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Barcellona al limite, Venezia al ticket: la mappa invisibile dell’overtourism che cambia le città

Barcellona al limite, Venezia al ticket: la mappa invisibile dell’overtourism che cambia le città

Le classifiche sull’overtourism non dicono semplicemente quali città sono “più piene”, ma misurano rapporti di equilibrio tra residenti e visitatori. Alcune destinazioni europee stanno diventando laboratori di una nuova idea di città

Uno dei dati più citati negli ultimi report sull’overtourism riguarda Barcellona.
In alcune stime recenti, la città registra circa 20,4 milioni di visitatori annui, a fronte di una popolazione stabile di circa 1,6 milioni di abitanti: in sostanza 12 su 1 su base annua.
Con un’occupazione, riguardo la densità, di circa 200 mila visitatori per chilometro quadrato.
Una città che scoppia.
In realtà i numeri non descrivono la presenza simultanea di turisti in città ma la pressione che esercitano nel corso del tempo su territorio e servizi.
Si tratta insomma di dati comulativi, che confrontano il numero degli arrivi in un anno con una popolazione stabile e in un determinato spazio.
Ciò non toglie che oltre 20 mila visitatori, sia pur distribuiti nell’arco di un anno, accanto a una popolazione stabile di 1,6 milioni di abitanti, faccia il botto.

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Al di là delle classifiche

Barcellona risulta così prima nelle classifiche della saturazione.
Ma non esiste un unico indice.
Alcuni studi misurano il rapporto turisti/residenti, altri la densità per chilometro quadrato, altri ancora la pressione sugli alloggi o la percezione dei cittadini.
Le classifiche stilate sulla base della densità urbana, così, pongono ai vertici città come Venezia e Firenze. Quelle fondate sui flussi complessivi Parigi o Londra e quelle sulla pressione abitativa di stranieri, Amsterdam.
Sono classifiche che di fatto dimostrano che l’overtourism non può essere costretto in una classifica ma che in ogni caso è un sistema di stress urbano.

Venezia: la città che ha trasformato l’accesso in una variabile economica

Se Barcellona è il simbolo della pressione, Venezia è diventata il simbolo della gestione del problema. Qui non si discute più solo di “quanti turisti arrivano”, ma di come e quando entrarci. E di quanto costi farlo.
Il “contributo di accesso” introdotto dal Comune è un esperimento unico nel panorama europeo: una forma di ticketing urbano applicato ai visitatori giornalieri. Ma solo nelle giornate di maggior flusso.
Il meccanismo è semplice nella logica, ma complesso nella filosofia: disincentivare il turismo mordi e fuggi e generare risorse per la città.
Nel 2025 il sistema, in fase di sperimentazione nelle 54 giornate comprese tra aprile e luglio , ha portato a circa 720 mila visitatori paganti e incassi nell’ordine di 5,4 milioni di euro.

Venezia

Il salto: Venturini e l’idea di un ticket più alto

Il punto di svolta non è solo il ticket in sé, ma il dibattito sul suo futuro.
Partendo dal presupposto che il turismo giornaliero non vada eliminato, ma “selezionato” economicamente e che l’overtourism non sia un problema di accoglienza ma di equilibrio, proprio in questi giorni il neo sindaco di Venezia Simone Venturini ha rilanciato l’idea di rafforzare il contributo d’accesso, ipotizzando anche aumenti significativi della tariffa, fino a livelli che potrebbero arrivare a diverse decine di euro nei periodi di maggiore afflusso.
È una logica che trasforma Venezia in un caso: non più solo città d’arte, ma infrastruttura regolata.

Il paradosso dell’overtourism: più lo controlli, più lo riconosci

Il punto centrale che emerge da questa sperimentazione è che l’overtourism non si risolve definendolo, ma misurandolo continuamente.
Perché il vero cambiamento in atto non è legato tanto al numero dei turisti ma alla loro natura.
Un tempo esistevano una stagionalità e una durata del viaggio che oggi sono completamente cambiati.
Si prediligono i soggiorni brevi, il consumo rapido, il toccata e fuga spesso nei giorni già di per sé più inflazionati.
Ogni nuova misura, imponendo i propri limiti, le prenotazioni, un contributo da pagare, produce nuovi dati che a loro volta diventano parte del fenomeno e forniscono indicazioni per un ulteriore intervento. Step by step.
Può funzionare oppure no. Lo dirà il tempo.
Ma in questo scenario, Barcellona e Venezia non sono forse casi estremi ma i due estremi di una stessa traiettoria europea.

Consuelo Terrin

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