Maree di gente in strada anche in Italia, dove nuvole e foschie hanno in alcuni casi parzialmente vanificato il vantaggio geografico. La valenza delle osservazioni scientifiche nella diretta della Nasa
Che sia stato un evento a tutti gli effetti è un dato di fatto.
Non solo in Spagna e in Islanda, dove l’oscuramento del Sole è stato totale, ma anche in Italia sono state infatti davvero tantissime le persone che, all’ora del tramonto, si sono concentrate in strada per osservare l’eclissi del 12 agosto 2026.
I raccomandatissimi occhialini che hanno permesso di osservare il fenomeno senza danni per la vista sono andati letteralmente a ruba.
Anche se, beffardamente, le nuvole o le foschie hanno ostacolato la percezione dei momenti-clou anche laddove, teoricamente, le condizioni geografiche si presentavano come le migliori.
In molti, così, hanno scelto di seguire l’eclissi online, nelle numerose dirette proposte dalle realtà astronomiche. Tra queste, in Italia su tutte è spiccata quella dell’Inaf. Ma, per chi mastica l’inglese, l’appuntamento principale è stato con lo streaming della Nasa: un “live scientifico”, più che una semplice cronaca, addentratosi nei tanti aspetti legati all’eclissi.

L’eclissi: un grande laboratorio scientifico naturale
L’agenzia spaziale nordamericana ha proposto una diretta in cui numerosi esperti hanno commentato le immagini raccolte dai telescopi e le particolarissime riprese effettuate dall’aereo WB-57, che è stato inviato a inseguire l’ombra della Luna.
La linea della Nasa è stata dunque quella di presentare l’eclissi non tanto come spettacolo astronomico, quanto come occasione di importante ricerca scientifica in condizioni impossibili da riprodurre artificialmente.
La copertura della Luna rende infatti visibile la corona solare, ovvero l’atmosfera esterna della stella: uno dei principali misteri della fisica solare per la sua temperatura vicina al milione di gradi.
Durante l’eclissi, allora, la Nasa ha cercato di osservare strutture, flussi di materia e cambiamenti rapidissimi della corona per comprendere meglio il meccanismo di riscaldamento e il suo rapporto con il vento solare, cioè il flusso di particelle che si propaga per tutto il Sistema solare.
Un altro obiettivo che si è posta l’agenzia spaziale è stato, utilizzando le immagini ad alta velocità, lo studio della formazione e del collegamento allo stesso vento solare, delle protuberanze solari. Ovvero le enormi quantità di materiale della stella che rimangono sospese sopra la superficie del Sole, trattenute dai suoi campi magnetici. Nel corso della diretta, al riguardo, si è sottolineato che ogni eclissi fa storia a sé, visto che il Sole è in continua evoluzione.
Un aereo all’inseguimento dell’eclissi
La parte più curiosa della diretta Nasa è stata quella legata all’utilizzo dell’aereo da ricerca WB-57, capace di volare oltre 15 km di quota a una velocità di circa 740 km/h. La logica della sua missione è semplice: visto che, dalla superficie terrestre, la totalità dell’eclissi dura pochissimo, inseguendo l’ombra della Luna al di sopra delle nuvole l’aereo ha potuto prolungare l’osservazione della corona fino a quasi 3 minuti.
La quota del volo, inoltre, ha consentito la rarissima osservazione di alcune lunghezze d’onda infrarosse che vengono assorbite dall’atmosfera prima di arrivare al suolo. È stata così ottenuta una sequenza temporale di dati estremamente dettagliata dell’evoluzione della corona. Tecnicamente, le immagini sono state raccolte attraverso il sistema “Sami”, contenente 4 telecamere in grado di lavorare in diverse lunghezze d’onda del visibile e dell’infrarosso.
Non si tratta, in altri termini, di una semplice “macchina fotografica”, ma di un vero e proprio strumento scientifico in grado di scattare almeno 20 immagini al secondo, quindi migliaia per ciascuna telecamera nel corso del periodo di visibilità della corona. In tal modo la Nasa ha provato a registrare i cambiamenti della corona nel tempo, quasi trasformando l’eclissi in un filmato ad altissima velocità del Sole.
Dal Sole alla Terra, tra palloni, atmosfera e ozono
La diretta della Nasa è proseguita cambiando decisamente prospettiva, tornando cioè a terra per provare a capire cosa succede sul nostro pianeta durante un’eclissi. Questo fenomeno provoca infatti un cambiamento estremamente rapido dell’illuminazione e della temperatura al suolo. E ciò si traduce in una reazione da parte dell’atmosfera, specie del suo strato più basso, la planetary boundary layer, direttamente influenzato dalla superficie terrestre.
La domanda che gli scienziati si sono posti è se l’eclissi è in grado di far “collassare” questo strato atmosferico, dopo che era stata osservata, durante le eclissi del 2023 e del 2024, una diminuzione di spessore della boundary layer nelle zone con cielo sereno diversamente dalle zone nuvolose. Per effettuare questo studio sono stati quindi utilizzati 80 palloni scientifici appositamente progettati, lanciati in Islanda (dove oltretutto, in agosto, le notti sono brevissime) da 18 ore prima a 8 ore dopo l’eclissi.
Altri 6 palloni, dotati di camere a 360°, sono stati invece lanciati in Spagna per misurare l’ozono.
La formazione di questo gas dipende infatti dalla radiazione solare, che crolla improvvisamente nel corso di un’eclissi totale. Già nel 2024, del resto, gli esperimenti avevano già rilevato una diminuzione di ozono durante la totalità. Per avere tutti questi risultati, in ogni caso, bisogna attendere: la ricerca scientifica sull’eclissi non è necessariamente destinata a produrre risultati immediati. Cioè, se l’eclissi dura pochi minuti, l’esperimento scientifico durerà molto più a lungo.
L’eclissi in Italia e nel mondo
Per ora, la Nasa ha iniziato a pubblicare alcune immagini relative all’evento, a partire da quella simbolica, disponibile fin da poche ore dopo la sua realizzazione, dell’eclissi totale sopra la Spagna. Pur essendo improntata alla massima scientificità, anche la diretta Nasa non ha potuto del resto non lasciare spazio allo spettacolo quando il disco lunare ha coperto completamente il Sole. Cosa avvenuta in Groenlandia, Islanda, Spagna, nella Russia settentrionale e in una piccola porzione del Portogallo.
La prima eclissi totale visibile in Europa del nuovo millennio (la precedente era stata quella dell’11 agosto 1999) ha invece raggiunto diversi gradi di parzialità in Italia, con un picco nel Nord-Ovest della Sardegna, dove c’è stato un grande afflusso soprattutto al belvedere di Lampianu, nella borgata di Biancareddu.
E se, in generale, sulla carta erano favorite per una migliore visione le regioni del Nord, nei fatti in molte città si è dovuto fare i conti con le condizioni meteo: le nuvole hanno parzialmente oscurato il Sole nei momenti di massima copertura lunare.
La nuvolosità ha giocato brutti scherzi a Venezia e Torino, Chioggia e Roma.
Ancor più beffarda la situazione a Trieste, dove il picco delle eclissi si è verificato alle 20.13, nella particolarissima condizione del Sole al tramonto all’orizzonte: le nuvole hanno infatti fatto capolino proprio allora.
A Milano, invece, si sono dovuti fare i conti con la foschia e in molte zone dell’Emilia Romagna il cielo serale si è presentato piuttosto coperto.
Molto meglio è andata a Ventimiglia, in Liguria, dove, alle 20.23, il disco solare è risultato coperto al 94,8%: il massimo nel nostro Paese.
Alberto Minazzi













