Da Palazzo Chigi il via libera alle misure per favorire l’occupazione. I contenuti del provvedimento
Dalle modifiche ai bonus per incentivare, attraverso 4 principali misure di decontribuzione, le assunzioni di categorie fragili come donne e giovani o quelle effettuate in zone svantaggiate come le Zes del Mezzogiorno, alla definizione del “salario giusto” da riconoscere per accedere ai vantaggi, fino alle misure riservate ai datori che favoriscono la conciliazione vita-lavoro.
È un pacchetto normativo corposo quello che, dopo le limature dei giorni scorsi, compone il cosiddetto “Decreto 1° maggio”, approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione di martedì 28 aprile, proprio in vista della festa dei lavoratori.
Il principio più importante introdotto dal decreto 1° maggio è comunque quello di “salario giusto”, a cui si lega la concessione degli incentivi all’occupazione.
I nuovi bonus per le assunzioni degli under 35
A determinare l’urgenza del provvedimento, che interviene con risorse per circa 934 milioni di euro “per rafforzare la dignità dei lavoratori, promuovere l’occupazione stabile di giovani e donne e contrastare nuove forme di sfruttamento legate all’economia digitale“, è stata in primo luogo l’imminente scadenza del cosiddetto “bonus giovani”, che era stato esteso dal Decreto Milleproroghe fino al 30 aprile.
La versione “2.0” del provvedimento, oltre a spostare la scadenza al 31 dicembre di quest’anno, apporta anche alcune modifiche all’impianto originario, potenziandolo sia pure con alcuni paletti.
La norma si applica a tutte le assunzioni a tempo indeterminato, che comportino un incremento occupazionale netto e non riguardino il lavoro domestico o l’apprendistato, di lavoratori sotto i 35 anni privi di un impiego retribuito da almeno 2 anni, con una riduzione a 12 mesi di questo periodo per alcune categorie di lavoratori svantaggiati. Per accedere al bonus, il datore di lavoro non deve aver effettuato licenziamenti nei 6 mesi precedenti all’assunzione.

In concreto, la misura si traduce nel riconoscimento di un esonero contributivo del 100%, per 24 mesi (12 per alcune categorie di lavoratori svantaggiati), fino a un importo di 500 euro al mese. La somma sale a 650 euro nel caso in cui l’assunzione sia effettuata da datori di lavoro che abbiano la sede, o quantomeno un’unità produttiva, nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche o Umbria.
E’ stato inoltre introdotto un nuovo “bonus stabilizzazione giovani“, che prevede lo stesso esonero totale dei contributi anche per le stabilizzazioni, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre di quest’anno, di contratti a termine stipulati, con giovani under 35 mai occupati stabilmente in precedenza, tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 della durata massima di 12 mesi.
Gli incentivi nelle Zes e per le assunzioni femminili
Il riferimento territoriale richiama un’altra misura del decreto, ovvero il “bonus Zes 2.0”. Nella Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno, istituita per contribuire alla riduzione dei divari territoriali, l’esonero integrale dai contributi, per massimo 2 anni e un tetto di 650 euro mensili, è infatti riconosciuto per tutto il 2026 anche per tutte le assunzioni di over 35 disoccupati quando l’azienda occupa fino a 10 dipendenti.
Si torna invece alla semplice differenziazione di importo, all’interno di una misura valida sull’intero territorio nazionale, per l’incentivo riservato all’assunzione di donne. Anche in questo caso, il decreto prevede per tutto il 2026 l’operatività della misura, legata all’assunzione a tempo indeterminato di donne di qualsiasi età. Tra i requisiti, le lavoratrici devono essere prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (la metà per alcune categorie svantaggiate).

L’esonero dal versamento di tutti contributi previdenziali è riconosciuto per massimo 24 mesi, con un importo che non può superare i 650 euro mensili, che salgono a 800 se la lavoratrice risiede in una delle già citate regioni della Zes unica per il Mezzogiorno. Come per il bonus giovani, il vantaggio è riconosciuto solo quando l’assunzione comporti un incremento occupazionale netto e il datore non abbia licenziato nei 6 mesi precedenti nella stessa unità produttiva.
La decontribuzione per la conciliazione vita-lavoro e il salario giusto
Tra le principali novità introdotte con il decreto, il Governo ha previsto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali per i datori che investono sulla conciliazione vita-lavoro, sostenendo famiglia, maternità e paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera.
Ne potranno beneficiare, fino a massimo di 50 mila euro annui, le imprese in possesso della certificazione sull’adozione di pratiche di inclusione sociale e di parità di genere. La misura scatterà con l’entrata in vigore della legge di conversione.
. L’accesso ai benefici, cioè, sarà concesso solo quando sia garantito un trattamento economico individuale corrisposto non inferiore a quello complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Una forma di tutela dell’equilibrio di interessi tra lavoratori e parti sociali, che, contrastando il dumping, favorisce anche la concorrenza leale tra imprese.
Contratti e tutele
Tra le altre misure, il decreto interviene anche sulla disciplina del rinnovo dei contratti collettivi di lavoro, prevedendo, tra l’altro, che, qualora questo non avvenga entro 12 mesi, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei prezzi al consumo armonizzato. Infine, c’è un rafforzamento delle tutele per i rider, attraverso misure specifiche per prevenire l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, con particolare riferimento proprio alle attività gestite tramite piattaforme digitali. Questo avverrà in primo luogo attraverso la verifica dell’identità digitale del lavoratore, prevedendo la possibilità di accedere alla piattaforma digitale esclusivamente con Spid, Carta di identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) oppure con un account specifico.
Alberto Minazzi



