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Acqua potabile sempre più sicura da Pfas e contaminanti emergenti

Acqua potabile sempre più sicura da Pfas e contaminanti emergenti

Da metà luglio è obbligatorio il monitoraggio, con limiti molto stringenti, delle 4 sostanze prioritarie previsto dalla direttiva europea recepita dall’Italia

Sulla sicurezza delle acque potabili è iniziato un importante cambio di rotta.
Le vicende legate in particolare ai rischi legati alla contaminazione da Pfas delle falde acquifere non hanno infatti spinto soltanto le realtà territoriali all’avanguardia, a partire dal Veneto e da alcuni Comuni del Piemonte, ad attuare piani concreti di monitoraggio.
Anche a livello nazionale, attraverso il recepimento della direttiva europea 2184 del 2020, avviato nel 2023 e aggiornato e integrato a giugno del 2025, si sta infatti iniziando a non guardare più, attraverso le analisi, alla semplice verifica della conformità finale di ciò che finisce nei nostri rubinetti, ma anche a mettere in piedi un vero e proprio sistema permanente di prevenzione e gestione del rischio lungo l’intero ciclo idrico, rivoluzionando regolamenti e governance della filiera.

L’obbligo di monitoraggio e le prossime scadenze

Dal 13 luglio 2026, dopo la proroga di 6 mesi concessa dalla Legge di Bilancio, è ora diventato obbligatorio il monitoraggio, secondo i nuovi e più stringenti limiti, di una trentina di molecole perfluoroalchiliche in grado di interferire con il nostro organismo, a partire dai 4 Pfas più rilevanti (Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs) e da altre sostanze di nuova generazione a forte persistenza ambientale, tra cui l’Adv.
Ed è già previsto che l’iter di adeguamento del quadro di sorveglianza previsto dalle norme Ue proseguirà con l’entrata in vigore, dal 31 dicembre di quest’anno, delle disposizioni sui materiali a contatto con l’acqua potabile in impianti e filtri. Poi, dal 13 gennaio 2027, scatterà anche l’obbligo di monitoraggio dell’acido trifluoroacetico, con un limite di 10 microgrammi per litro.

La nuova strategia per l’acqua potabile

Il principio alla base della politica europea sull’acqua potabile viene definito “from source to tap”, indicando cioè un’estensione del monitoraggio lungo l’intera rete, dalla sorgente al punto di utilizzo finale e dunque agli stessi impianti interni degli edifici, a partire da quelli pubblici come scuole, strutture sanitarie e ricettive.
In parallelo, sono stati rafforzati i controlli sui contaminanti emergenti, fissando anche nuove soglie per le quantità di Pfas presenti nell’acqua potabile. Il limite tollerabile è stato abbassato, con soglie tra le più basse in Europa, a 0,10 microgrammi per litro per quanto concerne la concentrazione di tutte le molecole, scendendo addirittura a 0,02 per la somma delle 4 ritenute più pericolose tra i cosiddetti “inquinanti eterni”. Nel contempo, si è alzata anche l’asticella della sorveglianza su altri parametri chimici ritenuti particolarmente significativi, tra cui cloriti, clorati e cromo.

acqua del rubinetto
Ed è stata inserita in pianta stabile nei piani di sicurezza dell’acqua la prevenzione della legionella che, secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Ecdc vede l’Italia al non invidiabile primo posto in Europa per casi notificati: 3,4 ogni 100 mila abitanti. Infine, gli stessi laboratori accreditati saranno chiamati a svolgere funzioni sempre più centrali e integrate nei processi di gestione del rischio.

I campionamenti e le possibili conseguenze del superamento dei limiti

In base alla normativa, gli enti di gestione sono tenuti a un monitoraggio periodico, con l’obbligo di rendere quindi pubblico, leggibile e accessibile ogni dato relativo alle sostanze di sintesi presenti nell’acqua potabile immessa nella rete idrica.
Qualora venisse superata la soglia critica di uno dei parametri presi in considerazione, la normativa prevede infatti l’immediata chiusura dei pozzi e l’avvio di procedimenti per la riduzione dei Pfas, con restrizioni all’uso dell’acqua fino all’eliminazione della contaminazione.

Alberto Minazzi

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Tag:  acqua, pfas