Dagli smartphone ai frigoriferi, i produttori saranno chiamati a riparare i prodotti anche oltre la garanzia, se recuperabili. Cosa prevede la direttiva europea e quali vantaggi porta ai consumatori
Per anni sostituire un prodotto è stato spesso più semplice e conveniente che aggiustarlo.
Ora l’Europa prova a ribaltare questa logica con il diritto alla riparazione, una riforma che punta a ridurre gli sprechi, allungare la vita di elettrodomestici e altri dispositivi e rafforzare le tutele dei consumatori.
Con le nuove norme europee, recepite dall’Italia, i produttori dovranno intervenire sui beni difettosi quando sarà tecnicamente possibile, anche dopo la scadenza della garanzia legale.
Una svolta destinata a incidere sui costi sostenuti dalle famiglie e sulla quantità di rifiuti prodotti ogni anno: secondo i dati di Assoutenti almeno 35 milioni di tonnellate.
La direttiva europea e il diritto alla riparazione
Proprio per questi motivi, l’Unione Europea ha adottato, nel 2024, una direttiva che introduce il cosiddetto “diritto alla riparazione”, concedendo agli Stati membri un periodo di 2 anni per recepirla nel proprio ordinamento.

In tal senso, l’Italia si è già attivata, attraverso uno schema di decreto legislativo attuativo per la modifica del Codice del consumo. Il testo, inviato il 9 luglio al Parlamento, dovrà essere quindi licenziato dal Senato entro fine mese. Con l’entrata in vigore delle nuove regole sarà introdotto l’obbligo, gravante sui produttori, di riparare i beni di consumo rotti o difettosi, ma tecnicamente recuperabili, anche oltre il periodo di garanzia legale. Incentivando la riparazione, aumenteranno così le tutele per i consumatori e si ridurrà lo smaltimento prematuro dei prodotti, “spingendo i fabbricanti a realizzare prodotti che durino di più nel tempo”, sottolinea il presidente Assoutenti, Gabriele Melluso. A quali beni si applica il diritto alla riparazione L’obbligo di riparazione si applica alle sole categorie di beni per le quali l’Ue fissa requisiti minimi di riparabilità. È già previsto un futuro ampliamento dell’elenco, che al momento comprende innanzitutto una serie di prodotti di elettronica personale come telefoni cellulari e smartphone, tablet, telefoni cordless, display elettronici come televisori e monitor per PC, server e prodotti di archiviazione dati.Vi è poi una serie di elettrodomestici per la casa: piccoli e grandi. Ovvero aspirapolvere, lavatrici, lavasciuga, asciugatrici, lavastoviglie e apparecchi di refrigerazione, cioè frigoriferi e congelatori. Ricadono tra le tipologie coperte dal diritto alla riparazione anche impianti come gli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale (stufe ed emettitori di calore domestici), mezzi di trasporto leggeri dotati di batteria (dai monopattini elettrici alle biciclette a pedalata assistita o e-bike) e apparecchiature di saldatura.

Cosa prevede il diritto alla riparazione
La direttiva punta a rendere la riparazione più facile, veloce ed economica, anche se la gratuità è prevista solo durante il periodo di garanzia. Vige comunque la regola del prezzo “ragionevole”, se l’intervento avviene entro un tempo congruo. A tal fine, la normativa prevede un modulo europeo che il riparatore dovrà consegnare al consumatore prima di iniziare il lavoro con tutte le informazioni, valide 30 giorni, sulla riparazione: tempistiche, prezzi e tipologia degli interventi. Il modulo dovrà inoltre indicare un eventuale prodotto sostitutivo, in quanto è previsto che, qualora la riparazione sia impossibile, il fabbricante (o in alternativa il suo rappresentante autorizzato nell’Unione Europea o l’importatore nel caso in cui la sede della ditta ne sia al di fuori) può offrire al consumatore un bene ricondizionato. I produttori sono inoltre tenuti a rendere disponibili parti di ricambio e strumenti originali a prezzi che non scoraggino la riparazione.
Le altre novità
Quando il bene difettoso sia riparato ancora in garanzia, questa si allunga di un anno dal momento della riparazione.
Entro il 31 luglio 2027, inoltre, la Commissione Ue dovrà realizzare l’interfaccia comune di una piattaforma online europea per la riparazione per facilitare al consumatore la ricerca di riparatori, venditori di beni ricondizionati e centri assistenza nella propria zona. La piattaforma dovrà quindi essere pienamente operativa entro il 1° gennaio 2028.

Nella piattaforma saranno inseriti anche i riferimenti di acquirenti di merci difettose a fini di ricondizionamento e quelli a iniziative di tipo partecipativo che aiutino a tenere in vita il prodotto stesso. Sul fronte della progettazione e della produzione, infine, le norme europee introducono l’obbligo per le aziende di mettere in commercio elettrodomestici o apparecchi tecnologici “ecocompatibili”, ovvero che risultino facilmente aggiustabili e riciclabili.
Alberto Minazzi



