Diritti, permessi, pensione e sostegni: ecco le possibili novità per chi assiste un familiare non autosufficiente
Nel sistema socio-assistenziale, in Italia ma non solo, un pilastro fondamentale è costituito dai cosiddetti “caregiver familiari”. Figure la cui importanza è oltretutto destinata a crescere in una società che invecchia sempre più.
Secondo l’eurodeputata Eleonora Meleti, relatrice per la Commissione Occupazione e Affari sociali, nell’Unione Europea, a fianco di circa 6,2 milioni di caregiver professionali operano già circa 53 milioni di caregiver informali.
Ora, grazie a una risoluzione non vincolante approvata dal Parlamento europeo a maggio, si sta andando verso una svolta. Che dovrebbe passare innanzitutto attraverso l’istituzione di uno Statuto europeo dei prestatori di assistenza.
Verso una maggiore tutela dei diritti dei caregiver
“La relazione adottata riconosce finalmente l’assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato” afferma Meleti, sottolineando la necessità di garantire ai caregiver familiari migliori condizioni di lavoro, una retribuzione adeguata e maggiori tutele. L’accesso all’assistenza viene infatti ritenuto un diritto fondamentale, che richiede un diverso modello di “società della cura”.

La risoluzione, che chiede anche finanziamenti stabili, si rivolge in particolare agli Stati membri dell’Ue chiedendo un rafforzamento del sostegno ai servizi di cura, ma anche la promozione di una maggiore parità di genere (il peso dell’assistenza grava soprattutto sulle donne, che dedicano alle attività di cura non retribuite mediamente 17 ore settimanali in più degli uomini) e il riconoscimento del valore del lavoro svolto dai caregiver.
Con l’auspicato Statuto, attraverso il riconoscimento formale del ruolo dei caregiver e dei diritti connessi, si vogliono definire standard minimi di trattamento comuni in tutta l’Ue. Nell’occasione, gli europarlamentari hanno sollecitato anche il riconoscimento dell’attività svolta dai caregiver informali all’interno dei sistemi pensionistici e di protezione sociale. Con, cioè, una copertura previdenziale per gli anni di cura e la loro conseguente utilizzabilità ai fini del pensionamento.
I caregiver familiari nel sistema della legge 104
La Legge di bilancio italiana del 2018 definisce il caregiver familiare come colui che assiste e si prende cura, nei casi previsti dalla legge 104, di soggetti tra cui il coniuge, una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, il convivente di fatto, i familiari o affini entro il 2° grado o un familiare entro il 3° grado. Il riferimento va ai casi accertati di non autosufficienza per malattia, infermità o disabilità, cronica o degenerativa, o di grave disabilità, ovvero riduzione dell’autonomia personale.
I compiti svolti dal caregiver non si limitano all’organizzazione delle cure sanitarie, ma si estendono anche a tutti gli altri atti, compresi quelli amministrativi, che la persona oggetto dell’assistenza non è più in grado di svolgere. La legge 104 si incentra però quasi integralmente sulla tutela dei diritti del disabile, senza prevedere per esempio alcun supporto economico per il caregiver familiare, il quale ha diritto esclusivamente di accedere ad alcune agevolazioni.
Tra queste, la più importante sono i 3 giorni di permessi retribuiti per l’effettuazione di visite mediche e controlli sanitari legati all’assistenza, a cui la legge 106 del 2025, in vigore dal 1° gennaio 2026, ha aggiunto 10 ore annue. Sul fronte pensionistico, venuta meno Opzione donna, resta la possibilità di accedere all’Ape sociale. Una sorta di prepensionamento si può ottenere anche attraverso il congedo biennale retribuito riconosciuto ai caregiver di familiari disabili gravi.

Le mosse europee
L’Italia, in ogni caso, ha già iniziato a muoversi nella direzione del riconoscimento di diversi princìpi che l’Ue intende introdurre attraverso lo Statuto, in particolare relativamente alla dignità previdenziale ed economica del lavoro svolto dai caregiver. E se il passo della copertura previdenziale effettiva, e non solo figurativa come nel caso del congedo straordinario, deve essere ancora compiuto, se ne stanno costruendo i presupposti.
In tal senso, un altro importante segnale è arrivato dalla Commissione europea, che ha annunciato l’intenzione di presentare, nel 2027, un Patto europeo per l’assistenza, che potrebbe contenere un rafforzamento del sostegno a tutti i caregiver, formali e informali, con un intervento in diversi ambiti: occupazione, formazione, protezione sociale, servizi per l’infanzia e supporto psicologico, oltre che nella riduzione del divario di genere.
Il tema della distribuzione delle responsabilità di cura è del resto ben evidenziato dalla risoluzione dell’Europarlamento, che sottolinea come la disparità di genere contribuisca ad alimentare anche i divari salariali e pensionistici, richiedendo politiche ad hoc. I dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, del resto, evidenziano anche come il 56% delle donne (contro il 26% degli uomini) con figli sotto i 12 anni dedichino almeno 5 ore al giorno alla loro cura.
Alberto Minazzi



