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Funghi, la pioggia riaccende i boschi: è caccia al porcino

Funghi, la pioggia riaccende i boschi: è caccia al porcino

Le piogge di questi giorni e l’arrivo delle temperature più miti hanno riportato sotto gli alberi porcini, finferli, russule e lattari. E’ ufficialmente iniziata la stagione dei funghi. Ma ci sono diverse cose da sapere

La pioggia ha rimesso acqua nei boschi e per gli appassionati di funghi è ufficialmente iniziata la stagione più attesa.
Settembre è tradizionalmente considerato uno dei mesi più interessanti per la raccolta.
In modo particolare del porcino, il più ricercato in assoluto.
Il Boletus edulis, come si chiama scientificamente, è però un gruppo di specie, non un singolo fungo e proprio per questo l’identificazione dev’essere fatta con molta attenzione.
Il porcino comune è particolarmente legato ai boschi di latifoglie e conifere e può accompagnare la stagione dalla tarda estate fino all’autunno inoltrato. In questo periodo possono comparire anche finferli o galletti, con il loro caratteristico colore giallo-arancio, oltre a russule, lattari, mazze di tamburo e molte altre specie.
Alcune sono ricercate e commestibili, altre possono essere indigeste, non commestibili o tossiche. Ed è proprio qui che comincia il problema.

funghi

Occhio al cestino

Dopo la pioggia il bosco può regalare il suo spettacolo migliore.
Ma è importante raccogliere con criterio, conoscere quello che si porta a casa, rispettare preparazione e conservazione e, soprattutto, far controllare i funghi quando non si ha una certezza assoluta.
Tutto questo per riempire il piatto senza riempire il Pronto soccorso.
Un bilancio nazionale definitivo delle intossicazioni da funghi nel 2025 non risulta al momento disponibile.  Ma i numeri arrivati dai territori raccontano quanto il problema sia concreto: a novembre il Centro Antiveleni del Cardarelli aveva gestito 25 casi in appena cinque giorni, mentre la Asl di Cagliari ha chiuso l’anno con 10 episodi che avevano coinvolto 15 persone.
Meglio è andata laddove la raccolta è stata fatta analizzare dai micologi: dall’Ulss 2 Marca Trevigiana, per esempio, nel 2025 sono state effettuate 490 perizie per un totale di 980 kg di funghi esaminati.
Ebbene, quasi 200 kg sono finiti nella spazzatura in quanto tossici, velenosi o non più commestibili.

Aglio e argento non salvano. E i colori non contano

“Se è rosso, giallo o molto colorato, meglio lasciarlo stare perché è velenoso”?
“Se con l’aglio il fungo diventa scuro è velenoso”?
“Se a contatto con un oggetto d’argento i funghi anneriscono bisogna buttare tutto”?
Trascinate dalle credenze popolari, sono tante le domande -e le convinzioni – in fatto di funghi.
In realtà, come ricorda anche il Ministero della Salute, un fungo è commestibile solo quando la specie è stata identificata con certezza. E se c’è anche un minimo dubbio, meglio contattare gli Ispettorati micologici dell’Ulss di appartenenza.


Quanto ai colori, all’aglio e all’argento, gli esperti assicurano che ci sono specie commestibili dai colori molto vivaci e altre tossiche dall’aspetto decisamente meno appariscente, che l’aglio può cambiare colore per diversi motivi e l‘argento non è un rilevatore di veleni. Nessuno dei due può dirci se quello che abbiamo raccolto sia sicuro da mangiare.

Mai esagerare, anche se son buoni

Anche i funghi “buoni” possono far male.
Esistono infatti funghi commestibili che, se consumati in quantità eccessive o preparati in maniera sbagliata, possono provocare disturbi e intossicazioni.
La Regione Lombardia ricorda che tra le cause dei casi registrati lo scorso anno rientrano anche funghi commestibili ma preparati in modo scorretto.
Alcune specie, infatti, richiedono particolari accorgimenti.
A partire dalla cottura che, soprattutto per alcuni tipi di funghi, diventa fondamentale in quanto alcune sostanze sono termolabili. Altri funghi richiedono invece specifici trattamenti e l’eliminazione dei gambi.
La differenza può farla anche la conservazione, perché i funghi sono alimenti deperibili.

Meglio farli vedere a un micologo

Gli Ispettorati micologici delle aziende sanitarie sono il presidio pubblico pensato proprio per evitare che un buon piatto si trasformi in una tragedia.
Il controllo dei funghi raccolti dai cittadini è gratuito.
Nel caso in cui si decidesse di fidarsi delle proprie conoscenze e qualcosa non andasse però per il giusto verso, bisogna rivolgersi al Pronto soccorso portando con sé, se possibile, gli avanzi dei funghi cotti, crudi o i residui della pulizia. È inoltre importante avvisare le altre persone che hanno consumato gli stessi funghi.
E no, il latte non è un antidoto.

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