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La stretta silenziosa dei farmaci: i più usati finiscono sotto revisione

La stretta silenziosa dei farmaci: i più usati finiscono sotto revisione

Mentre la spesa pubblica si sposta sempre più verso i farmaci innovativi e cresce quella pagata dai cittadini, l’AIFA mette mano al prontuario. Nel mirino finiscono anche i medicinali più comuni

E’ in atto una trasformazione nell’ambito del mondo dei farmaci.
Tecnicamete si chiama “revisione del prontuario farmaceutico” e ha a che fare con il lavoro degli esperti dell’Agenzia Italiana del Farmaco AIFA, che periodicamente aggiorna l’appropriatezza delle prescrizioni, riallinea la spesa ai tetti programmati e verifica che i rimborsi siano coerenti con l’uso reale dei farmaci.
Cosa da addetti ai lavori, insomma.
In realtà questa revisione potrebbe avere ripercussioni dirette sui cittadini perché rischia di portare a una riduzione progressiva della copertura pubblica su terapie ampiamente utilizzate.
A lanciare l’allarme è Egualia, l’associazione che rappresenta in Italia le aziende produttrici di farmaci equivalenti (i cosiddetti “generici”) e biosimilari, che sulla base del rapporto Pharma Data Factory (nell’ambito dell’Osservatorio Egualia, che a sua volta si inserisce nel più ampio lavoro dell’Osservatorio permanente sui farmaci equivalenti realizzato con Nomisma) evidenzia un paradosso del sistema sanitario.

Il paradosso secondo Egualia

Non tutti i farmaci restano rimborsabili nelle stesse condizioni nel tempo.
E i dati descritti dall’analisi Egualia infatti evidenziano come negli ultimi anni la quota di spesa farmaceutica sostenuta direttamente dai cittadini sia risultata in aumento, mentre la componente rimborsata dal Servizio sanitario nazionale in alcune categorie sia risultata diminuita.
Gli acquisti privati hanno riguardato soprattutto i farmaci in-patent, ossia coperti da brevetto, che di solito sono i più recenti e costosi, perché devono recuperare i costi di ricerca e sviluppo. E che risultano però i più prescritti o utilizzati per le cure.
Per contro, i farmaci off-patent, cioè quelli a brevetto scaduto, i generici per intenderci, restano invece sostanzialmente stabili, ma con una crescita minima (+0,4%).

Nel mirino i farmaci più economici

Eppure, denuncia Egualia, è proprio su questi farmaci, tra i più utilizzati e meno costosi del sistema, che si concentra uno dei primi interventi di revisione del prontuario avviati dall’Agenzia Italiana del Farmaco.
Che proponendo un aumento dei farmaci fuori brevetto porterebbe di fatto – si legge nel comunicato stampa diramato – a un possibile spostamento ulteriore del costo verso i cittadini.
Se la rimborsabilità si restringe, la differenza sarà pagata direttamente dal paziente o tramite ticket più alti.
Il nodo riguarda classi di farmaci storicamente diffuse e a basso prezzo.
Un esempio sono i PPI, gli inibitori di pompa protonica, usati contro reflusso e acidità gastrica.
Sono medicinali tra i più prescritti in Italia proprio perché legati a condizioni molto comuni come il reflusso gastroesofageo e le ulcere.
Secondo i dati richiamati da Egualia, su queste categorie si registra già una dinamica evidente: la spesa pubblica sarebbe in calo (-7%), mentre quella privata in aumento (+8%).

Cosa racconta davvero questa storia

Dietro il linguaggio tecnico di prontuari, tetti di spesa e prezzi di riferimento, il tema è più semplice: la sanità pubblica sta cercando di reggere una pressione crescente sui costi, ma lo sta facendo attraverso micro-interventi che possono modificare la distribuzione della spesa.
Il risultato, secondo l’interpretazione riportata da Egualia, è una traiettoria chiara: meno copertura pubblica su farmaci quotidiani e più spesa diretta per i cittadini, anche su terapie di uso comune.
Negli ultimi anni, infatti, non è esplosa la spesa dei farmaci da banco o dei generici ma quella dei farmaci innovativi, più costosi e spesso usati in ospedale.
La denuncia di Egualia è una presa di posizione di settore, certo.
Ma segnala un problema reale: il rischio di andare verso una sanità sempre più pubblica nei principi, ma sempre più privata nei costi reali.

Consuelo Terrin

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