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Vaiolo delle scimmie: 505 casi in Italia, nuova circolare del Ministero

Vaiolo delle scimmie: 505 casi in Italia, nuova circolare del Ministero

In 4 giorni, 26 nuovi casi di Monkeypox.
Aggiornate la definizione di “caso” e le procedure da seguire

L’ultima “fotografia” della situazione è quella del bollettino emesso dal Ministero della Salute il 2 agosto.
Con un incremento di 26 casi confermati in soli 4 giorni, gli Italiani che si sono infettati con il monkeypox, il vaiolo delle scimmie, sono arrivati a 505.
Il direttore generale del Ministero della Salute, Giovanni Rezza, ha così ritenuto necessario firmare una nuova circolare, che rivaluta le indicazioni contenute in quella dello scorso 25 maggio.
E all’ospedale Spallanzani di Roma è tutto pronto, non appena il Ministero fornirà indicazioni per le modalità di reclutamento, per partire con la vaccinazione.

Il bollettino

Scendendo nel dettaglio della più recente rilevazione, dei 505 casi confermati, solo 4 riguardano donne.
Il range di infetti va da 20 a 71 anni, con un‘età media di 37 anni. I casi collegati a viaggi all’estero sono 149.
A livello regionale, il maggior numero di malati di vaiolo delle scimmie è lombardo (232 casi, +16), poi vengono Lazio (104, +3), Emilia Romagna (57, +2) e Veneto (33 casi, dato stabile).

Oltre i 10 casi anche Piemonte (18, invariato) e Toscana (17, +1). Appena sotto, a quota 9, ci sono invece Friuli Venezia Giulia (nessun nuovo caso negli ultimi 4 giorni), Liguria (+1) e Puglia (+1).
Si è registrato infine un primo caso confermato anche in Sardegna, mentre rimangono a 0 solo Basilicata, Calabria, Molise, Umbria e Valle d’Aosta.

La circolare. Obiettivo interrompere la catena di trasmissione

Gli aggiornamenti contenuti nella nuova circolare ministeriale riguardano la definizione di caso, e le modalità di segnalazione, tracciamento dei contatti e gestione dei casi, oltre a note tecniche per la diagnosi di laboratorio.
Alla base del documento, condiviso con l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive IRCSS ‘Lazzaro Spallanzani’, le Regioni e le Province Autonome, le nuove informazioni fornite dagli organismi internazionali.
Il punto di partenza è la nuova definizione di “caso” ai fini della sorveglianza da applicare “nell’attuale epidemia di vaiolo delle scimmie in paesi non endemici”. “Tali definizioni – premette la circolare” non devono essere utilizzate per guidare la gestione clinica.
“Sono state sviluppate – prosegue il documento – con l’obiettivo di identificare i casi e interrompere le catene di trasmissione. Quanto di seguito indicato potrebbe subire ulteriori revisioni alla luce di future evidenze”.

vaiolo

Le nuove definizioni di “caso”: sospetto, probabile, confermato e scartato

Si definisce “caso sospetto” “una persona di qualsiasi età che presenti dal 1° gennaio 2022 un’eruzione cutanea acuta o una o più lesioni acute della cutee insieme uno o più di alcuni segni o sintomi: dal mal di testa all’insorgenza acuta di febbre superiore a 38,5°, linfoadenopatia, mialgia, mal di schiena o astenia.
Il quadro clinico delle eruzioni cutanee acute e delle lesioni non deve inoltre essere completamente spiegato da alcune cause comuni come varicella, herpes o morbillo. In presenza di un quadro clinico riconducibile a monkeypox non è però necessario attendere i risultati di laboratorio negativi per tali cause comuni.

21 giorni di incubazione

È invece “caso probabile” “una persona che “presenti uno o più dei seguenti elementi: un legame epidemiologico, un’esposizione ravvicinata prolungata faccia a faccia senza adeguati dispositivi di protezione o un contatto fisico diretto con la pelle, le lesioni cutanee o materiali contaminati di un caso probabile o confermato di vaiolo delle scimmie nei 21 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi; rapporti con partner sessuali multipli o anonimi nei 21 giorni precedenti la comparsa dei sintomi; particolari livelli anticorpali o un test positivo all’OPXV.
I casi diventano “confermati” o “scartati” dopo gli appositi test in laboratorio. E in solo caso è considerato un “focolaio”.

