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La Roma che non si vede: scoperti i “perni segreti” delle statue antiche

La Roma che non si vede: scoperti i “perni segreti” delle statue antiche

Le statue romane erano “assemblate” con tecniche segrete oggi riscoperte dal progetto HARMOGE. E quello che stanno trovando sta sorprendendo gli archeologi

Per secoli abbiamo guardato le statue romane come se fossero blocchi perfetti, scolpiti in un unico pezzo e arrivati fino a noi intatti. Ma sotto quella superficie liscia e immobile si nasconde un mondo che non si vede: un intreccio di metallo, incastri e soluzioni tecniche pensate per tenere insieme il marmo, ripararlo, farlo durare.
Oggi la scienza sta iniziando a scardinarlo pezzo per pezzo, e quello che emerge non è solo arte: è ingegneria antica allo stato puro.
È proprio da questa “Roma invisibile” che prende le mosse il progetto HARMOGE (Hellenistic and Roman Methods of Joining), una ricerca che sta cambiando il modo in cui leggiamo le opere tra età ellenistica e mondo romano. In collaborazione con l’Università di Pisa e la Ca’ Foscari University of Venice, insieme all’ICCOM-CNR e al Museo Nazionale Romano, il progetto sta infatti riportando alla luce le tecniche con cui scultori, architetti e restauratori assemblavano e fissavano il marmo tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C.

Costruttori e conservatori dell’antichità

Le opere che hanno dato il via all’indagine fanno parte del ricco patrimonio conservato nelle diverse sedi del Museo Nazionale Romano. Il team di esperti ha in primis esaminato capolavori quali il Discobolo di Castel Porziano, l’Ermafrodito addormentato e numerosi ritratti dell’età imperiale. Oltre a un repertorio architettonico comprendente colonne, capitelli ed elementi della decorazione architettonica che conservano diverse tracce delle tecniche costruttive impiegate.

Roma

Elemento centrale dei lavori sono le analisi archeometriche svolte dal team del CNR ICCOM di Pisa che, grazie a tecniche tecnologicamente avanzate, permetteranno di costruire un primo database dei perni usati dagli scultori, architetti e restauratori romani e indagarne gli aspetti archeologici. Il progetto in questione rappresenta una significativa opportunità dunque per approfondire le pratiche tecniche dell’arte romana aiutando a comprendere meglio i processi costruttivi come quelli conservativi e di come agivano gli antichi artigiani.

Tecnologie moderne per conoscere il passato

Per l’analisi dei materiali sono state impiegate tecniche non invasive di ultima generazione.
A partire dalla fluorescenza a raggi X XRF, condotta con uno spettrometro portatile Bruker Elio direttamente sulle opere e la spettroscopia Raman, che ha consentito di caratterizzare la composizione degli strati di corrosione e di individuarne forma di degrado organico.  “Il patrimonio scultoreo e architettonico che possiamo indagare – sottolineano i due docenti Anna Anguissola e Luigi Sperti, delle Università di Pisa e Ca’ Foscari, – è rappresentativo di una casistica varia e della massima importanza, in quanto consente di entrare nel vivo della Roma antica”.
HARMOGE è realizzato con il finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei progetti di Rilevante Interesse Nazionale.

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