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Sanità e autonomia, il Veneto risponde a GIMBE: “Non è uno spacca Italia”

Sanità e autonomia, il Veneto risponde a GIMBE: “Non è uno spacca Italia”
Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale del Veneto

Dopo i rilievi in Senato della Fondazione GIMBE, il presidente Stefani difende la riforma e rilancia il modello veneto: più risorse, territorio al centro e autonomia come leva per rafforzare la sanità

La discussione sull’autonomia differenziata entra nel vivo proprio nel cuore del sistema sanitario veneto.
Dopo i rilievi sollevati in Senato dalla Fondazione GIMBE, che di fatto colpiscono direttamente alcune delle competenze sanitarie che il Veneto ha chiesto di ottenere con l’autonomia differenziata sostenendo che si potrebbe creare una disparità tra Regioni , arriva la risposta netta del presidente veneto Alberto Stefani.
“La riforma sull’autonomia non è uno ‘spacca Italia’, ma un’opportunità che la Costituzione riconosce ai territori. Il Veneto ha deciso di coglierla e per questo tiriamo dritto senza esitazioni”, asserisce difendendo la linea di Palazzo Balbi e rilanciando la visione di un nuovo modello sanitario.
“La riforma Calderoli non esclude nessuno – aggiunge -. Ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”.

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Alberto Stefani, presidente Regione Veneto

Il nodo, infatti, è tutto qui: da un lato la prospettiva di Regioni più autonome nella gestione delle risorse e dei servizi, dall’altro il timore che questo possa tradursi in differenze crescenti tra territori. Stefani, però, ribalta la lettura: “Equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi”, insiste, aggiungendo che “i Veneti hanno diritto ad una sanità migliore, sempre più vicina ai territori e alle esigenze delle persone”.

La visione del Veneto: una sanità da oltre 14 miliardi

Nel frattempo, la Regione mette in fila i numeri della sanità 2026, un sistema che si conferma il cuore della manovra finanziaria. Una partita che vale oltre 11,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono 2,5 miliardi di anticipazioni di cassa, per una dotazione complessiva che arriva a 14,45 miliardi.
Una cifra che non è solo contabilità, ma indirizzo politico.
La cornice dentro la quale si muove il bilancio sanitario veneto comprende lavori valorizzati, pazienti al centro dell’intero sistema, medicina territoriale rafforzata.

Territorio e medicina di prossimità: la scommessa della Regione

Uno dei pilastri dichiarati è proprio il ritorno della sanità vicino ai cittadini. “L’obiettivo – aveva già rilevato Stefani presentando il progetto– è sostenere l’attuazione delle linee programmatiche di legislatura, con la massima attenzione alle fasce deboli della popolazione”.
Su questo punto si innesta anche il lavoro della Giunta per rafforzare la medicina territoriale, considerata sempre più strategica in un sistema sotto pressione.

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L’aveva nell’occasione sottolineato anche l’assessore alla Sanità Gino Gerosa : “Investire sulla sanità territoriale significa rafforzare il diritto alla cura e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario”.

Dentro questa visione si inserisce anche una misura simbolica e concreta allo stesso tempo: 4,5 milioni di euro in tre anni per equiparare le borse di specializzazione dei medici di medicina generale, ritenuti “presidio essenziale di prossimità”, a quelle delle altre specializzazioni. .

Numeri, prestazioni e il confine tra Lea ed extra-Lea

Il bilancio sanitario veneto entra nel dettaglio delle prestazioni, distinguendo tra livelli essenziali di assistenza e servizi aggiuntivi finanziati dalla Regione.
Proprio per questo, accanto agli 11,76 miliardi per i Lea, sono stati stanziati ulteriori 17,5 milioni alle prestazioni extra-Lea, finanziate con risorse regionali.
Tra queste rientrano interventi su salute mentale, malattie rare, procreazione medicalmente assistita, esenzioni ticket e anche servizi meno tradizionali ma sempre più richiesti come pet therapy e terapia del sorriso. Ampliando la risposta sanitaria a bisogni emergenti e spesso fragili.

Investimenti e strutture: il futuro della sanità veneta

Accanto alla spesa corrente, c’è poi il capitolo degli investimenti.
Il bilancio 2026 prevede 163,9 milioni di euro per edilizia sanitaria e tecnologie, con un focus su modernizzazione e nuove strutture.
Tra i progetti simbolo c’è il nuovo Hospice pediatrico di Padova, definito centro regionale per le cure palliative pediatriche, con uno stanziamento di quasi 9 milioni di euro.
Un intervento che, nelle parole della Giunta, rappresenta una delle opere più significative del piano sanitario.

Consuelo Terrin

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