Giovanni Mercanzin, uno degli eroi del Reggimento San Marco

Giovanni Mercanzin
Nella foto in alto: Giovanni Mercanzin

Gino guarda il suo gagliardetto con fierezza. Sono passati più di due anni da quando gli è stato consegnato dall’ associazione Riviera al Fronte in memoria dei soldati di tutte le guerre e dedicato anche a suo papà Giovanni.
Giovanni Mercanzin, combattente della Grande Guerra, è uno di quei tantissimi eroi della Brigata Marina, diventata poi Reggimento San Marco, che sul Piave si distinsero per fermare l’avanzata austroungarica dopo Caporetto.
Era toccato a questi uomini difendere Venezia a ogni costo. Ma per lui, che veniva da Mira, voleva dire qualcosa di più; la lotta a cui era chiamato significava difendere la propria casa, la propria famiglia, la propria comunità, distanti pochi chilometri da lì.
Giovanni, nato nel 1894, partì che aveva appena vent’anni. La guerra era cominciata nel 1915 e lui fu uno dei primi a essere arruolato. Marò Reali Scelti.
“Papà aveva combattuto nella Brigata Marina”- ricorda il figlio Gino. “Fino a Caporetto era con i suoi commilitoni nella zona tra Monfalcone e Grado ed è da lì e dalle foci del fiume Isonzo che tirava contro le postazioni nemiche, verso le coste di Trieste”.
Giovanni era giovane ma dotato di un grandissimo coraggio, caratteristica riconosciuta anche dai suoi superiori.

Cesare Mercanzin ospite d’onore in sfilata a Vittorio Veneto, 1974

La prima medaglia

È in occasione della X battaglia dell’Isonzo che viene insignito della prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Mercanzin si trovava con la sua batteria a Punta Sdobba, sulla foce dell’Isonzo.
“L’obiettivo della battaglia” – argomenta Gino – era quello di coprire le nostre fanterie che stavano attaccando tutto il fronte carsico. Ovviamente anche papà doveva fare la sua parte e doveva colpire l’Hermada, l’ultimo baluardo naturale davanti Trieste e che aveva numerose caverne con cannoni che sputavano proiettili contro le trincee italiane e, poi, pure sulla sua. La batteria di papà era totalmente scoperta. Ma era rimasto saldo, deciso e freddo sul suo pezzo, aspetti che lo hanno accompagnato per il resto della vita”.

Il miracolo del Piave

Il 24 ottobre 1917 inizia uno dei momenti più decisivi della guerra e della storia del nostro Paese.
Gli imperial-regi sfondano a Caporetto e costringono il nostro esercito a una rovinosa ritirata da tutta la linea, dal Tolmino fino al mare. A differenza di quanto denunciato dai comandi superiori dell’esercito, i nostri soldati si erano battuti con coraggio e dignità, anche quando la marea umana del nemico era difficile da infrangere. A nulla servivano i muri eretti sul Tagliamento, bisognava per forza retrocedere verso il Piave.
“E’ qui sul Piave che avviene il miracolo” – si sofferma Gino Mercanzin – “la condotta della guerra fino a quel momento era quello di attaccare e conquistare città, monti e metro di terra. Ma dal novembre 1917 la prospettiva era cambiata: si passava a difendere la propria casa, la propria famiglia. C’era qualcosa in ballo che era superiore addirittura alla propria vita”.
È la Brigata Marina tra le prime a opporsi al nemico. A Cortellazzo, sulle foci del Piave, i fanti di marina non fanno passare nessuno, sfruttando appieno le risorse che la natura offriva. Fossero oltrepassati, gli austroungarici avrebbero conquistato Venezia e distrutto l’Italia.

Cesare Mercanzin ad un raduno dei marinai

La seconda medaglia

“Mio papà era di poche parole: lui, così come la maggior parte dei reduci del massacro, aveva raccontato poco a noi figli della tragedia che aveva vissuto. Ma una volta si è lasciato andare, raccontandoci dell’inferno scatenato lungo il fiume. Parlava con orgoglio, come a dire “Io c’ero!”, ricordava che stava alla sua mitragliatrice difendeva i suoi compagni e sparava, sparava, tenendo però gli occhi chiusi per non vedere la morte dei nemici, ma pur sempre suoi coetanei. Attorno a lui sibili di pallottole ed esplosioni di bombe, corpi di amici morti e dei nemici trafitti ma restava al suo posto, con l’immancabile sangue freddo e il coraggio con lo distinguevano. Era il 17 novembre 1917: per quanto fatto gli assegnarono la seconda Medaglia di Bronzo al Valor Militare”.

Quella combattuta nel novembre 1917 era la prima battaglia del Piave. Gli italiani sarebbero rimasti sulla difensiva anche nel corso della seconda, combattuta nel giugno 1918, e pure in questa occasione la Brigata Marina e gli altri fanti da tutta Italia imposero il loro muro, rimasto invalicato fino alla vittoria finale. Giovanni Mercanzin e la Brigata erano i valorosi difensori di Venezia.

Il Reggimento San Marco

La guerra finisce, l’Italia esce vittoriosa anche grazie all’immenso valore espresso dai fanti di marina. Il sindaco di Venezia, Filippo Grimani, a perenne memoria del loro coraggio e del sacrificio compiuto per proteggere Venezia e la sua Piazza marittima, decide di donare al Reggimento il simbolo del Leone alato di San Marco. Era il 25 marzo 1919.
“Stringo tra le mie mani questo gagliardetto, donato a me e alla mia famiglia in memoria di papà. Papà era un soldato che aveva sofferto molto per quello che aveva patito. Aveva perduto anche molti amici e questi non li ha mai dimenticati, aveva visto l’inferno e sperava non ci fossero più conflitti. Raccontava poco, ma ogni 4 novembre aveva voglia di partecipare e di ricordare tutti quegli amici rimasti sul campo. Dopo la guerra è sempre rimasto fedele alla sua natura di uomo umile, coraggioso decisionista. E’ rimasto attaccato e fiero del suo Corpo, soprattutto di quello che è diventato oggi, operatore di pace nel mondo”

 

 

 

 

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1 commento su “Giovanni Mercanzin, uno degli eroi del Reggimento San Marco”

  1. Mercanzin Franco

    Caro nonno Giovanni, detto( nonno pipa) ,come tuo nipote sono e sarò orgoglioso del tuo tributo, fiero di essere tuo nipote e portare il tuo cognome.posso solo dirti grazie quando vedo la tua foto che eri un ventenne coraggioso.

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