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Città verdi, il Veneto si divide: Treviso vola, Venezia rimonta, Rovigo resta indietro

Città verdi, il Veneto si divide: Treviso vola, Venezia rimonta, Rovigo resta indietro

Nel rapporto Ecosistema Urbano 2026, Mantova ottiene il primo posto della classifica. In Veneto Treviso è 11ª e Belluno entra nella top 20. Venezia recupera 16 posizioni

Le 106 città capoluogo d’Italia, in cui vive quasi un terzo della popolazione del nostro Paese, migliorano complessivamente nei vari ambiti attraverso i quali è possibile trovare risposte all’impatto dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale, ma restano ancora irrisolte alcune croniche criticità urbane, a partire da smog, consumo di suolo e auto circolanti.
È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dal nuovo rapporto “Ecosistema Urbano 2026”, realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore e appena pubblicato.
Una graduatoria dominata dai comuni di medie e piccole dimensioni del Nord-Est, a partire da Mantova, che si conferma “leader green” indiscussa.

Le migliori performance ambientali d’Italia

La classifica annuale si basa sul cosiddetto indice di “performance sostenibile”, la cui media nell’ultimo anno è salita dal 53,84% al 55,72%, tornando sui livelli del 2024 (55,8%). L’indice viene elaborato sulla base di 20 indicatori, raggruppati in 5 aree: mobilità (a cui viene assegnato un peso leggermente maggiore), qualità dell’aria, acqua, rifiuti e ambiente urbano.
Per Mantova, che ha raggiunto un punteggio di 81,29% pur senza nessun primo posto parziale, le performance da podio riguardano i metri quadri di Ztl ogni 100 abitanti (2° posto tra le 106 città), le piste ciclabili e gli alberi in aree di proprietà pubblica (in entrambe le voci la città lombarda è 3^).
Sul podio nazionale si collocano alle sue spalle Trento (76,53%) e Bolzano (75,4%).
La graduatoria prosegue con altre 5 città del Nord: Cremona, Reggio Emilia, Bergamo, Parma e Pordenone. In Veneto la prima e 11^ su scala nazionale è Treviso, che risulta 3^ per raccolta differenziata (86,5%), 6^ per metri di piste ciclabili ogni 100 abitanti e 9^ per trend di consumo del suolo.

treviso
Il Sile, a Treviso

Belluno, il resto del Veneto e la rimonta di Venezia

Nella top 20, in 16^ posizione, c’è un’altra città veneta: Belluno. Le migliori performance riguardano la produzione annua pro capite di rifiuti urbani (4° posto), la quota di raccolta differenziata (7^) e le piste ciclabili (8^). La peggiore delle 7 province del Veneto è invece Rovigo, 75^, che si salva solo per l’efficienza della depurazione, 4^ in Italia, e la raccolta differenziata (9^).
Padova, Vicenza e Verona si posizionano invece, nell’ordine, tra il 33° e il 66° posto. La città del Santo recupera 6 posizioni, con una 2^ piazza nazionale per l’indice del “Solare pubblico”.
Per Vicenza, 41^ assoluta, la migliore voce è quella del trend del consumo di suolo (7° posto in Italia). Verona è invece 8^ per i passeggeri del trasporto pubblico, con 153,1 viaggi annui per abitante.
Proprio in questa voce arriva la leadership nazionale di Venezia, che in un anno ha rimontato dal 47° al 31° posto assoluto. Il capoluogo lagunare è 1° in Italia anche per tasso di motorizzazione (46,2 auto circolanti ogni 100 abitanti), 2° per isole pedonali e 4° per offerta di trasporto pubblico. Bene anche i metri quadri di verde per abitante (10^), con un recupero (31^) nelle piste ciclabili.

Belluno

Le grandi città

“In Italia, crisi climatica ed emergenze ambientali continuano a lasciare il segno anche nelle aree urbane, mentre la capacità di risposta delle città è ancora troppo lenta e timida. Le uniche a mostrarsi più reattive sono le medie e le piccole, mentre le grandi città, pur confermando un complessivo ma lento movimento, restano in affanno”, commenta Legambiente.
In questo quadro, tra i principali centri urbani insieme a Venezia e Padova migliorano anche Firenze, che sale dal 21° al 17° posto, Milano (dal 57° al 50° posto) e Bari (da 76^ a 71^). Roma invece scende dal 66° al 67° posto, ma fa peggio Genova (da 40^ a 54^), con Napoli che sprofonda in ultima posizione (indice al 30,8%), preceduta nell’ordine da Catania, Palermo e Reggio Calabria.
Le problematiche principali? Smog per Bologna, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia; auto circolanti per Roma, Torino e Catania; raccolta differenziata per Bari, Roma, Napoli, Catania e soprattutto Palermo (in coda con appena il 20%). Ancora, la dispersione dell’acqua potabile (Napoli, Bari, Genova, Venezia, Catania, Palermo e Messina), consumo di nuovo suolo a Venezia, aree pedonali a Genova, ciclabilità a Napoli, Genova, Messina, Catania, Roma e Palermo ed energie rinnovabili (Palermo, Napoli, Torino, Roma, Venezia e Firenze).

pasqua
Napoli

Criticità croniche, buone notizie e priorità di intervento

Allargando la prospettiva a tutte le 106 città, Legambiente evidenza come criticità croniche i picchi di ozono, l’aumento delle auto circolanti da 68 a 70 ogni 100 abitanti e quello del consumo di suolo. Nonostante la popolazione sia diminuita nel periodo di 322 mila abitanti, tra il 2019 e il 2024 si parla di 4.726 ettari. “È come se in Italia fosse nata dal nulla una città grande come Bologna”, si quantifica.
Di segno contrario, invece, i dati sulla raccolta differenziata, con una media ora al 66,15% rispetto al 65,14% del 2025. Ma migliora anche l’utilizzo dei mezzi pubblici, con 103 viaggi procapite annui rispetto agli 86 dello scorso anno. E si riduce la dispersione idrica, con un valore medio che cala al 34,7% rispetto al 36,1% del 2024.
“I numeri – conclude Legambiente – ben sintetizzano le aree di intervento su cui occorre lavorare”. L’associazione indica quindi al Governo 4 priorità di intervento: più risorse economiche per le città dopo la fine del Pnrr; stanziare nella Legge di bilancio le risorse per attuare gli interventi prioritari del Piano di adattamento ai cambiamenti climatici; approvare una legge nazionale contro il consumo di suolo; prevedere più interventi di mitigazione e di adattamento attraverso soluzioni basate sulla natura.

Alberto Minazzi

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