Giuliano Fuga, artigiano specèr

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“Mi piace lavorare con i giovani. Hanno idee stimolanti e innovative”

 

““Una volta lo specchio veniva argentato con un’amalgama di mercurio messa tra una lamina di stagno e un vetro: per schiacciamento il mercurio originava lo specchio. Adesso che il mercurio non si può usare più, viene adoperato il nitrato d’argento. L’argentatura la facciamo qua in laboratorio, non lavoriamo grandi misure, restiamo a livello artigianale. Preferiamo mantenere la nostra identità”.
Giuliano Fuga spiega con passione il suo lavoro di specchiere che continua la tradizione dell’azienda “Ongaro & Fuga” in Calle del Cristo a Murano.
Furono i suoi genitori,  Tullia Ongaro e Franco Fuga, ad aprire l’attività  nell’isola dei vetrai nel 1954.
Fino a qualche anno fa la produzione era quasi esclusivamente rivolta agli specchi tradizionali artistici che si limitava a finire a Venezia.
Oggi, invece, le originali realizzazioni, frutto della inesauribile creatività di Giuliano e di giovani designer e architetti che lavorano per lui, prendono la strada dell’Europa, del Giappone e delle Americhe. Gli specchi finiscono in show room e gallerie prestigiose, in abitazioni lussuose e qualche volta nei set cinematografici.
E’ accaduto nel 2010, quando sono stati richiesti per il fim “L’apprendista stregone” di Turteltaub. Perché? Sono originali, creati con amore, rigorosamente artigianali. Possiedono un’identità unica.

L’artigiano Giuliano Fuga nella sua bottega a Murano
  • Giuliano, quando hai incominciato con questo lavoro?

Praticamente ci sono nato in mezzo a questo lavoro. La prima cosa che imparai da piccolo, con mio fratello Francesco, è stata quella di piantare chiodi sulle casse dove si imballavano gli specchi. Mia mamma ci dava 10 lire per ogni chiodo piantato. Quando non andavamo all’asilo, piuttosto che a scuola, eravamo in laboratorio. Altri tempi! Poi ho incominciato a incartare e imballare gli specchi più piccoli. Finite le superiori ho iniziato a montare specchi e poi ad argentare. L’ho fatto per anni. Adesso, da quattro anni, mi occupo del commerciale.
Dopo il lavoro mi metto a disegnare, a sviluppare gli spunti che trovo ovunque: un fregio di un affresco, elementi architettonici, paesaggi.
Attualmente in azienda siamo in cinque come personale. Ma se c’è da restaurare uno specchio d’epoca, voglio farlo io. Mi piace troppo il lavoro che faccio.

  • Come sei riuscito a far conoscere il tuo lavoro nel mondo?

Partendo dall’investire in cataloghi, sito, campionatura. E poi abbiamo ristrutturato l’azienda. Fatto impianti nuovi, messo in sicurezza gli ambienti, riscaldamento e condizionatore adeguati.

  • Ti promuovi con fiere?

Ho scelto un’altra strada, la collaborazione con designer. Soprattutto i giovani, perché vedono le cose in maniera diversa dalla mia e riescono a rivisitare lo specchio tradizionale veneziano, il cui mercato si è molto ridotto, in maniera innovativa. Mi diverte lavorare con loro, hanno idee stimolanti. Assieme abbiamo partecipato al Venice Glass Week e avuto l’opportunità di esporre in Casa Goldoni, una location bellissima. Poi al Gas, percorso del vetro.
Di recente siamo stati invitati ad un evento alle Terme di Diocleziano per creare uno specchio in diretta. Inoltre la direttrice del Museo del Vetro di Murano ci ha commissionato il restauro degli specchi all’interno del museo stesso. Nel 2020 faremo una mostra di un mese all’Università di Praga. Diciamo che è importante essere aperti a tutto.

 

Le produzioni vetrarie di Fuga
  • La conoscenza di questo lavoro, è stato trasmessa a qualcuno?

Ci sarebbe la voglia di farlo, ma il problema è che magari, dopo aver investito su qualcuno per tanto tempo – perché ci vogliono anni e anni per riuscire bene, come per altri lavori del resto -, se ne vada, magari per diventare un concorrente. Anche se in realtà sono convinto che al mondo ci sia spazio per tutti in questo lavoro, basta cercarsi una propria nicchia. E se proprio qualcuno vuole copiarti, tu riesci ad essere sempre più in là perché le idee appartengono all’individuo e non sono clonabili. Ma il problema più grosso, è trovare qualcuno che voglia imparare.

  • Non si trova personale?

I più vecchi lavorano in fornace. I ragazzi… Una volta, quando finivano le scuole, erano le mamme che venivano a chiedere se il proprio ragazzo poteva lavorare nei tre mesi estivi, se occorreva partendo proprio dai lavori più semplici, più umili. Adesso sono tantissimi anni che non viene più nessuno a chiedere. Se dici a chi si presenta che si tratta di pulire, imparare a mettere a posto le cose, prendersene cura prima di passare agli specchi, e che non puoi ovviamente pagarli come chi gli specchi li sa montare o molare, ti rispondono che 500 – 600 euro glieli fornisce il genitore stando a casa senza lavorare. E se i genitori preferiscono comprare una barca da 40 cavalli al figlio appena finita la scuola, senza far capire loro l’importanza del pulire per terra, non capiranno mai cosa vuol dire lavorare e apprendere un lavoro.

  • Hai figli ai quali piacerebbe proseguire il tuo lavoro?

Mia figlia ha 25 anni, è laureata in Scienze e tecnologie alimentari e si sta specializzando su questa materia. Anche se mi sta seguendo il marketing e la comunicazione, perché tutto ormai avviene su Internet, Facebook e Istagram. Mio figlio ne ha 18, sta ancora facendo il liceo scientifico, viene ogni tanto a darmi una mano. Certo che avrei voglia di trasmettere loro tutto quello che so! Avrei bisogno in questo momento anche di qualcuno che  svilupasse i miei disegni con l’AutoCAD. Non è che a fare specchi si prendano chissà che soldi. E’ che questo lavoro, come in tutte le cose, devi averlo dentro. Se poi lo si fa con amore, tutto viene fuori al meglio. Per questo l’artigianato è ancora quello che tiene a galla l’Italia.

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