La Giuria della 61a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia: Putin e Netanyahu sono inquisiti dal Tribunale penale internazionale dei diritti dell’uomo per crimini contro l’umanità
Quest’anno visitando la Biennale Arte “In Minor Keys”, che prenderà il via il 9 maggio a Venezia, tra i tanti padiglioni presenti sarà possibile visitare anche quelli di Russia e Israele. La prima mancava dal 2022, quando il padiglione chiuse dopo l’invasione dell’Ucraina mentre Israele ha partecipato all’edizione del 2024 ma con forti contestazioni e richieste di esclusione a causa della guerra a Gaza, tanto che lo stesso giorno dell’inaugurazione è stato chiuso.
La loro partecipazione all’edizione 2026 ha generato una reazione politica ampia e piuttosto tesa: la Commissione europea ha criticato apertamente la decisione della Biennale di permettere la partecipazione della Russia, arrivando a mettere sul tavolo un possibile taglio dei finanziamenti europei all’evento. In parallelo, circa 22 Paesi europei, inclusa l’Ucraina, hanno firmato una lettera per chiedere l’esclusione della Russia dalla manifestazione, rafforzando il fronte politico contrario alla partecipazione russa. Perplessità e contrarietà politica è stata espressa anche dall’esecutivo italiano che, aperte le verifiche sulla compatibilità con il regime sanzionatorio europeo, ha lasciato però alla fine alla Fondazione Biennale, in quanto ente autonomo, le decisioni artistiche e organizzative, che non sono direttamente del Governo.
I due padiglioni di Russia e Israele dunque ci saranno perché la stessa Fondazione ha deciso in tal senso sostenendo che artisti e padiglioni non rappresentano automaticamente i governi e perché l’arte deve poter esistere anche in condizioni di conflitto geopolitico.
Ora è arrivata però anche un’altra decisione: la Giuria dell’Esposizione ha annunciato che i due padiglioni al centro della querelle non saranno considerati nell’assegnazione dei Leoni d’oro e d’argento.

La decisione di escludere dai premi Russia e Israele
Nella comunicazione ufficiale della decisone, la Giuria riconosce una responsabilità verso il ruolo storico della Biennale come piattaforma che connette l’arte alle urgenze del suo tempo. E indica come principio guida la difesa dei diritti umani, in continuità con la visione curatoriale della direttrice artistica di “In Minor Keys” Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio del 2025. Come conseguenza, la Giuria ha annunciato che si asterrà dal considerare quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale internazionale, quali Russia e Israele.
Da parte sua, la Fondazione Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, ha precisato che la Giuria dell’Esposizione opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio defidendo la scelta delle giurate “naturale espressione della libertà” di cui la Biennale stessa si fa garante, pur ribadendo la propria linea storica di inclusione delle rappresentanze statali riconosciute.
Lo scontro tra Biennale e Unione europea sui fondi pubblici per due milioni di euro
Nel frattempo, l’erogazione dei due milioni di euro di finanziamenti europei, ha confermato il portavoce Thomas Regnier, è congelata in attesa di soddisfacenti spiegazioni da parte dell’Ente veneziano.
Bruxelles ha inviato una lettera alla Fondazione Biennale concedendo 30 giorni per fornirle, ma la linea dura rimane. confermata.
Da parte sua, la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, ha attaccato duramente l’Unione Europea, definendo la possibile revoca dei fondi una ricaduta nell’anticultura e un segno di inciviltà dell’Occidente.
Il ritorno dei padiglioni Russia e Israele
Le attuali tensioni per la presenza dei due padiglioni sono state vissute anche in passato.
Nel 2022 i due artisti dello spazio espositivo della Russia lo avevano chiuso per la guerra in Ucraina e nel 2024 lo stesso padiglione era stato ceduto alla Bolivia.
Quest’anno il ritorno con “The tree is rooted in the sky” che ospita oltre 50 tra musicisti, artisti e filosofi proponendo una visione in cui la cultura è presentata come dimensione eterna, distinta dalle contingenze politiche.
Il padiglione Israele invece, che era stato chiuso nel 2024 nel giorno stesso dell’inaugurazione, è quest’anno ospitato in Arsenale anziché nella storica sua sede ai Giardini.
Presenta l’installazione “The Rose of Nothingness” di Belu-Simion Fainaru ispirata alla poesia di Paul Celan e incentrata sull’uso di acqua e colorante nero per esplorare temi di memoria e identità.











