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Venezia si veste d’arte: anticipazioni in attesa della Biennale 2026

Venezia si veste d’arte: anticipazioni in attesa della Biennale 2026
Installazione Chihuly - Ph. Claudia Meschini

Dalle installazioni in vetro dell’artista Dale Chihuly lungo il canal Grande al razzo dell’artista polacca Goshka Macuga nell’isola di San Giacomo fino ai padiglioni che per la prima volta partecipano alla Biennale, l’arte sta abbracciando la città

Manca meno di un mese all’inaugurazione di Biennale Arte 2026 “In Minor Keys” che avrà luogo dal 9 maggio al 22 novembre ma basta salire su un vaporetto che percorre il Canal Grande perché Venezia offra già un assaggio di nuova arte con installazioni che stanno prendendo forma in vari luoghi della città.
Arrivati al Ponte dell’Accademia, guardando il giardino di Palazzo Franchetti il colpo d’occhio lascia senza fiato. Qui trova posto la Glod Tower, una delle tre monumentali opere in vetro soffiato che fanno parte della mostra “Chihuly. Venice 2026” dell’artista americano 85 enne Dale Chihuly. Le altre due opere, la Blue and Green Tower e un’altra installazione si possono ammirare nel giardino di Ca’ Balbi Valier e la terrazza di Palazzo Querini alla Carità. A queste sculture dal 5 maggio si aggiungerà a palazzo Loredan una mostra di materiali d’archivio dell’artista che raccontano la genesi dei suoi progetti.

Dalla magia del vetro multicolore al razzo nell’isola di san Giacomo

La Gold Tower, alta quasi una decina di metri e composta da oltre 1600 pezzi arrivati da Seattle e riassemblati sul posto, appare come una cascata continua di elementi lavorati a caldo che riflettono con intensità diversa la luce nelle varie ore del giorno.
Anche nel giardino di Ca’ Balbi Valier, con la Blue and Green Tower la luce gioca un ruolo fondamentale: il vetro blu assorbe ombre e conferisce profondità mentre quello verde la trasmette e diffonde.
Oltre a queste nuove installazioni del 2026, una famosa opera di Chihuly, il Laguna Murano Chandelier è esposta nella sala Carnelutti della Fondazione Giorgio Cini.

biennale 2026
Installazione Chihuly Ph Claudia Meschini

Se ci si sposta nell’isola di San Giacomo in Paludo, dove ha sede la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, sta prendendo forma l’opera GoNoGo, che sarà inaugurata il 7 maggio, dell’artista polacca Goshka Macuga.
Chi transita in laguna Nord, nel canale tra Murano e Burano non può non notare la grande installazione alta una quindicina di metri che ha tutte le sembianze di un razzo.
Proprio qui la Fondazione, che ha acquistato l’isola per farne un centro culturale e di sperimentazione artistica, aprirà la sua terza sede.

biennale 2026

La Biennale sta prendendo forma: i padiglioni presenti per la prima volta

Curiosando tra i padiglioni dell’Esposizione in allestimento tra i Giardini e l’Arsenale, ce ne sono alcuni di Paesi che partecipano per la prima volta alla Mostra Internazionale d’Arte.
Uno di questi è la Sierra Leone che arriva alla Biennale con “Mondi Presenti”.
Il progetto espositivo non rimanda soltanto a un “adesso”, ma a un processo in divenire che, ispirandosi al concetto filosofico di minorità, il tema su cui ruota la Mostra di quest’anno, non espone oggetti statici, ma processi vitali come affermano i curatori. La Sierra Leone non chiede di essere “scoperta”, ma di essere “ascoltata” ospitando nel proprio spazio anche un progetto allargato dedicato all’area ECOWAS Economic Community of West African States. Gli artisti scelti provengono da Nigeria, Too, Senegal e Liberia, un insieme di diversi “solisti” che accettano di formare un coro dissonante ma armonico. Ogni artista diventa così l’ambasciatore di una specifica “tonalità minore” proveniente dal proprio contesto geografico e culturale.

Sierra Leone Hawa-Jane Bangura The Black Athenas African Medicine 2022

Un’altra prima partecipazione è per il Vietnam Pavilon che propone “Vietnam: Arte nel flusso globale”.
Nei suoi spazi sono presentate una selezione di opere di dieci artisti che lavorano con la lacca tradizionale vietnamita, intesa non solo come tecnica, ma come vero e proprio linguaggio artistico, carico di memoria storica e valore simbolico.
La lacca non è trattata infatti come un semplice mezzo decorativo bensì come pratica viva, legata ai cicli della natura e al gesto reiterato del lavoro manuale.
Lo spazio espositivo è concepito secondo un principio di essenzialità, contesto nel quale si inserisce il corpus di opere “Baco da seta” di Le Huu Hieu, artista vietnamita contemporaneo che espone sculture e installazioni grandiose con materiali che riconducono alla storia e alle tradizioni della sua terra come il legno di giaca carbonizzato, il fuoco e la lacca appunto.

Biennale 2026
Oplus

Il padiglione della Croazia e la sinagoga volante che illuminerà Venezia

Ospitato a Palazzo Zorzi, alla 61esima Biennale d’Arte la Croazia presenta “Compelled by Fright and Beauty”, un progetto site-specific dell’artista Dubravska Losic, conosciuta per l’uso di materiali quali lana, ferro e bronzo.
I suoi cicli di lavoro comprendo pittura a olio e figurazione espressiva, astrazione gestuale, pittura monocroma, collage, fusione dei metalli, oggetti costruiti e impiego di materiali industriali nei suoi caratteristici oggetti-dipinti.

Biennale 2026
Dubravak Losic, from Rosary Cycle, 1987 – 2026, mixed media, photo Goran Vranic © NMMU

Sorprendente anche l’opera di Anna Kamyshan, presentata come evento collaterale all’ Yddishland Pavilion.

Nabatele
rendering di Nabatele @Anna Kamyshan

Per la prima volta nella storia della Biennale una sinagoga si solleverà nell’aria.
Sospesa sopra la Laguna, esposta alle forze atmosferiche, ma ben ancorata a terra, la mongolfiera Nabatele dialogherà con l’acqua, la luce e il cielo della città.

Silvia Bolognini

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