Con Mille e Tre, Mark Edward Smith e Federica Repetto intrecciano i loro sguardi in un racconto fotografico fatto di volti, viaggi e incontri
Un centinaio di fotografie per lo più in bianco e nero con un unico filo conduttore: il ritratto.
Gli spazi del ristorante Al Colombo, in Corte del Teatro a Venezia, presentano fino al 7 novembre la bipersonale Mille e Tre di Mark Edward Smith e Federica Repetto, esposizione che si inserisce nella tradizione del locale veneziano di accogliere l’arte attraverso una collezione permanente e proposte dedicate alla contemporaneità.
Il titolo dell’esposizione richiama il celebre verso del Don Giovanni di Mozart: “Ma in Ispagna son già mille e tre”, un’opera amata da Mark Edward Smith e dalla curatrice Peggy Milleville che hanno così voluto intrecciare quel ricordo con le storie e i volti esposti. La mostra presenta una selezione di immagini provenienti dall’archivio di Mark Edward Smith, incluse quelle applicate su un pannello in legno proveniente dallo studio dell’autore, le uniche a colori: un percorso fotografico che attraversa reportage di viaggio, arte e architettura, dove il ritratto diventa traccia di un incontro e memoria di un momento di vita.
Non soltanto la rappresentazione di una persona, ma il risultato della relazione che si crea davanti all’obiettivo. A questo sguardo rivolto agli altri risponde Federica Repetto che rovescia la prospettiva e porta davanti all’obiettivo il fotografo stesso.

Mark Edward Smith ritratto da Federica Repetto
La serie è stata realizzata recentemente nello studio di Smith: non soltanto luogo di lavoro, ma spazio personale che entra nelle fotografie attraverso oggetti, immagini e tracce della sua storia.
Mark Edward Smith diventa così il soggetto di un ritratto costruito nel suo ambiente, osservato attraverso lo sguardo di un’altra fotografa.
“In questi ritratti le immagini, realizzate appositamente per Mille e Tre, spostano il punto di osservazione: chi abitualmente guarda attraverso l’obiettivo passa dall’altra parte della macchina fotografica. È in questo rovesciamento che si costruisce uno degli elementi centrali del progetto. Il rapporto tra fotografo e soggetto cambia direzione e il ritratto diventa uno spazio nel quale si incontrano osservazione, interpretazione e identità”, spiega Federica Repetto.

Un dialogo tra memoria, incontri e identità
A mettere in relazione i due percorsi è la curatrice Peggy Milleville. Da una parte l’archivio di Smith e la memoria degli incontri; dall’altra un lavoro nato nel presente e costruito da Federica Repetto intorno alla figura dello stesso fotografo. Un gioco di rimandi tra chi guarda e chi viene guardato, tra fotografo e soggetto, memoria e presente, che trova nel ritratto il punto di contatto tra due esperienze fotografiche differenti.
Per Repetto il progetto espositivo si inserisce in una ricerca fotografica sviluppata negli anni parallelamente all’attività giornalistica, attraverso esperienze di formazione con diversi maestri, da Manfredo Manfroi a Olivero Toscani, mostre personali e collettive e la sperimentazione di differenti tecniche fotografiche.
Per Mark Edward Smith, fotografo di lungo percorso con oltre 50 mostre personali e 75 libri pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Stati Uniti, Corea, Giappone, “Mille e Tre” rappresenta un viaggio a ritroso attraverso il tempo e i luoghi, scandito dai suoi innumerevoli e spesso imprevisti incontri.

L’intesa dietro l’obiettivo: Federica Repetto racconta Mark Edward Smith
“Il ritratto nasce di volta in volta da un’espressione, da un gesto, dalla luce o dal rapporto tra la persona e lo spazio che la circonda. Questa mostra raccoglie una selezione di frammenti che restituisce la dimensione del viaggio, un elemento che attraversa l’intero mio percorso fotografico”, commenta Mark Edward Smith.
“Conosco Mark da quando ero bambina. Abitavo anch’io nei pressi di Calle de la Piscina e ricordo quando lo vedevo correre per Venezia con la sua immancabile macchina fotografica, quasi fosse una seconda pelle – racconta Repetto – Nel 2018 venne a vedere un mio lavoro nell’ambito del progetto ideato da Lisette Caputo per valorizzare il vetro di Murano. Fu allora che scoprì la mia passione per la fotografia. Per me, fotografare un fotografo come lui, abituato da una vita a osservare il mondo attraverso il proprio obiettivo, poteva sembrare una sfida. In realtà è stato tutto molto naturale. Per una volta era lui a trovarsi davanti alla macchina fotografica e io ho cercato di raccontarlo attraverso il mio sguardo. Ho realizzato circa 150 scatti e ne ho selezionati 18 per la mostra. La soddisfazione più grande è arrivata quando gli ho mostrato la selezione: mi ha detto che avrebbe scelto esattamente le stesse fotografie. Una grande sintonia”.
Mark Edward Smith è stato anche uno dei protagonisti di Venice Paople, il progetto fotografico e video, work in progress, che Repetto dedica ai volti e alle storie di Venezia.
Una vita in viaggio attraverso la fotografia
Mark Edward Smith, autore di oltre 800.000 immagini donate nel 2021 alla Fondazione Querini Stampalia, è nato in Marocco nel 1942 da famiglia inglese. Da 53 anni si dedica alla fotografia professionale specializzandosi in reportage di viaggio, arte, architettura e nudo, collaborando anche con Hemut Newton, Marc Rboud e Eliott Erwitt.

Stato: Italia
Regione: Puglia
Provincia: Br
Città: Ostuni
Soggetto:
Parola chiave:
“Le mie foto selezionate per Mille e Tre erano in origine tutte a colori, ma abbiamo scelto di virarle al bianco e nero per dare un effetto più documentaristico, estetizzante e grafico alla mostra – spiega Smith – Il colore, inoltre, rischia a mio avviso di deviare dal soggetto, togliendo essenzialità al ritratto”.
Gli scatti risalgono ai tanti viaggi (dal 1977 – 2025) fatti da Smith in Romania, Austria, Francia, Polonia, Mali, Etiopia, Algeria, Istanbul e Thailandia per documentare località, costumi e aree anche fuori dai circuiti di massa.
“Purtroppo oggi la fotografia ha perso il suo intrinseco valore di unicità – dice -.Tutti si sentono fotografi, tanti si improvvisano e lavorano con l’AI e il mercato ne ha risentito. I giornali di viaggio cartacei sono per lo più sparititi mentre internet è satura di immagini di dubbia provenienza”.
Claudia Meschini