I casi sospetti devono essere segnalati

La circolare mira a “identificare rapidamente i casi, i cluster e le fonti di infezione il prima possibile al fine di fornire un’assistenza clinica ottimale, isolare i casi per prevenire un’ulteriore trasmissione, identificare e gestire i contatti, proteggere gli operatori sanitari in prima linea, identificare i gruppi a maggior rischio di infezione e adottare misure efficaci di controllo e prevenzione, basate sulle vie di trasmissione più comunemente identificate”. I casi sospetti, probabili o confermati devono essere segnalati immediatamente alle autorità sanitarie regionali e nazionali.

Isolamento e mascherina chirurgica

È previsto, tra le norme di comportamento da mantenere da parte dei soggetti definiti “casi” anche l’“isolamento in stanza dedicata, quando sono a casa”. Inoltre, fino alla guarigione dell’eruzione cutanea, devono usare oggetti domestici dedicati, evitare il contatto con persone immunocompromesse, evitare contatti stretti o intimi, provvedere ad un’accurata igiene delle mani e respiratoria, utilizzare una mascherina chirurgica in caso di contatto con altre persone.

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mascherina usa e getta

Niente sesso e nessun contatto neanche con gli animali domestici

Ancora, astenersi dall’attività sessuale fino alla caduta delle croste, lasciare la propria abitazione solo temporaneamente,
evitare il contatto con qualsiasi mammifero da compagnia.
Per la gestione dei rifiuti urbani dei malati da vaiolo delle scimmie “si raccomanda di interrompere la raccolta differenziata”, conferendo i rifiuti con particolare cura.
Per permettere la rapida identificazione di nuovi casi, la circolare prevede anche il tracciamento dei contatti.
Raccomandate, per i contatti “stretti” una serie di attività: dall’automonitoraggio della febbre, all’astensione dalle attività sessuali per 21 giorni dall’ultima esposizione, all’attenta igiene delle mani e respiratoria. Per i contatti “a basso rischio”, possibile invece una semplice sorveglianza passiva.

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La trasmissione del contagio e la terapia

“La contagiosità dell’MPX – chiarisce il Ministero – è legata principalmente alla presenza dell’eruzione cutanea, anche se le lesioni sono poche; tuttavia, anche i pazienti con sintomi prodromici (quali febbre, mialgia, affaticamento e cefalea) possono trasmettere il virus. Attualmente, nessuna evidenza disponibile suggerisce l’esistenza di una trasmissione pre-sintomatica di MPXV”.
E aggiunge: “Se per identificare il caso indice o il luogo di infezione si effettua anche il tracciamento a ritroso dei contatti sessuali, il periodo di riferimento deve coprire i 21 giorni precedenti la comparsa dei sintomi”.
In specifici contesti ambientali ed epidemiologici, sulla base delle valutazioni delle autorità sanitarie” potrebbe inoltre essere “richiesta l’applicazione di misure quarantenarie”.

Tra prevenzione e cura

“L’adozione di contromisure di tipo medico farmacologico, inclusi specifici antivirali (Tecovirimat autorizzato da EMA – Agenzia Europea per i Medicinali) – precisa quindi la circolare – può essere presa in considerazione nell’ambito di protocolli di uso sperimentale o compassionevole, in particolare per coloro che presentano sintomi gravi o che possono essere a rischio di scarsi risultati, come le persone immunodepresse”.
I vaccini attualmente disponibili contro il virus del vaiolo possano garantire una certa efficacia anche nei confronti della malattia del vaiolo delle scimmie, sebbene i dati a supporto di tale ipotesi al momento siano ancora limitati”. È per questo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, al momento, non ha richiesto né raccomandato una vaccinazione di massa.

La vaccinazione

La maggior parte delle raccomandazioni fornite dall’Oms riguarda dunque l’uso “off-label” dei vaccini.
Al momento, l’unico vaccino antivaiolo autorizzato nell’Unione Europea dall’Ema, l’Agenzia europea del farmaco è l‘Imanvex, basato sul virus vivo modificato. “Apposite indicazioni sulla strategia di vaccinazione in Italia contro il vaiolo delle scimmie saranno fornite con successiva pubblicazione”, conclude la circolare del Ministero.
L’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato ha però già comunicato che l’Istituto per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma sarà “presto pronto a partire con il vaccino del vaiolo per monkeypox”.
Secondo quanto reso noto dalla Regione, il vaccino contro il vaiolo delle scimmie prevederebbe una doppia somministrazione con un intervallo di 2-3 mesi.
“Lo Spallanzani – conferma il direttore generale dell’Istituto, Francesco Vaia, – ha offerto la propria disponibilità ad essere centro regionale di riferimento per la vaccinazione per il monkeypox. Abbiamo inoltre offertola nostra expertise, anche con il contributo delle Associazioni, per una corretta campagna di informazione. Attendiamo le linee guida ministeriali alle quali stiamo attivamente collaborando”.

Alberto Minazzi

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