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Rialzo dei tassi: ecco quanto ci costerà la mossa della Bce

Rialzo dei tassi: ecco quanto ci costerà la mossa della Bce

Le stime dell’aggravio delle rate dei mutui, già cresciute negli ultimi mesi. Ma anche affittare casa sta diventando sempre più un lusso

La Banca centrale europea ha deciso nelle ultime ore, per la prima volta dal 2023, di aumentare i tassi di interesse, esattamente di 25 punti base. Una mossa dettata dall’obiettivo di provare a rallentare l’inflazione, ripartita con decisione sull’onda delle incertezze internazionali, attraverso la riduzione delle risorse per i consumi a disposizione dei cittadini.
Il principale canale per innescare questa reazione è quello dei mutui. Un mercato che in Italia, come ricorda il Codacons, vale oltre 400 miliardi di euro, con milioni di famiglie che ne hanno sottoscritto uno a tasso variabile e dunque più suscettibile alle variazioni dei tassi. Saranno proprio questi nuclei, allora, a dover fronteggiare nei prossimi mesi un ulteriore aggravio per le tasche.

Le stime sull’aumento delle rate dei mutui

Dopo l’annuncio della Bce, gli analisti hanno provato a calcolare l’impatto immediato, più pesante per chi ha acceso un finanziamento recentemente, che dovrà affrontare chi sta pagando le rate di un mutuo. Facile.it, per esempio, ha stimato un esborso di circa 16 euro in più al mese, toccando i 606 euro, nel caso di un mutuo standard da 126 mila euro per una durata di 25 anni.
Proprio quella tra 125 mila e 150 mila euro da restituire in 25 anni è la fascia di finanziamento più diffusa, riguardo alla quale il Codacons ha calcolato un aggravio mensile tra 15 e 25 euro per famiglia, ovvero tra i 180 e i 300 euro su base annuale. Va però ricordato che si tratta di medie, avendo un peso anche l’importo residuo del finanziamento e il numero di rate mancanti.
Una stima più articolata è quella della Federazione Autonoma Bancari Italiani, da cui emerge come l’impatto aumenta proporzionalmente alla somma richiesta. Si va così dai 29 euro al mese per un mutuo decennale da 50 mila euro (35 mensili se trentennale) ai 176 (oltre 2.100 in un anno) per un finanziamento trentennale da 250 mila euro.

Gli aumenti recenti e le proiezioni future

Il ragionamento sui mutui va però esteso. Le tensioni sui mercati finanziari e l’incertezza legata alla situazione internazionale già da marzo hanno infatti spinto la risalita dell’Euribor a 3 mesi, principale indice di riferimento per i variabili. Dal 2,01% di fine febbraio si è passati così arrivati al 2,31% di inizio giugno, con un relativo aumento della rata mensile standard da 579 a 590 euro.
Per capire il reale impatto dell’aumento dei tassi, ammonisce il Codacons, va attesa nelle prossime settimane la valutazione dei mercati e la quantità del rialzo del costo del denaro trasferita dalle banche ai clienti. Facile.it, sulla base dei Futures aggiornati al 5 giugno, prospetta però il rischio che le rate del mutuo standard arrivino tra fine 2026 e 2027 a circa 626 euro contro i 578 di gennaio.
Se chi ha già un mutuo a tasso fisso è maggiormente protetto dagli effetti della mossa della Bce, più complicata si presenta comunque la situazione per chi deve accenderne uno. Così come è destinato ad aumentare anche il costo del credito al consumo. Secondo uno studio della Fabi, per esempio, uno smartphone da 850 pagato a rate in 2 anni verrà a costare oltre 930 euro.

Ma gli affitti corrono più dei salari

L’accensione di un mutuo, nella gran parte dei casi, è finalizzata all’acquisto di una casa. L’alternativa possibile, in questo caso, è ovviamente l’affitto. Affitti che, però, come evidenzia un’elaborazione di Cna sui dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nette, dal 2019 sono cresciuti molto più rapidamente dei salari.
A fronte di stipendi aumentati in generale tra il +7% e il +15%, il canone di locazione di un appartamento standard da 70 metri quadri è cresciuto in tutti i capoluoghi di provincia analizzati all’interno di una forbice che varia tra il +19% di Potenza e il 49% di Milano e Firenze. Aumenti superiori al +40% si sono registrati anche a Bologna, Padova, Venezia e Padova.
Sono soprattutto città universitarie e grandi poli produttivi, con effetti sul mercato del lavoro e sulla competitività dei territori, le realtà in cui l’affitto assorbe la quota maggiore dello stipendio netto. Anche in questo caso, a fronte dell’estremo minimo de L’Aquila (incidenza del 30%), Milano è prima con il 73%, seguita da Firenze (62%), con Bologna, Venezia, Roma, Padova, Verona e Pisa oltre il 50%.

Alberto Minazzi

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Tag:  affitti, mutui