Ambiente +

Eventi climatici estremi: il Veneto prova a proteggersi

Eventi climatici estremi: il Veneto prova a proteggersi

Le conseguenze del maltempo di mercoledì 10 giugno confermano la tendenza legata ai cambiamenti climatici e la necessità di continuare a predisporre una strategia per proteggersi dalle acque

Insieme alla Lombardia, colpita in particolare da una violenta grandinata in Brianza, e al Friuli, tra allagamenti e alberi abbattuti, i principali effetti del violento maltempo che si è abbattuto sul Nord Italia mercoledì 10 giugno si sono registrati in Veneto, confermando la regione tra le più esposte agli effetti climatici estremi anche per le caratteristiche di un territorio estremamente urbanizzato.
Le conseguenze più serie si sono registrate nell’intera provincia di Verona, dalla Lessinia al lago di Garda.
In particolare a Bussolengo, dove il forte vento è addirittura arrivato a strappare parte della copertura di una palazzina, mentre, nel non distante capoluogo, ha fatto crollare parti della scenografia dell’Arena, con un camion colpito da un albero caduto a Sona e altre piante cadute anche sulla A4 tra Affi e Verona Nord.
Gli effetti del vento hanno costretto i vigili del fuoco a una serie di interventi, soprattutto per tagli pianta, anche nel Trevigiano. Mentre a Venezia il mix di vento, pioggia torrenziale e grandine durato una ventina di minuti, particolarmente violento nell’isola del Lido, ha spinto anche a bloccare per motivi di sicurezza i vaporetti di linea alle fermate.

eventi climatici
il tetto di una casa spazzato via a Bussolengo

Veneto: la risposta già in campo

A fronte di eventi atmosferici che sono destinati a diventare sempre più frequenti e pericolosi, in Veneto si è comunque da tempo iniziato a mettere in campo una strategia volta a rafforzare la sicurezza idraulica, già concretizzata in una serie di opere che rendono la rete di difesa idraulica regionale tra le più avanzate d’Italia, pur restando necessario un ripensamento complessivo del territorio.
Come sottolineava circa 2 anni fa l’allora presidente Luca Zaia, dal 2010 al 2024 la Regione ha allestito a tal fine oltre 3 mila cantieri, mettendo in campo 2 miliardi e 100 milioni di euro.
La molla che fece alzare l’asticella dell’attenzione scattò dopo la grande alluvione del 2010 che interessò soprattutto il Vicentino e il Padovano. Una delle opere principali che fu così realizzata è il bacino di laminazione di Trissino e Arzignano.
A fronte delle cosiddette “bombe d’acqua”, è infatti l’attivazione di questi bacini, attraverso la loro apertura, una delle chiavi per evitare disastri. Tra le opere avviate successivamente, va citata invece la cassa di laminazione di Fontanelle, nel Trevigiano, sul fiume Monticano, che registrò l’avvio ad agosto 2025.
Uno degli obiettivi che si è posto il Veneto è quello di completare il piano che prevede la realizzazione di 23 bacini di laminazione: circa una ventina sono già pronti o in fase avanzata, per oltre 110 milioni di metri cubi di capacità di invaso complessiva. Insieme alla risposta alle esondazioni, un’altra sfida è poi quella della continuazione della messa in sicurezza degli argini messi a rischio da animali selvatici e nutrie, per evitare non meno pericolosi sfondamenti. Una serie di interventi al centro a loro volta già nel 2024 di una serie di progetti per 80 km di argini.

maltempo

Il ripristino delle opere danneggiate dal maltempo

L’impegno su questo fronte da parte della Regione Veneto, dunque, continua. Non a caso, la Giunta regionale ha appena approvato il riparto di oltre 1,6 milioni di euro di risorse, assegnate dal Ministero dell’Agricoltura attraverso il Fondo di solidarietà nazionale, per il ripristino delle opere pubbliche di bonifica danneggiate dalle eccezionali avversità atmosferiche che hanno colpito il territorio regionale tra il maggio e il giugno 2024 e l’aprile 2025. Interessate dal provvedimento la Città metropolitana di Venezia e tutte le province, tranne Belluno.
“Parliamo – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Bond – di interventi indispensabili per restituire piena efficienza a una rete di opere che svolge una funzione essenziale per la sicurezza del territorio e la gestione delle acque, oltre che per le attività agricole . I cambiamenti climatici ci impongono di intervenire con tempestività dopo eventi meteorologici sempre più intensi e frequenti. Queste risorse consentiranno ai Consorzi di bonifica di ripristinare infrastrutture danneggiate e garantire la piena operatività del sistema idraulico regionale”.
Come precisa l’assessore, la distribuzione delle risorse è stata effettuata, sulla base delle segnalazioni e delle necessità rilevate sui territori interessati, ai vari consorzi di bonifica.

“Di fronte ai cambiamenti climatici, l’obiettivo è coniugare la massima tutela dell’ecosistema con la sicurezza idraulica, interpretando gli interventi previsti non come semplici riparazioni, ma come tasselli di una strategia complessiva di adattamento al clima – aggiunge l’assessore all’Ambiente e alla Difesa del suolo Elisa Venturini -. Ora il fattore tempo è decisivo per evitare che nuove piogge aggravino le fragilità aperte. Il provvedimento fissa al 31 agosto il termine per la presentazione dei progetti esecutivi da parte dei Consorzi: le nostre strutture regionali dell’Ambiente garantiranno il massimo supporto per accelerare l’iter burocratico e permettere l’apertura dei cantieri nel più breve tempo possibile

Gli interventi effettuati e avviati nel Veneziano

In Veneto, in ogni caso, non solo la Regione, ma anche altri enti locali, si sono mossi per mettere in campo una risposta adeguata alle possibili criticità idrauliche.
Per esempio, il piano della Città metropolitana di Venezia si incentra su 3 idrovore (a Marghera Ca’Emiliani, Zelarino e Favaro) e 2 vasche per la raccolta e l’accumulo delle acque meteoriche.
La prima, con una capacità di 12.500 metri cubi, è quella di Mestre, in via Torino, completata ad aprile 2025 all’interno dell’intervento sull’impianto fognario di via Torino.
Si tratta di uno dei più importanti impianti di questo tipo realizzati in Italia.
La vasca di prima pioggia di via Torino è collegata con il depuratore di Campalto, da dove le acque vengono poi scaricate in mare, a una decina di km dalla costa di fronte all’isola del Lido. L’ impianto è dotato di un gruppo elettrogeno in grado di sopperire completamente a eventuali interruzioni dell’elettricità e consente di trattenere, durante le piogge intense, il primo flusso inquinato dal lavaggio delle strade e degli stessi collettori fognari.


Sono nel frattempo iniziati anche i lavori di costruzione della vasca di accumulo delle acque piovane a servizio dell’area di Carpenedo-Bissuola, anch’essa parte del più vasto bacino di bonifica di Campalto, prevista dal Progetto generale delle fognature della terraferma veneziana per ridurre gli sfiori in acque superficiali e garantire la sicurezza idraulica del territorio. Profonda 10 metri, avrà una capacità di 15 mila metri cubi di acqua. La durata dei lavori di realizzazione è prevista in un paio d’anni.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.