Dagli Angeli del fango di Firenze ai volontari del Covid, passando per terremoti e calamità: la straordinaria capacità degli italiani di fare squadra nei momenti più difficili
I primi giorni di novembre sono passati alla storia recente d’Italia soprattutto per i devastanti effetti dell’acqua sul territorio. A partire da quel 4 novembre 1966 di cui ricorre quest’anno il 60° anniversario, quando gli straripamenti del fiume Arno misero in ginocchio la Toscana, a partire da Firenze.
Un disastro naturale di portata tale da far passare in secondo piano quella che, nello stesso anno, con un picco di 194 cm sul livello del mare, fu la maggior acqua alta della storia moderna di Venezia.
Ribattezzata “Aqua Granda”, rischiò di essere superata dai 187 cm 12 novembre 2019, ultimo grande evento di marea prima dell’entrata in vigore del Mose.
Quel che accadde 7 anni fa in Laguna fece scattare una vera e propria gara di solidarietà, che coinvolse in particolare oltre 3 mila giovani volontari tra 15 e 24 anni, poi premiati come “Veneziani dell’anno” e non a caso ribattezzati “Angeli dell’acqua”, con un riferimento implicito agli “Angeli del fango” di Firenze 1966.
Perché, anno dopo anno, una caratteristica degli italiani che non è mai venuta meno, raggiungendo il massimo livello proprio in occasione delle maggiori difficoltà, è la generosità nel mettersi a disposizione e aiutare le persone messe più duramente alla prova dagli eventi avversi della vita.

Un’Italia che fa l’Italia
Un riconoscimento di tutto ciò è arrivato attraverso il nuovo report pubblicato dalla Fondazione Symbola proprio in occasione dell’importante ricorrenza dell’alluvione di Firenze. Intitolato “Un’Italia che fa l’Italia: 10 storie diverse di un Paese generoso”, il documento raccoglie storie che attraversano 60 anni di vita nazionale e raccontano la capacità degli italiani di mobilitarsi quando una comunità è in difficoltà.
“Ci sono momenti in cui un Paese si riconosce nei gesti più che nelle parole”, sottolinea in apertura Symbola. “Non un’Italia senza contraddizioni, ma un Paese che nei momenti decisivi sa trasformare la solidarietà in azione concreta”.
Sono state così scelte 10 storie, accomunate dalla forza della solidarietà che si traduce in azioni concrete e legate ad altrettanti simboli: una pala, una nave, una casa aperta, una stampante 3D, un campo lasciato all’acqua.
“Storie che danno corpo all’idea del Manifesto di Assisi di un’Italia a misura d’uomo, che non lascia indietro e non lascia solo nessuno”, prosegue la presentazione del dossier da parte della Fondazione. Sono i momenti in cui l’Italia riesce a mostrare il meglio di sé, scegliendo, di fronte a un’emergenza, di non voltarsi dall’altra parte.
Le 10 “storie di un Paese generoso”
Proprio il fatto che Venezia 2019 non sia tra quelle selezionate nel report la dice lunga su quante siano le storie meritevoli di racconto che hanno contrassegnato gli ultimi 60 anni del nostro Paese.
Quella “di copertina” è stata ovviamente il racconto di “Firenze 1966: l’alluvione e gli angeli del fango”, per ricordare l’arrivo nel capoluogo toscano di migliaia di giovani volontari da tutta Italia e dall’estero per salvare la città e il suo patrimonio.

Subito dopo, Symbola ha messo insieme il racconto dei 2 terremoti, quello del Friuli del 1976 e dell’Irpinia nel 1980, in cui la mobilitazione nazionale spontanea di volontari, militari e cittadini fornì anche l’impulso per la nascita della nostra Protezione Civile.
Ma la generosità italiana travalica anche i confini, come testimoniano l’impegno della Marina militare in Vietnam nel 1979 per salvare e accogliere i profughi e l’ospitalità diffusa offerta da famiglie, associazioni, parrocchie e Comuni a migliaia di bambini provenienti da Chernobyl dopo il disastro nucleare.

Il report procede raccontando l’impegno di pescatori, cittadini e soccorritori nel salvataggio e nell’ospitalità offerta ai migranti sull’“isola dell’accoglienza”, Lampedusa. Si torna all’estero, Haiti 2010, per la missione umanitaria dopo un altro terremoto. E poi una storia “piccola” ma non meno importante: la mobilitazione spontanea di lavoratori, consumatori, cittadini e territorio a sostegno del pastificio Rummo di Benevento dopo l’alluvione del 2015.

Il ricordo corre quindi al Covid, marzo 2020, con la rete spontanea sorta nel pieno della pandemia per poter trasformare maschere da snorkeling in strumenti per la respirazione di emergenza, aiutando gli ospedali e salvando molte vite.

Il quaderno si chiude infine con il sacrificio dei propri campi della più antica cooperativa italiana per salvare Ravenna da un’inondazione e la collaborazione tra impresa, Caritas e territorio a Montefalco, in Umbria, per dare lavoro e offrire percorsi di integrazione ai richiedenti asilo.
Alberto Minazzi



