palazzi e il teatro si può raggiungere Monte Adranone, dove sono conservati i resti di un’antica città di origine greca e poi punica. Il sito archeologico si trova in un paesaggio collinare che permette di mettere insieme in una stessa visita storia, archeologia e territorio.

Il viaggio lento ha bisogno di strade vere
La questione, però, non è soltanto scegliere se andare a piedi o in bicicletta.
Se i borghi devono essere mete frequentabili tutto l’anno, bisogna poterli raggiungere, muoversi al loro interno e trovare servizi anche fuori dai mesi di maggiore affluenza. È uno dei temi affrontati al festival di Sammichele, insieme allo spopolamento, all’accessibilità e alla necessità di creare nuove occasioni economiche e culturali.





















