Storie artigiane: qualcuno diventa eccellenza

sculptor

I numeri generali non dicono niente di buono, è vero. L’artigianato in tutta Italia è in crisi. Secondo uno studio pubblicato questo mese dalla CGIA di Mestre, in dieci anni hanno chiuso le serrande 165 mila botteghe italiane. Quelle attive sono poco più di 1 milione 300 mila e sono 25 gli antichi mestieri in via di estinzione.

Ci sono però nel nostro territorio artigiani che non solo resistono ma che, riprendendo la tradizione, sono riusciti a riproporsi sul mercato in maniera innovativa, ottenendo grande attenzione e riscontro all’estero spesso puntando anche sui giovani.

 

Partendo da Venezia, dove l’artigianato è stato sempre un asse centrale dei mercati, tanto che la toponomastica di alcune aree deriva dagli antichi mestieri (basti pensare a Calle dei Botèri, dei Saonéri, del Tentor, Dei Fabri) e sono nate e confraternite e scuole (Dei Calegheri, i calzolai; dei Luganegheri, i salumieri)  e da Mestre,  Metropolitano.it ha iniziato un tour alla ricerca degli antichi mestieri.

Un nuovo modo per scoprire la città e le sue tradizioni, certo, ma anche un modo per far conoscere una realtà importante che si rinnova nel tempo e che sembra andare un po’ in controtendenza rispetto a quanto accade nella nazione.

 

I protagonisti di queste storie sono spesso figli che hanno deciso di riprendere in mano l’attività dei padri nonostante scelte e percorsi di studi pregressi diversi. Ecco quindi il serigrafo, lo specèr, il liutaio, il remèr,  lo squerarol e il mascarer.

Tutti artigiani un po’ artisti, che attraversp la riscoperta del passato hanno iniziato a guardare in modo nuovo al futuro.

 
 
Giuliano Fuga

Giuliano Fuga, artigiano specèr

“L’argentatura la facciamo qua in laboratorio, non lavoriamo grandi misure, restiamo a livello artigianale. Preferiamo mantenere la nostra identità”.

Gianpaolo Fallani

Gianpaolo Fallani:

sulle orme del padre serigrafo

“Il lavoro del serigrafo per me non consiste in una riproduzione di un disegno ma nella sua interpretazione cromatica”.

Paolo Brandolisio

 

Paolo Brandolisio,

maestro remèr

“Quella volta il maestro Giuseppe Carli mi ha detto: “O vai avanti tu, o io vado via. Nessuno si era fatto avanti, e quindi l’ho rilevata io. Ora sono qui da quasi 35 anni”.

Francesco Trevisin

Francesco Trevisin, il liutaio di Mestre

«Dopo il diploma di liceo scientifico ho iniziato a lavorare come carpentiere al Teatro La Fenice, concretizzando una passione trasmessa da mio nonno materno, artigiano all’Arsenale”.

Francesco Cendron

Francesco Cendron,

“el caeghèr”

Dopo tre anni di attività, con difficoltà iniziali, oggi le cose vanno decisamente meglio: godo di una clientela affezionata anche al di fuori del quartiere”.

Sergio Boldrin,

el mascarer

“All’inizio si lavorava sulla Commedia dell’arte, sulla storia. La tradizione era stata persa lungo tantissime generazioni, e il veneziano l’ha rivista mentre l’artigiano l’ha riproposta”.

Elisabetta ed Elena Tramontin

Elisabetta ed Elena Tramontin:

l’artigianato che vuole resistere

“Questo era il regno di papà ed è ciò che intendiamo portare avanti”.

L'artista incisore Stefan Popdimitrov al lavoro

Stefan Popdimitrov

“Ai tempi della Serenissima, Venezia era centro mondiale per la stampa. Oggi, però, di incisori in città ne sono rimasti pochissimi”

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