Controlli positivi sulla balneazione e attenzione alle criticità ambientali accompagnano l’estate 2026. Una mostra racconta come il lago sia diventato un’icona del turismo europeo
Acque limpide dal colore intenso, le montagne che vi si riflettono, i limoni gialli che spuntano tra i terrazzamenti, le vele delle imbarcazioni che tagliano il lago e i borghi che si affacciano sulle rive come quinte teatrali.
Il Lago di Garda conserva una bellezza senza tempo e anche quest’anno entra nel cuore dell’estate con una conferma che riguarda proprio ciò che lo definisce: l’acqua.
I controlli effettuati sui 65 punti di prelievo lungo tutta la costa veneta restituiscono un quadro rassicurante, nonostante Legambiente abbia rilevato alcune criticità in corrispondenza delle foci dei torrenti.
“La sponda veneta del Lago di Garda gode di un’eccellente salute ambientale, come ampiamente dimostrato dai monitoraggi ufficiali che stiamo conducendo con continuità su tutto il territorio – dice l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini -. La balneazione è sicura e pienamente garantita dai costanti campionamenti eseguiti dagli organi preposti”.
Mentre le spiagge si riempiono, tra sport acquatici, pedalò, battelli e turismo già entrato nel vivo della stagione, a Riva del Garda una mostra si appresta a raccontare come quel paesaggio sia diventato una delle immagini più riconoscibili del turismo europeo.

Un secolo di Garda
“Visitate il Garda. Grafica e promozione dalla Belle Époque al turismo moderno” nasce in occasione del centenario dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Riva del Garda e si potrà visitare dal 4 luglio al 18 ottobre al MAG-Museo Alto Garda.
Manifesti, cartoline, brochure, guide illustrate, fotografie e poi filmati hanno costruito per più di un secolo un’immagine del Lago di Garda capace di affascinare prima l’aristocrazia europea, poi i viaggiatori del Grand Tour e infine milioni di turisti arrivati da tutto il continente.
È tra la fine dell’Ottocento e il Novecento che questa identità prende davvero forma, passo dopo passo, fino a diventare quella che conosciamo oggi.
E la mostra curata da Matteo Rapanà e Anna Zunino racconta di questa nascita e di come il Garda sia diventato un marchio turistico internazionale.
Il “Mediterraneo del Nord”
Nel racconto di un secolo di promozione del Garda, il filo conduttore resta il lago.
Oggi le sue acque vengono analizzate attraverso parametri microbiologici e monitoraggi scientifici, ma per oltre cent’anni quelle stesse acque sono state invece raccontate da illustratori, fotografi e grafici che hanno contribuito a costruire l’immagine del lago come destinazione mondiale.
Non sempre puntando sullo stesso “claim”.
Tra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale il Lago di Garda è stato raccontato come un “Mediterraneo del Nord”, un luogo sospeso, insieme alpino e mediterraneo, meta per la villeggiatura elegante della Belle Époque.
Come lo erano i manifesti e la grafica del tempo.

Il futuristico “Circuito del Garda”
Tra gli anni Venti e Quaranta il linguaggio visivo, influenzato dall’affermarsi delle avanguardie culturali e del Futurismo in particolare, si fa più dinamico, più essenziale.
E il Garda, con le sue nuove strade, la Gardesana Orientale e Occidentale, che Gabriele D’Annunzio chiamava “l’italianissima via lacustre”, viene promosso come un luogo moderno, veloce, compatibile con la nuova idea di tempo libero della nuova borghesia italiana.
La stessa grafica si alleggerisce, riducendo il paesaggio a pochi segni essenziali. Ne escono manifesti legati alla mobilità automobilistica e ai circuiti turistici, tra cui «Circuito del Garda. Autolinee di Gran Turismo di Arduino Colato» del 1930.
E anche le figure eleganti e statiche della Belle Époque lasciano spazio a corpi dinamici e sportivi, immersi nell’idea di benessere e movimento.

Il Garda contemporaneo
Con l’arrivo del cinema, l’immagine del lago entra definitivamente nella contemporaneità: movimento, tempo, sequenza.
Turismo che diventa di massa.
«Visitate il Garda nasce dalla volontà di raccontare come si è costruita, nel corso di oltre un secolo, l’immagine del nostro territorio. – racconta Matteo Rapanà – Manifesti, locandine, cartoline e guide da viaggio non sono semplici strumenti promozionali: sono documenti che riflettono i cambiamenti della società, del gusto, delle infrastrutture e del modo di vivere il paesaggio. Attraverso questa mostra il Museo Alto Garda mette a disposizione del pubblico locale e di quello turistico un patrimonio che negli anni è stato arricchito grazie a un costante lavoro di ricerca, acquisizione e valorizzazione, restituendo una lettura complessiva dell’evoluzione del turismo gardesano, del nostro territorio e dell’immaginario che lo ha reso una delle destinazioni più conosciute d’Europa”.

Il Garda, un equilibrio da proteggere
Il Garda resta sempre lo stesso e, allo stesso tempo, cambia continuamente.
Le sue acque si confermano “eccellenti” per la balneazione, ma dietro questa immagine c’è un ecosistema che va seguito e protetto ogni giorno, perché è proprio da lì che nasce la sua bellezza e il motivo per cui continua a essere una delle destinazioni più amate al mondo.
“Il nostro obiettivo è quello di puntare a un miglioramento continuo – spiega Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto -.Per questo motivo, la nostra attività di monitoraggio sul Garda si è concentrata sulle foci degli affluenti: si tratta di un lavoro di indagine che mira a individuare specifici punti critici per sollecitare maggiore attenzione e interventi puntuali. Che la qualità delle acque di balneazione controllate da Arpav sia ovunque eccellente è per noi il segno tangibile che, negli anni, è stato fatto un lavoro continuo di depurazione e tutela – continua -. Le criticità che abbiamo segnalato non devono quindi essere lette in chiave allarmistica. Al contrario, rappresentano una “fotografia” tecnica preziosa che vuole aiutare la pianificazione di interventi futuri, per garantire la salute dell’ecosistema lacustre del Garda sul lungo periodo”.





