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A Padova la sfida mondiale del dibattito: 4 Paesi si affrontano a colpi di parole

A Padova la sfida mondiale del dibattito: 4 Paesi si affrontano a colpi di parole

Dal 4 al 6 novembre l’Università di Padova ospita le finali di Botta e Risposta World Cup: squadre da tutto il mondo si sfidano nell’arte oratoria

Discutere è un’arte e, in quanto tale, vuole la sua tecnica.
Ma siamo ancora in grado di farlo senza arrivare allo scontro?
Sappiamo ancora dibattere (ascoltare, comprendere, domandare e controbattere, difendersi e replicare) senza trasformare le nostre idee in battaglie personali?
A Padova c’è una vera e propria palestra in cui allenarsi e dal 4 al 6 novembre vi si terrà la prima competizione internazionale di Botta e Risposta World Cup.
Organizzata dal dipartimento FISPPA dell’università di Padova, dalle associazioni Palestra di Botta e Risposta e Dico – Dibatto e Comunico e dalla fondazione Piazzola Futuro – punta a insegnare “un modo di stare al mondo che contempli un confronto felice tra parti divergenti, al fine di una migliore comprensione delle cose e degli altri”, spiegano gli “allenatori” Caterina Timpretti e Gianluca Pedron.
L’importante non è tanto vincere o convincere quanto “mettere alla prova un’idea – rileva il titolare della cattedra di Teoria dell’argomentazione e promotore della Palestra di Botta e Risposta Adelino Cattani – in un periodo in cui la capacità di dialogo si è persa a causa della velocità dei nostri tempi e della comunicazione per slogan e, anche a scuola, spesso si impara a esporre, non a sostenere una propria tesi, confondendo spesso la contestazione a un’idea con la contestazione alla persona stessa, tramutando l’obiezione in offesa”.

botta e risposta

Quattro squadre, tre sfide e una coppa mondiale

Durante la finale di Botta e Risposta World Cup si affronteranno le 4 squadre internazionali che si sono classificate sulle tredici coinvolte e provenienti da Europa, America, Africa e Asia.
I dibattiti hanno riguardato temi filosofici e altri di stringente attualità. Semifinali e finali si svolgeranno in tre giornate, in tre diverse sale dell’ateneo padovano (il quale patrocina l’evento insieme all’associazione Alumni). Mercoledì 4 novembre si terrà la prima semifinale tra la squadra italiana e la compagine del Kosovo (ore 16, via Domenico Campagnola). Il topico – ovvero il tema scelto dagli organizzatori e sul quale le due squadre dovranno prepararsi e discutere – sarà “conoscere meno ci fa più felici?”. Giovedì 5 novembre sarà il turno invece della squadra degli Stati Uniti contro la selezione Albania-Bielorussia (ore 16, Salone Maldura), sul topico “la dedizione è più importante del talento?”. Infine, la finale di venerdì 6 novembre, tra le due squadre vincitrici nelle due giornate precedenti. Il topico su cui i dibattenti dovranno discutere, dalle 10 in Sala dei Giganti di Palazzo Liviano, sarà “la democrazia è la miglior forma di governo?”. Tutti i dibattiti saranno tenuti in inglese.
L’ingresso ai dibattiti del Botta e Risposta World Cup è gratuito, fino a esaurimento posti. È possibile prenotare il proprio posto seguendo le indicazioni della pagina social dell’associazione Palestre di Botta e Risposta.

botta e risposta

Oxford, Australia e Padova: le regole mondiali del dibattito

I dibattiti che si terranno durante il Botta e Risposta World Cup non seguiranno dei semplici ‘botta-e-risposta’ all’interno di un lasso di tempo prestabilito. Infatti, ogni dibattito “sportivamente” inteso segue un protocollo ben preciso.
Nel mondo ne esistono di svariati: in Australia, per esempio, vige il World Schools Debate, nato nel 1988 e che vede tre oratori per fazione argomentare su una mozione. L’Oxford Style, invece, si ispira alla tradizione del dibattito dell’Oxford Union, società fondata nel 1823 in Inghilterra; sempre due squadre una opposta all’altra, sempre un singolo tema, l’Oxford si differenzia per i possibili interventi dal pubblico.
Il Botta e Risposta World Cup seguirà invece il protocollo italiano Patavina Libertas, ideato dal professor Adelino Cattani tra il 2001 – anno in cui viene attivata la cattedra di Teoria dell’argomentazione, primo insegnamento inerente al dibattito in Italia – e il 2006, quando il protocollo ha iniziato a diffondersi nelle scuole superiori del Veneto, attraverso l’attività divulgativa di Palestra di Botta e Risposta.

Sette fasi, due squadre e una giuria: come funziona il dibattito alla padovana

Il protocollo di dibattito Patavina Libertas si svolge secondo fasi ben precise.
In ogni dibattito ci sono una squadra ‘pro’ e una squadra ‘contro’. Ogni squadra, composta da un numero variabile di persone che parte da un minimo di quattro, deve occuparsi di preparare prima della gara un ‘prologo’, una ‘prima’ e una ‘seconda’ argomentazione, chiarendo la propria posizione, scegliendo gli argomenti da portare e cercando di individuare punti deboli e possibili confutazioni a cui potrebbero esporsi. Durante la gara, invece, le due squadre devono improvvisare le fasi del ‘dialogo socratico’, della ‘replica’ e della ‘difesa’, e infine ‘l’epilogo’, con il quale chiudere il dibattito. Alla fine della competizione, ogni squadra riconosce i meriti dell’altra, svelando le proprie difficoltà.
Sta poi alla giuria valutare il dibattito tra le due squadre, dare un punteggio che varia in base al lessico, all’eloquio, alla comunicazione para e non-verbale e alla chiarezza espositiva e quindi proclamare la squadra vincitrice.

Due minuti per mettere in crisi l’avversario: il dialogo socratico

Particolarmente importante nel Patavina Libertas è il ‘dialogo socratico’, ovvero la fase in cui un disputante ha due minuti di tempo per porre domande ficcanti e incisive al quale l’avversario è tenuto a rispondere. Il dialogo è gioco-forza improvvisato, e testa sia la bravura del ‘socrate’ nel porre le domande giuste per destabilizzare l’avversario, sia la bravura dell’argomentatore nel reggere la propria posizione. Si tratta l’essenza nella quale si gioca un dibattito, il momento nel quale si concretizza la formazione sulla quale il professore Adelino Cattani ha incentrato tutta una vita di studi, in difesa dell’arte oratoria e dell’individuazione delle fallacie (ovvero gli errori che si fanno nel ragionamento comunicativo), al motto del disputator cortese: “Convincere senza rinunciare a convivere”.
“La presenza di regole e tempistiche precise, di un’etica esplicita da tenere durante il dibattito e il riconoscimento, fase che non prevede giudizio e che fa esprimere alle due squadre una dichiarazione congiunta sulla validità del dibattito che si è appena tenuto sono i tre elementi fondamentali di ogni buon dibattito – ricorda Cattani -. In questo modo chi dibatte si immedesima nelle posizioni degli altri e impara a ‘convivere’, piuttosto che convincere. E poi, c’è l’aspetto ludico del piacere di discutere, che non guasta mai”..

Damiano Martin

 

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