La robotica non è più soltanto fabbrica e fantascienza: è una sorprendente collezione di macchine, dagli umanoidi ai robot più curiosi, costruite per fare cose sempre più precise
Per decenni abbiamo immaginato il robot come una macchina industriale: un braccio preciso e instancabile, che ripete sempre lo stesso gesto.
Ma il robot ha iniziato a uscire dalla fabbrica.
Entra in un ospedale, corre su una pista, sale le scale, apre una porta, si muove in un cantiere, para un pallone meglio di qualsiasi altro portiere, conversa con un altro robot.
E soprattutto comincia ad avere un corpo collegato a un’intelligenza artificiale.Ci sono
robot umanoidi, robot di servizio, robot mobili, robot chirurgici, anche quadrupedi.
Se poi parliamo di macchine che svolgono azioni normalmente affidate a esseri umani, la lista può essere perfino imbarazzante: ci sono quelle impegnate in fabbrica, nei magazzini, negli ospedali, nella riabilitazione, nelle abitazioni per la pulizia, nella ristorazione, nella sicurezza, nell’emergenza, nella manutenzione e nello sport. Alcune trasportano farmaci. Altre saldano. Altre ancora entrano in un edificio al posto di un artificiere, assistono una persona malata.
I robot umanoidi entrano nella realtà
Secondo i dati diffusi il 21 settembre 2026 dalla International Federation of Robotics e riportati da Reuters, nel 2025 sono stati venduti circa 7.000 robot umanoidi.
Molti sono stati acquistati da università e aziende per ricerca, addestramento dell’AI e raccolta dati; nelle fabbriche automobilistiche, per esempio, gli impieghi sono ancora generalmente costituiti da piccoli progetti pilota.
È la prima volta che l’IFR inserisce gli umanoidi come categoria specifica nelle sue statistiche consolidate: un chiaro segno del fatto che saranno sempre più fra noi.
L’umanoide, così come lo definisce la stessa IFR,è un robot dall’aspetto umano, generalmente con testa, tronco, due braccia e due gambe, capace di operare autonomamente in ambienti progettati per gli esseri umani. La finalità dichiarata della categoria è proprio arrivare a macchine general purpose, cioè capaci di svolgere molte attività differenti.
Sono ormai diverse decine le aziende che li stanno creando e i prototipi conosciuti sono nell’ordine delle centinaia. Nessuno è ancora un equivalente universale dell’essere umano.
Ma la nuova generazione di macchine ha comunque già prodotto immagini difficili da dimenticare.

Corrono, giocano. E c’è chi para tutto
Nell’agosto 2026, a Pechino, più di duemila robot hanno partecipato ai World Humanoid Robot Games, una specie di Olimpiade delle macchine nella quale gli umanoidi si sono cimentati nella corsa, nel calcio, nel tennis tavolo, nella boxe e persino in prove che imitavano attività industriali.
Uno di loro, Tiangong Ultra, ha corso i cento metri in 8,64 secondi, più rapidamente del record mondiale umano di Usain Bolt.
RobotKeeper, sviluppato dalla cinese Shanghai Zhengmai Technology, è invece il mostro sacro dei portieri. Con il suo sistema di telecamere ha dimostrato di aver un tasso di parata superiore al 90%.
Ricostruisce in tempo reale, in tre dimensioni, la traiettoria del pallone e calcola all’istante dove intercettarlo. Un campione.
Il robot che parla. E ti guarda negli occhi
Realbotix, azienda specializzata in umanoidi per interazione, ha portato invece al CES 2026 due robot, Aria e David, protagonisti di una conversazione autonoma e non programmata durata oltre due ore. I due sistemi hanno dialogato in più lingue utilizzando intelligenza artificiale integrata nel robot. Aria e David non sono solo uno schermo. Hanno un corpo, un volto, degli occhi, una voce e delle espressioni umane. Possono riconoscere persone e interagire fisicamente con loro.
A muoverli, è la stessa tecnologia che sta aprendo il mercato dei cosiddetti companion robot, sistemi progettati per l’interazione sociale e, in alcuni casi, per la compagnia intima e sessuale.
In Italia il robot è già entrato in ospedale
Anche in Italia il robot non è più “questo sconosciuto”.
A Milano, presso l’IRCCS Maugeri, è in corso una sperimentazione clinica con ALTER-EGO, umanoide sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia e dall’Università di Pisa nell’ambito del progetto Fit4MedRob.
Non è un robot che sta facendo il medico. E non è ancora un infermiere artificiale ma una macchina che può diventare un’estensione fisica dell’équipe sanitaria.
ALTER-EGO è alto circa 120 centimetri, si muove su due ruote e può essere comandato da un operatore oppure funzionare in modalità autonoma e semi-autonoma.
La sperimentazione riguarda in particolare persone affette da sclerosi laterale amiotrofica e punta a studiare l’uso dell’umanoide sia in ospedale sia a domicilio. L’IIT spiega che, in modalità telepresenza, un professionista può vedere attraverso le telecamere del robot, utilizzare le sue mani e parlare attraverso di lui. In modalità autonoma o semi-autonoma, invece, ALTER-EGO può occuparsi di attività ripetitive come l’accoglienza, l’orientamento dei pazienti, alcune semplici valutazioni e l’accompagnamento all’interno della struttura.
A Genova stanno costruendo un robot che salda navi
Se ALTER-EGO porta la robotica in corsia, a Genova la porta in cantiere.
Fincantieri e Generative Bionics hanno avviato un progetto per sviluppare un umanoide capace di supportare specifiche attività di saldatura nella costruzione navale.
Fincantieri ha annunciato che i primi test in cantiere sono programmati entro la fine del 2026 e che il sito di Sestri Ponente sarà l’ambiente di riferimento per la validazione industriale e la certificazione. L’umanoide non sarà un semplice saldatore ma una macchina in grado di vedere dove si trova, di muoversi in un ambiente complesso, di manipolare strumenti e controllare ciò che sta facendo.
La sfida non è più infatti soltanto costruire gambe veloci o mani capaci di afferrare oggetti. È mettere insieme movimento, percezione, visione e intelligenza artificiale in una macchina che debba muoversi nel mondo reale.
È quello che oggi si chiama Physical AI: l’intelligenza artificiale che non si limita a parlare o generare immagini, ma percepisce un ambiente fisico e ci agisce dentro.
RoBee, l’umanoide made in Italy
Un altro umanoide italiano è RoBee, sviluppato da Oversonic Robotics.
Il robot è progettato per muoversi in ambienti costruiti per le persone e svolgere attività che richiedono percezione dell’ambiente, navigazione autonoma e manipolazione di oggetti.
RoBee è stato sperimentato anche in ambito sanitario, tra gli altri contesti, a Villa Beretta, centro di riabilitazione neurologica, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Più recentemente, Oversonic ha sviluppato RoBee M, una versione destinata alla sanità e alla riabilitazione, mentre RoBee R è orientato alle applicazioni industriali, come movimentazione, picking e supporto alla produzione.
I quadrupedi
La robotica italiana non si lega solo a umanoidi.
A Bari per esempio, gli artificieri dei Carabinieri hanno in dotazione Saetta, un cane robot comandato a distanza che dispone di sei telecamere e può operare fino a 150 metri dall’operatore.

Il suo compito è andare dove sarebbe meglio non mandare subito una persona: scenari con possibile presenza di ordigni oppure minacce chimiche e nucleari.
Saetta non annusa, non abbaia e non scodinzola. Ma porta occhi e sensori in un luogo pericoloso senza portarci immediatamente anche un essere umano.



