In una bozza la proposta di incoraggiare i Paesi UE a ridurre la tassazione sull’elettricità rispetto ad altre fonti e a “pulire” la bolletta da costi che non hanno un legame diretto con il consumo di energia
Arriva da Bruxelles una proposta che promette di rimescolare le carte del prezzo di luce e gas.
La Commissione europea sta infatti lavorando a una bozza di intervento sul sistema energetico che punta a rendere l’elettricità meno tassata e più conveniente rispetto al gas.
L’obiettivo dichiarato è doppio: alleggerire il peso sulle famiglie e spingere la transizione energetica verso tecnologie più pulite.
Inserita nel più ampio pacchetto di interventi per abbassare il costo delle bollette, la proposta andrebbe a incidere anche sugli oneri di sistema: tasse, accise e costi di rete che tanto influiscono sul prezzo finale.
L’Unione europea non può ovviamente decidere direttamente le tasse nazionali dei Paesi membri, ma può fissare cornici e regole, e soprattutto li può spingere a muoversi nella direzione di una riduzione del carico fiscale sull’elettricità e di ripensare alle spese extra della bolletta.
Non si tratta solo di pagar meno
L’aiuto alle famiglie arriverebbe come prima risposta in un momento in cui gas ed elettricità restano ancora molto più cari rispetto al periodo pre-crisi energetica.
Ma il vero obiettivo è quello di far diventare l’elettricità la scelta più conveniente.
La bozza non contiene quindi solo una misura anti-crisi fine a sé stessa ma un cambio di marcia verso mobilità elettrica, pompe di calore e nuove produzioni.
Si tratta in sostanza di spostare il peso della bolletta: tolti gli oneri sulla bolletta della luce, va da sé che elettrificare diventerà più conveniente rispetto ad altre scelte; nelle case pompe di calore contro riscaldamento e condizionatori tradizionali, sulle strade auto ibride ed elettriche anziché a benzina o diesel e via dicendo.
Però qui arriva il punto: questa bozza non è vincolante. Non è una direttiva approvata, né un regolamento europeo già in vigore. È una proposta della Commissione, cioè l’organo esecutivo dell’UE, che serve a indicare una direzione politica.
Per diventare legge deve passare dal confronto con Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i governi dei 27 Stati membri. Ed è lì che le cose si complicano, perché la tassazione dell’energia è uno dei settori più delicati: ogni Paese vuole mantenere margini di autonomia fiscale e ha situazioni molto diverse per mix energetico e prezzi interni.
Per questo, già in questa fase preliminare del processo legislativo, la bozza fa discutere.
Italia: cosa cambierebbe davvero in bolletta
Se l’Italia decidesse di seguire questa direzione, le prime modifiche sarebbero soprattutto tre.
La prima sarebbe una possibile riduzione delle accise sull’elettricità, cioè le imposte fisse per kWh consumato.
La seconda riguarderebbe l’IVA, che in teoria potrebbe essere ritoccata su base nazionale entro i limiti consentiti dalle regole europee.
La terza, forse la più visibile in bolletta, sarebbe la revisione degli oneri di sistema e delle tariffe di rete, che potrebbero essere alleggeriti o ristrutturati.
Secondo le stime riportate nei documenti della Commissione, un intervento coordinato su tasse e oneri potrebbe portare a una riduzione media delle bollette elettriche fino a circa il 10–15%, con un risparmio annuo che, in scenari ottimistici, viene indicato intorno ai 200 euro per famiglia.



