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L’odore del padre dà al bebè il “ritmo dell’esplorazione”

L’odore del padre dà al bebè il “ritmo dell’esplorazione”

Uno studio teorizza come i segnali olfattivi paterni creino condizioni favorevoli all’apprendimento del bambino. Anche con una presenza indiretta

La scienza ha scoperto da tempo che un neonato può apprendere quello che si potrebbe chiamare “ritmo della sicurezza” dall’odore della madre, che impara a riconoscere fin dalla sua nascita. È da questo profumo cioè che dipendono il coinvolgimento sociale e l’orientamento verso il volto dell’adulto, con effetti sul comportamento e sulla sincronizzazione delle attività cerebrali con la genitrice.
Ma anche l’odore del padre avrebbe un ruolo nella crescita del bebè. Un ruolo diverso e complementare, rispetto a quello materno, visto che sembra associarsi maggiormente a un’attivazione positiva, all’attenzione e alla propensione all’esplorazione. “Ritmo dell’esplorazione”, non a caso, lo hanno definito gli autori di uno studio sul tema pubblicato su “Science Advances”.
Va detto che siamo solo a livello di teoria, perché i ricercatori dell’Università di Washington, a Seattle, e dell’israeliano Center for Developmental Social Neuroscience della Reichman University non hanno confrontato direttamente i 2 odori nello stesso esperimento. Però, pur da un campione di sole 40 coppie padre-bambino, i risultati emersi aprono una nuova interessante prospettiva.

L’odore del padre: una presenza efficace anche “a distanza”

Tra i segnali paterni in grado di influenzare il cervello del neonato non ci sarebbero infatti solo la voce, il volto, il contatto e il comportamento. Anzi, dice lo studio, l’odore del padre, che fa scattare quella che viene definita sincronizzazione inter-cerebrale, ovvero una maggiore coordinazione temporale dell’attività elettrica del cervello di 2 persone mentre interagiscono socialmente, avrebbe una caratteristica estremamente particolare.
L’odore paterno sarebbe cioè in grado di richiamare nel bambino la presenza del padre anche quando questo è assente fisicamente. E, anche se non si può escludere che l’effetto derivi dal semplice odore umano “generico”, potrebbe addirittura favorire la sincronizzazione dell’attività cerebrale del bambino con quella di un altro uomo sconosciuto con la sola presenza di un capo di abbigliamento che ha assorbito l’odore del papà.

In tal modo si possono infatti raggiungere livelli di sincronizzazione pressoché analoghi insieme a un maggior coinvolgimento, interesse e attivazione positiva. Questo è emerso dall’esperimento che ha confrontato, attraverso un’elettroencefalografia simultanea, le interazioni di 3 minuti di 3 diverse coppie: quella del bambino con il padre, con un altro uomo senza odore paterno e con lo stesso sconosciuto, ma posizionando vicino al bebè una maglietta di cotone fatta precedentemente indossare al padre per 2 notti consecutive.

Le reazioni del bebè all’odore del padre

Tra i limiti evidenziati dello studio c’è anche il fatto che, a fronte di una media di 8 mesi, l’età dei bambini che hanno partecipato all’esperimento variava da 5 a 12 mesi: periodo in cui lo sviluppo neurologico cambia rapidamente. In generale, comunque, la sincronizzazione inter-cerebrale è apparsa particolarmente evidente nella banda alfa, tra 8 e 12 hertz. Ovvero quella associata, tra l’altro, all’attenzione e alla capacità di regolazione dell’attenzione.
Già nel primo anno di vita, sembra dunque che il legame con il padre lasci una sorta di firma misurabile nell’attività cerebrale del bambino. Per provare a spiegare il suo maggior stato di attivazione positiva, i ricercatori hanno collegato questo risultato all’interazione che in molti casi caratterizza il rapporto padre-figlio, tra giochi più fisici e stimolanti, maggiore eccitazione, vocalizzazioni, risate, esplorazione e incoraggiamento a rivolgere l’attenzione verso l’ambiente.
Inoltre, più il padre si occupava del bambino, tanto più forte è risultato l’effetto dell’odore paterno sulla sincronizzazione con un uomo sconosciuto. L’idea proposta è allora quella che il “cervello sociale” non si costruisce solo con ciò che si vede e ascolta, ma anche attraverso gli odori lasciati dai genitori nell’ambiente. Attraverso quali molecole ciò avvenga è ancora ignoto. Così come non si sa se il riconoscimento sia consapevole oppure operi solo a livello inconscio o subliminale.

Alberto Minazzi

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