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Sposarsi tra divani e polpette? Non è solo una trovata di marketing

Sposarsi tra divani e polpette? Non è solo una trovata di marketing

In Svezia parte il test dei matrimoni IKEA, ma il vero punto è un altro: il matrimonio low cost e senza status oggi parla a una generazione intera

Ville nel verde, locations da sogno, tableaux floreali, drone e catering da almeno un centinaio di portate. Con tanto di foto con set spettacolari e video da prima tv.
Questo, finora, il matrimonio. Poi qualcosa è cambiato.
Tanto che un colosso delle vendite potrebbe diventare il testimonial di una futura tendenza delle nuove generazioni: sposarsi in un punto vendita. Quello dell’IKEA.
La notizia circola da qualche giorno, pur mai diffusa da un vero comunicato stampa corporate facilmente consultabile.
Nessun grande annuncio internazionale, nessuna pagina ufficiale super visibile.
Ma tutti i media lifestyle e i siti di attualità scrivono di un progetto pilota tutto svedese: dal 27 giugno, nella patria del colosso delle vendite di arredo e oggettistica della casa, ma anche di polpette rigorosamente autoctone, alcuni negozi ospiteranno vere cerimonie civili per un numero limitato di coppie. Pranzo incluso, showroom trasformati in location e atmosfera volutamente semplice e accessibile.
E qui si è aperto il dibattito.

matrimoni

Il matrimonio low cost

Perché appena si parla di matrimoni low cost, di riti meno pomposi e di giovani che rifiutano il modello “da favola”, improvvisamente un matrimonio tra mobili e scaffali diventa un simbolo culturale.
Soprattutto in Italia, il matrimonio è un po’ anche una sorta di “esame sociale”.
Non basta sposarsi: bisogna dimostrare di saper costruire l’evento perfetto.
La location diventa status, il catering reputazione, il numero degli invitati una misura implicita delle proprie possibilità.
Oggi, però, in Italia come in Svezia, moltissimi under 40 vivono una realtà completamente diversa da quella per cui quel modello era stato costruito.
E siccome sposarsi costa – e costa troppo -, meglio bypassare. O puntare su matrimoni minimalisti, ricevimenti casalinghi o cerimonie ridotte all’essenziale.

sposarsi

Il marketing che anticipa i tempi

Una direzione che Ikea ha già anticipato da tempo.
Sul sito italiano esistono già intere sezioni dedicate ai matrimoni fai da te, con suggerimenti su tavole nuziali, decorazioni economiche, allestimenti “mix and match”, bomboniere homemade, photo corner e persino il “kit per ballerini” con pantofole per gli invitati.
Il messaggio è chiaro: la bellezza può essere anche imperfetta.
Basta creare lo scenario giusto.

Dalla casa al rito sociale

Convivenza. Figli. Routine. Cene. Natale. Casa.
Quando si entra in uno dei punti vendita svedesi, il repertorio di tutti gli scenari di vita è lì pronto ad accoglierci: le cucine sembrano già abitate, le stanze raccontano di coppie immaginarie, di famiglie possibili e di vite future.
Il matrimonio, però, ancora manca.
Ma in un tempo in cui le persone cercano -per scelta volontaria od obbligata che sia- rituali meno pomposi e più accessibili, il passaggio sembra quasi naturale.
Viene intercettata una tendenza che esiste già.

La generazione che non vuole più “fare scena”

I dati e le discussioni online raccontano sempre più spesso di coppie che si sposano tardi, spendono meno, convivono prima o evitano proprio le forme tradizionali perché percepite come troppo costose o troppo lontane dalla propria vita reale.
La voglia di cerimonie più intime è diffusa.
Probabilmente in terra nordica più che in Italia, visto che il progetto pilota partirà dalla Svezia.
Se mai arriverà qui e se inaugurerà una tendenza anche in Italia è impossibile dirlo.
Ma forse il punto non è nemmeno questo.
Indipendentemente dal fatto che un giorno ci si possa sposare davvero tra polpette e divani, una sorta di rivoluzione culturale è già stata innescata. E forse è proprio questo il motivo per cui l’idea di sposarsi accanto a una libreria BILLY fa sorridere, ma non sembra più impossibile.

Consuelo Terrin

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