Antichi mestieri: il liutaio & il calzolaio

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Comincia il nostro viaggio alla riscoperta delle antiche professioni

IL LIUTAIO

«Dopo il diploma di liceo scientifico ho iniziato a lavorare come carpentiere al Teatro La Fenice, concretizzando una passione trasmessa da mio nonno materno, artigiano all’Arsenale. Trascorsi 7-8 anni ho deciso di iscrivermi alla Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona. Al termine del percorso ho ricevuto il diploma: me l’han consegnato a luglio e a settembre già lavoravo nei dintorni di Brema, in Germania» rievoca Francesco Trevisin, il liutaio. «Dopo Svizzera, Inghilterra e Olanda sono tornato in Italia e ho aperto un laboratorio mio a Venezia, in Calle lunga San Barnaba. Passato qualche tempo ho lavorato altri tre anni nel famoso negozio di David Segal a New York. Dal 2014 ho aperto l’attuale laboratorio di Mestre e mi trovo davvero bene».

Un insieme di luoghi, di esperienze e di tecniche complementari che hanno giovato alla formazione del liutaio Trevisin, nato a Venezia nel 1963, sposato e con un bimbo vicino ai 6 anni. Un esperto maestro del legno che dei due rami principali della liuteria, restauro e creazione di strumenti ex novo, predilige il primo senza trascurare il secondo, in modo tale da potersi confrontare giorno dopo giorno con i grandi artigiani del passato e valorizzarli come fonte di ispirazione nella fase costruttiva.

Ma il mestiere del liutaio ha un futuro? «La musica è scarsamente valorizzata nei piani di studio delle scuole, primarie e secondarie. Se non stimolati i ragazzi crescendo diventeranno adulti disinteressati ad un settore vastissimo. Ecco allora pochi iscritti ai conservatori, meno pubblico nei teatri, meno lavoro per scenografi, macchinisti, truccatori, elettricisti, trasportatori e anche liutai. Tralasciando per un istante l’aspetto culturale si deve capire che trascurando l’educazione musicale si sta rinunciando ad un indotto incredibile».

Francesco Trevisin - Il liutaio

IL CALZOLAIO

Sempre a Mestre, in Viale San Marco, ci si imbatte in un altro negozio in cui mente, occhio e mano operano in sinergia secondo le tecniche della tradizione. Si tratta di “Il Calzolaio Francesco”, un piccolo gioiello che fonde insieme i piani di passato, presente e futuro. «Io abito a Mirano e, dopo la Scuola Professionale Giuseppini, ho subito iniziato a lavorare come elettricista. Tutto bene per sei anni, poi la crisi e quindi si è rimasti a casa» racconta il trentenne Francesco Cendron. «Mio padre fa il rappresentante per i calzolai e un giorno mi fa: “perché non provi?”. Ho frequentato botteghe ad Abano, Vittorio Veneto e Udine, ho studiato modi diversi di operare e ho preso in affitto un negozio che ospitava calzolai da cinquant’anni: io sarei stato il terzo. Nonostante un difficile periodo dopo tre anni di attività, durante i quali ho resistito grazie al sostegno di amici e familiari, oggi le cose vanno decisamente meglio, godo di una clientela affezionata anche al di fuori del quartiere».

Uno sguardo al futuro? «Prossimi acquisti saranno una Singer di fascia superiore e poi forse una macchina per cucire la suola in cuoio e un’altra per tagliare la gomma». E i colleghi? «Mi trovo molto bene, davvero un bell’ambiente, molto solidale. Anzi, ringrazio i fratelli calzolai Andrea e Mauro per il sostegno con la strumentazione che mi manca».

Francesco Cendron - Il calzolaio

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