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Prima i like, poi le risse: lo scontro che arriva nel cuore delle città

Prima i like, poi le risse: lo scontro che arriva nel cuore delle città

Lo scontro di sabato tra influencer antidegrado e rappresentanti dei centri sociali, poche ore dopo analoghi momenti di tensione a Bologna, punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio e in crescita

Prima erano i “fight club“.
Ragazzi che si davano appuntamento attraverso social e chat per picchiarsi, spesso con una telecamera puntata addosso, trasformando la rissa in un video da far circolare online.
Un fenomeno abbastanza concreto da esser arrivato fino al Parlamento.
Adesso, però, sembra esserci qualcosa di diverso.
Non si tratta più “solo” di ragazzi che si organizzano per menarsi.
Si tratta di creator, influencer, personaggi costruiti sui social che arrivano nelle città per filmare il degrado, raccontare borseggi e microcriminalità, denunciare immigrazione e insicurezza. E che finiscono per trovarsi loro stessi al centro dello scontro.

Venezia e Bologna virali per forza

È una trasformazione ancora tutta da capire ma gli ultimi episodi, a distanza di appena 48 ore l’uno dall’altro, fanno pensare che non si tratti più soltanto di singoli incidenti.
Giovedì 10 settembre è toccato alla Bolognina, a Bologna.
Un gruppo di influencer arrivato “per realizzare un reportage sul degrado” è entrato in contatto con attivisti e militanti dei collettivi locali. Sono volati insulti e, a un certo punto, anche sassi. A evitare che la situazione degenerasse ulteriormente è stato il massiccio intervento delle forze dell’ordine.
Sabato 12 settembre, invece, a Venezia, il copione è andato più avanti.
In Campo San Bortolomio, a pochi passi da Rialto, nel cuore di una delle zone più frequentate della città, prima le provocazioni, poi i cori e gli insulti, quindi lo spray al peperoncino, i pugni, i calci.
Sei persone sono finite in ospedale. E per diversi minuti commercianti, turisti e residenti si sono ritrovati loro malgrado dentro una scena di violenza, cercando riparo nei negozi.
Due città. Due episodi ravvicinatissimi. E una domanda che comincia a farsi strada: che cosa succede quando una “denuncia del degrado” diventa un fattore di tensione e di scontro, di un contenuto da filmare per aumentare le visualizzazioni?

Come un cortocircuito

Bologna o Venezia non sono città messe sotto accusa perché “pericolose” per loro natura.
Sono luoghi conosciuti, affollati, altamente riconoscibili.
Sono palcoscenici perfetti per un contenuto che deve essere visto, condiviso, commentato.
Non è ancora possibile dire che dietro gli episodi ci sia una strategia coordinata. Ma è difficile non osservare il cortocircuito: si parte per raccontare un problema di sicurezza e si finisce per crearne uno nuovo. Si cerca il degrado e si produce tensione. Si vuole denunciare una situazione e si rischia di trasformare la denuncia in uno spettacolo.

Uno scontro politico che diventa contenuto digitale

Il creator arriva con il suo seguito, il suo racconto, la sua telecamera e spesso anche con una squadra di persone che lo accompagna. Il confronto con chi si riconosce nell’altra parte politica può diventare inevitabile. Genera immagini e le immagini generano visualizzazioni.
Così, tra reportage, provocazione e spettacolarizzazione dello scontro, si crea un modo nuovo di portare il conflitto politico nello spazio pubblico e di trasformarlo immediatamente in contenuto digitale.
Un “Sessantotto” rielaborato alla luce delle regole del terzo millennio?
Il paragone sarebbe naturalmente azzardato, soprattutto per dimensioni e contesto storico. Ma per chi ha qualche anno in più, vedere gruppi politicamente contrapposti fronteggiarsi, insultarsi e arrivare alle mani nelle strade di una città evoca inevitabilmente ricordi che sembravano consegnati a un’altra epoca. Con una differenza decisiva: allora non c’erano gli smartphone.

Gli influencer antidegrado che diventano a loro volta un problema

L’analisi del fenomeno non è semplice.
L’attività degli influencer vicini alle posizioni di destra nasce infatti con l’intenzione di documentare e denunciare in rete le situazioni di degrado.
L’idea alla base dell’operato di questi creator è quella di puntare su temi particolarmente sentiti come immigrazione e identità per testimoniare in video gli aspetti di insicurezza delle città. Il problema nasce dal fatto che gli influencer sono accompagnati da bodyguard ed esperti di arti marziali, in gruppi di qualche decina di persone pronti a venire alle mani se provocati.

Dai fatti di Bologna a quelli di Venezia

A Bologna, a evitare lo scontro fisico è stato un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine. La loro presenza ha infatti evitato, pur essendosi verificatosi un lancio di sassi verso il gruppo di influencer che stava realizzando un reportage su microcriminalità e degrado, il loro contatto diretto con alcuni attivisti di collettivi e realtà sociali locali.
A Venezia, invece, la situazione è degenerata. Con la necessità di farsi medicare in ospedale per 6 feriti tra i rappresentanti veneziani dei centri sociali coinvolti.
Sono bastati dunque pochi minuti per passare dall’iniziale intento di filmare l’opera dei borseggiatori a un vero e proprio pestaggio. Per tacere dei momenti di panico vissuti da chi si trovava lì per caso.

Un esercito di “soliti noti”

Tra gli influencer identificati a Venezia, provenienti da tutta Europa, risulterebbero lo youtuber olandese Tom van den Heuvel o “Dutch Travel Maniac”, e il 31enne di origini nigeriane Ambrose Omo Irogho, noto dai suoi oltre 100 mila follower come “JollyTime”, che, pur ammettendo la sua presenza, ha ora precisato al Resto del Carlino di non aver alzato le mani su nessuno.
Si tratta, in ogni caso, di persone già conosciute alle forse dell’ordine. E, non a caso, le varie Digos hanno organizzato un coordinamento per riuscire a tracciare al meglio i gruppi di creator digitali. Pur non esistendo un’organizzazione strutturata, si può infatti parlare di una rete che, di recente, ha fatto parlare di sé tra Roma, Torino, Pisa e Milano, oltre a Bologna e Venezia.
Nel capoluogo lagunare, si ricorda per esempio la provocazione del 4 settembre del romano Simone Carabella nei confronti dei bengalesi o quella di Mervin Hunter, che ha spruzzato vernice rossa ad agosto sui borseggiatori. Sui fatti di sabato, intanto, è stata aperta un’indagine, con l’esame dei video per individuare i responsabili degli scontri.

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