Dopo 7 anni di lavori di restauro, dal 22 ottobre si potrà nuovamente visitare una delle più importanti collezioni di arte e cultura ebraica in Italia, nel cuore del Ghetto più antico al mondo
Un museo tutto nuovo che ritorna a splendere per raccontare una storia antica, profondamente legata alla città e al tempo stesso universale. E’ il MEV – Museo Ebraico di Venezia che, insieme a 3 delle 5 sinagoghe presenti in città, riapre le sue porte a chiunque desideri visitarlo giovedì 22 ottobre, al termine di un importante progetto di restauro, ampliamento e riorganizzazione degli spazi che custodiscono alcuni tra gli oggetti liturgici più antichi e preziosi al mondo.
Insieme al MEV, si potranno nuovamente ammirare la scola Tedesca, la scola Italiana e la Canton. Le sinagoghe nel campo Ghetto Novo sono integrate nel percorso museale senza perdere la loro identità di luoghi di culto, restituendo al pubblico la possibilità di comprenderne il valore storico, artistico e spirituale. E sono tutte in dialogo tra loro, comprese le due sinagoghe del Ghetto Vecchio, la Levantina e la Spagnola.
Una tipica abitazione ricostruita svela la vita quotidiana ebraica
“Dopo tanti anni di importanti lavori – spiega il vicepresidente della Comunità ebraica, Paolo Navarro Dina – restituiamo alla città un Museo completamente restaurato e riqualificato, una struttura più grande e ricca di preziosi contenuti con una superficie espositiva passata da 1.400 a 1.700 metri quadrati, oltre alle 3 sinagoghe incluse nel percorso Museale che sono state riportate agli antichi splendori grazie a un magistrale recupero architettonico. Il Museo riprenderà così la sua opera di informazione, conoscenza e attività per far conoscere il mondo ebraico, le tradizioni, la cultura, la vita quotidiana di una delle più antiche comunità ebraiche d’Europa”.

La nuova struttura non vanta solo nuove sale espositive permanenti e temporanee, ma anche bookshop, una biblioteca e un archivio accessibili a studiosi e ricercatori, nuovi spazi dedicati alla didattica e alle scuole e una particolare attenzione all’accessibilità. L’allestimento ha ampliato il racconto nella vita in Ghetto. Accanto alle collezioni e alla dimensione religiosa è ora possibile conoscere più da vicino la quotidianità della comunità attraverso la ricostruzione di una tipica abitazione ebraica insieme a installazioni multimediali e contenuti immersivi per tutte le generazioni e nazionalità.
Il rinato percorso espositivo
Fondato nel 1954 dalla Comunità ebraica di Venezia, il MEV che si trova nel Ghetto più antico al mondo custodisce una delle più importanti collezioni di arte e cultura ebraica in Italia. Sono custoditi nei suoi spazi oggetti rituali, opere di oreficeria e tessuti sacri, libri e manoscritti antichi che narrano secoli di vita religiosa, culturale e sociale della Comunità ebraica veneziana.
L’ allestimento interno e la gestione del MEV è di Opera Laboratori sulla base del progetto architettonico firmato dallo studio Guicciardini & Magni Architetti che ha affiancato la Comunità ebraica. Come spiega la curatrice del Museo, Marcella Ansaldi, il percorso rinnovato è stato realizzato per far sì che il visitatore possa riconoscere in ogni momento il luogo in cui si trova e comprendere il significato della sua presenza nel Ghetto. “Il dialogo tra identità e luogo, tra chi siamo e lo spazio che abitiamo è alla base della nostra idea di museo e della concezione ebraica della vita”.

Il viaggio nella storia ebraica inizia al piano terra con una narrazione immersiva su 3 schermi che introduce il visitatore a cinquecento anni di esperienza ebraica veneziana. Si prosegue nell’ammezzato, in un appartamento che conserva la struttura originaria del Cinquecento, dove è stato ricostruito uno spazio domestico con arredi semplici, in gran parte appartenuti a persone che abitarono questi luoghi nei secoli in cui le porte del Ghetto venivano chiuse ogni sera. Il racconto prosegue poi attraverso 3 prospettive: le istituzioni ebraiche, le cosiddette “Nationi” e i rapporti dei loro rappresentanti con la Serenissima; la vita quotidiana e i mestieri consentiti; la ritualità e la costruzione delle tre sinagoghe rinascimentali, oggi restituite alla loro originaria bellezza.

Le sinagoghe al centro del progetto
La presenza ebraica a Venezia rappresenta una delle pagine più complesse e significative della storia della città, intrecciando dinamiche eco nomiche, sociali e politiche che attraversarono oltre un millennio. Era il 29 marzo 1516 quando in città fu istituito il primo Ghetto d’Europa e che tuttora continua a vivere. Oggi la Comunità ebraica di Venezia conta circa 500 persone ma, pur numericamente contenuta, è una realtà viva e dinamica, impegnata nella tutela della memoria, nella produzione culturale e nel dialogo con la città. Il Ghetto da luogo di segregazione è divenuto simbolo universale: memoria storica, spazio di identità e punto di riferimento per Venezia e per il mondo.

Le sue sinagoghe storiche, luoghi di culto ancora oggi vivi e parte integrante dell’identità della Comunità restano al centro del progetto. Gli interventi di restauro conservativo hanno interessato superfici, arredi e apparati decorativi con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio architettonico e artistico, senza alterare la funzione religiosa degli spazi.



