Ambiente +

Italian Turtle Day: restituite al mare 9 tartarughe

Italian Turtle Day: restituite al mare 9 tartarughe

Ieri, in tutto il Paese, si è tenuta l’iniziativa di Plastic Free Onlus per sensibilizzare sui rischi corsi oggi da questi animali, presenti nelle acque da oltre 280 milioni di anni

Lorena a Genova, Dede a Viareggio, Lacey a Pescara e Caterina a Stintino, in Sardegna. E poi Leo, Ale, Filippo e Mia a Castro Marina, in provincia di Lecce. Per finire con Lina, a Lampedusa. Parliamo delle 9 tartarughe “Caretta caretta” grandi protagoniste dell’Italian Turtle Day di domenica 14 giugno 2026, che ha preceduto il World Sea Turtle Day di martedì 16.
La loro liberazione nel naturale habitat marino, dove sono tornate a vivere libere dopo essere state salvate dai volontari, è stata infatti l’evento centrale dell’iniziativa promossa dall’organizzazione ambientalista Plastic Free Onlus, voluta per lanciare un messaggio di tutela della biodiversità, sensibilizzazione ambientale e responsabilità collettiva.

I rischi che corrono le tartarughe in mare

Le tartarughe attuali sono l’evoluzione di una specie presente sulla Terra da oltre 280 milioni di anni. Una convivenza pacifica che, però, è sempre più messa a rischio a causa dei comportamenti umani. Come ricorda sul suo sito Plastic Free Onlus, impegnata nel salvataggio delle tartarughe marine dal 2010, dal 2019 l’associazione ne ha salvate ben 303 di medio-grandi dimensioni.

tartarughe
Tartaruga Caretta caretta

La scelta degli esemplari da liberare, così, non è stata casuale, ma rappresentativa delle principali minacce che oggi colpiscono gli ecosistemi marini. Caterina, per esempio, è stata recuperata dai pescatori dopo una cattura accidentale in una rete da pesca. Lina è stata liberata dal fondale, dove era rimasta impigliata a una roccia, poi operata, amputata e curata in un centro recupero.
Ma le potenziali insidie sono davvero tante: dalla plastica, compresi i frammenti di palloncini, che può essere ingerita dagli animali, a lenze, ami e reti da pesca, da traumi da imbarcazioni alle varie attività umane di cui cresce l’impatto, fino alla perdita di quegli habitat di cui proprio la presenza delle tartarughe contribuisce al mantenimento, anche attraverso la catena alimentare.

Il messaggio lanciato dall’Italian Turtle Day

Secondo le stime degli operatori del settore, sono decine di migliaia ogni anno le tartarughe che muoiono nel Mediterraneo a causa delle attività antropiche. I centri di recupero riescono a salvarne solo una parte, per cui, accanto al soccorso agli animali in difficoltà, è fondamentale riuscire a prevenire le cause che li portano a ferirsi, ammalarsi o spiaggiarsi.
“Raccontare cosa accade a una tartaruga che ingerisce plastica o resta impigliata in una rete – ha sottolineato nell’occasione Rosapia Reale, vicepresidente di Plastic Free Onlus – significa far capire alle persone che ogni gesto conta: non abbandonare rifiuti, ridurre la plastica monouso, non lasciare volare palloncini, rispettare il mare, sostenere chi tutela la fauna marina”.
“La liberazione di nove tartarughe in contemporanea in tutta Italia – conclude Reale – è stata una grande emozione, ma soprattutto un richiamo alla responsabilità. Ogni tartaruga che torna in mare è una vittoria, ma anche un promemoria: dobbiamo ridurre alla radice ciò che le porta nei centri di recupero”.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Leggi anche: