Lo ha rilevato un esperimento dell’Università irlandese di Limerick sul gender gap
Uomo e donna. Medesime capacità, utilizzo della stessa tecnologia e stessi compiti svolti, ma stipendio del 10% in meno per la donna. Non succede solo nella realtà che a parità di professione esistano divergenze economiche tra maschi e femmine.
Lo ho dimostrato un inedito quanto curioso esperimento dal titolo “Human-like and male? How Ai assistant design relates to trust and monetary reward at work in Vr” secondo il quale i pregiudizi di genere possono influenzare anche il modo in cui si interagisce con l’intelligenza artificiale.
10% in meno di stipendio alle agenti AI donne
I ricercatori sono arrivati a rilevare questa conclusione coinvolgendo 189 persone all’interno di un ufficio creato in realtà virtuale. Sia agli uomini, sia alle donne è stata richiesta la collaborazione con diversi assistenti AI e di utilizzare denaro reale al termine delle mansioni svolte per pagare il loro lavoro.
Il risultato è stato che entrambi i generi hanno retribuito maggiormente l’agente AI maschile Johan, rispetto a Johanna, pur essendo perfettamente identici dal punto di vista delle funzionalità di base e utilizzando lo stesso modello di intelligenza artificiale. Entrambi gli agenti erano stati progettati per avere un aspetto più simile a quello umano rispetto un chatbot testuale e un robot da scrivania e per questo sono stati scelti rispetto alle altre due possibilità.
L’uomo può influenzare l’AI
Nonostante i partecipanti all’esperimento abbiano espresso una valutazione simile dei lavori di entrambi gli agenti, Johanna non solo ha ricevuto meno soldi, ma a darle una retribuzione minore sono stati sia gli uomini sia le donne convolti nello studio.
L’agente uomo Johan inoltre è risultato percepito come più simile a un essere umano rispetto alla sua “collega”. I risultati ai quali sono arrivati i ricercatori sono poi in contrasto con quanto le persone coinvolte nello studio avevano dichiarato prima di iniziare l’esperimento, ovvero che non avrebbero fatto alcuna differenza tra i due agenti. Di fatto, come spiega la coautrice dello studio Mary Hausfeld questo studio ha dimostrato che nonostante l’intelligenza artificiale sia considerata territorio neutro quando viene progettato un sistema al quale vengono attribuite caratteristiche umane è possibile vengano trasferiti anche gli stessi presupposti o pregiudizi che mettiamo in atto nelle interazioni con le altre persone.



