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Narcisismo: il cervello svela una differenza nel modo di leggere le emozioni degli altri

Narcisismo: il cervello svela una differenza nel modo di leggere le emozioni degli altri

Uno studio finlandese ha analizzato con la risonanza magnetica come reagisce il cervello dei narcisistici quando assistono a situazioni  imbarazzanti o umilianti per gli altri. I risultati offrono nuovi indizi sul rapporto tra narcisismo ed empatia

Quando si pensa a un narcisista il riferimento è a una persona che mostra un amore eccessivo e compiaciuto per se stessa unito a un grande bisogno di ammirazione e approvazione, a un desiderio di stare sempre al centro dell’attenzione al punto da perdere di vista gli altri e i loro sentimenti. Il termine deriva dal mito greco di Narciso, il giovane condannato a innamorarsi della propria immagine riflessa nell’acqua e che finisce la sua esistenza consumato da questo sentimento impossibile. Ma cosa succede nel cervello del narcisista? A rispondere a questa domanda è uno studio di neuroscienziati della finlandese Aalto University, pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex della Oxford Academy, e che fa parte del progetto “I volti del narcisismo” che ha coinvolto diversi atenei tra i quali quelli di Helsinki, Turku, Tampere e Oulu.

Il narcisista: poco incline all’empatia, i suoi tratti influenzano il cervello

Premesso che ci sono persone che presentano tutte le caratteristiche del narcisista insieme e altre solo alcune o meno accentuate, in entrambi i casi c’è un filo conduttore comune: sentirsi eletti e con una condotta poco incline all’empatia. Il team di scienziati ha scoperto alcuni importanti indizi per comprendere le basi neurali del cosiddetto “narcisismo grandioso”, finora raramente studiate in contesti sociali complessi.

Gli esperti hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per studiare come i tratti narcisistici influenzino l’attivazione cerebrale in una situazione che rispecchia la vita quotidiana. E’ così emerso che, come spiega Matias Piispanen, ricercatore dell’Università di Aalto, le persone con un elevato numero di tratti narcisistici reagiscono all’esperienza di vulnerabilità di un’altra persona in modo diverso rispetto alle altre.

Cosa succede nel cervello

La prova è arrivata con l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale, che ha permesso ai ricercatori di osservare come cambiava il segnale cerebrale dei partecipanti allo studio mentre guardavano gli stessi video, che raccontavano situazioni di esclusione, critica e imbarazzo sociale.
Nelle persone con più tratti narcisistici, le risposte cerebrali risultavano meno simili a quelle degli altri partecipanti in alcune aree del cervello coinvolte nell’elaborazione delle situazioni sociali e nell’empatia cognitiva, ovvero la capacità di comprendere il punto di vista e lo stato d’animo altrui.
Le variazioni del segnale legato all’ossigenazione del sangue suggeriscono che queste persone possano elaborare le situazioni sociali in modo diverso, senza dimostrare necessariamente una minore capacità di provare empatia.
Il risultato si inserisce in una riflessione più ampia sul narcisismo. Come spiega la nota introduttiva dello studio, questo può essere considerato sia come un insieme di tratti presenti, in misura diversa, nella popolazione generale, sia nella sua forma patologica. In entrambi i casi, al centro vi è una preoccupazione sproporzionata per se stessi. Ma, sebbene il rapporto con la propria persona sia l’elemento centrale del narcisismo, le sue caratteristiche possono influenzare anche il modo in cui ci si relaziona agli altri.

“Salvare la faccia”

Lo studio in questione è iniziato con un sondaggio online, al quale hanno partecipato un migliaio di persone, per misurare i tratti di personalità narcisistica: chi ne aveva molti è stato invitato a sottoporsi a risonanza magnetica funzionale, mentre un gruppo di controllo era costituito da chi ne aveva pochi.
Il gruppo finale sul quale si è concentrata l’attenzione era di 58 persone e i ricercatori si sono concentrati su quanto l’attivazione cerebrale sia simile o dissimile tra loro in uno scenario realistico in cui un’altra persona si trovava ad affrontare una minaccia sociale.
Le prime osservazioni cliniche suggerivano che i narcisisti tendono a percepire gli altri principalmente in termini di come questi soddisfino i propri bisogni. Secondo la teoria del sociologo Goffman Erving, le persone cercano di presentare una certa immagine di sé nelle interazioni sociali che intendono proteggere dal rischio di essere compromessa, il cosiddetto “salvare la faccia”.  Questa immagine è vulnerabile in quanto può essere accettata o rifiutata provocando ansia o imbarazzo sia nella persona coinvolta direttamente, sia in chi osserva la situazione.

I risultati dello studio

Durante la scansione cerebrale i partecipanti hanno visto dei video in cui un attore professionista raccontava storie personali – situazione dell’infanzia e dell’età adulta e riceveva un feedback che minacciava la sua reputazione.
A loro non è stato specificamente chiesto di immedesimarsi nell’esperienza del narratore e ciò ha permesso di osservare come abbiano spontaneamente seguito ed elaborato una situazione sociale complessa. I risultati dello studio suggeriscono che la capacità di impegnarsi nel “salvare la faccia” può variare tra individui con molti tratti narcisistici e altri che ne hanno pochi.

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