A prima vista sembra un comune gatto tigrato, ma è un raro abitante dei boschi. Nel Nord-Est dell’Italia era considerato estinto dai primi anni del ‘900. Ora è ritornato sulle Alpi bellunesi
A una prima vista di occhi non esperti potrebbe sembrare un comune gatto soriano tigrato, ma il suo sguardo magnetico e alcune tipiche caratteristiche della specie, come la coda clavata e molto voluminosa, le zampe slanciate, il corpo allungato e il pelo folto e lungo non lasciano spazio a dubbi sulla sua identità: è il gatto selvatico europeo.
Vive in grandi foreste e boschi estesi di pianura e montagna, è un animale molto schivo, solitario che per natura evita l’uomo, e per questo è difficile vederlo. Tuttavia la sua presenza in tempi recenti, in particolare dal 2013 quando è stata catturata da un fototrappola del Corpo di Polizia Provinciale di Belluno la sua prima immagine, i monitoraggi della specie evidenziano non solo che c’è ma che nel 2016 si è anche riprodotto. Finora però gli eventi riproduttivi si sono verificati solo in ambiente Prealpino e non dolomitico.

Una ricolonizzazione territoriale
Tutto ruota attorno allo studio della specie e alle rilevazioni di esperti, come nel caso del Progetto Silvestris dal nome della specie Felis silvestris silvestris, gatto selvatico europeo, che da una decina di anni si occupa del monitoraggio della specie. “L’ultimo straordinario avvistamento giunge dalla Val di Zoldo la scorsa settimana, in un’area dalle spiccate caratteristiche alpine, a testimonianza di una ricolonizzazione ormai inarrestabile”, spiega Marco Catello, biologo coordinatore del Progetto Silvestris che sviluppa assieme a Giacomo De Donà e Riccardo Deon.

“Determinare il numero esatto di esemplari attualmente presenti è complesso. È tuttavia possibile formulare delle stime prudenziali basate sulle densità minime che abbiamo calcolato nel corso degli anni, le quali variano, a seconda delle zone, da 5 a 20 individui ogni 100 chilometri quadrati. Questi valori sono in linea con quelli registrati in altre aree europee e riflettono densità medio-basse, tipiche dei territori di recente colonizzazione. La distribuzione sul territorio non è però omogenea: nelle vallate prealpine e lungo la catena appenninica si registrano le presenze più significative, mentre nelle vallate prettamente alpine la specie è presente con densità decisamente inferiori”.
In Italia il gatto selvatico europeo si può trovare lungo tutta la penisola e in Sicilia, nel Nord-Est in Friuli Venezia Giulia e in Veneto. Recentemente la specie è stata segnalata anche in Trentino. Allargando l’orizzonte è presente dalla penisola iberica fino al delta del Danubio tra Romania e Ucraina, dal Belgio fino alla Turchia.

L’impegno scientifico per lo studio del gatto selvatico europeo
Il Progetto Silvestris è nato nel 2016 con un obiettivo inizialmente semplice: documentare la presenza della specie e, in secondo luogo, monitorarne lo sviluppo sul territorio. All’avvio, la direzione scientifica fu affidata a Bernardino Ragni, docente dell’Università degli Studi di Perugia e massimo esperto di felini in Italia scomparso nel 2017.
“Fin dal principio, il progetto ha visto la partecipazione attiva di numerosi esperti locali, naturalisti e appassionati della natura – precisa Marco Catello -. Questa sinergia e lo sforzo collettivo hanno permesso di dare vita a una straordinaria banca dati che oggi conta oltre 2.000 segnalazioni. Con il tempo, l’entusiasmo iniziale si è trasformato in un impegno scientifico ancora più profondo. Se i primi passi muovevano dalla semplice volontà di attestare il ritorno del gatto selvatico, oggi gli obiettivi del progetto si sono evoluti. La nostra ricerca punta ora a comprendere a fondo l’ecologia della specie: dalle complesse esigenze riproduttive fino alle strategie di comunicazione interspecifica utilizzate da questi affascinanti animali che, per loro natura, conducono una vita strettamente solitaria”.

La carta d’identità di Felis silvestris silvestris
“Il gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) si distingue nettamente dal gatto domestico, in particolare dal soriano tigrato, per alcune inconfondibili caratteristiche del mantello. L’elemento che più salta all’occhio è senza dubbio la coda: clavata e molto voluminosa, termina con una punta nera e smussata ed è ornata da almeno due distinti anelli neri concentrici. Sul tronco spicca una linea dorsale nera ben marcata che si interrompe bruscamente alla radice della coda, accompagnata da quattro o cinque strie che dalla nuca scendono lungo il collo e da due strie scapolari. Il colore di fondo del mantello sfuma in tonalità che variano dal grigio-fulvo all’ocra – continua l’esperto -. Oltre che per la morfologia, la specie si caratterizza per precise abitudini biologiche. Si tratta di un animale rigorosamente solitario, in cui spetta esclusivamente alla femmina il compito di allevare la prole. Il periodo riproduttivo ha il suo picco nel mese di febbraio, mentre le nascite, che contano solitamente due o tre piccoli per volta, avvengono tra aprile e maggio. Nei confronti dell’uomo il gatto selvatico non mostra alcuna aggressività; al contrario, tende a evitarne la presenza. Il suo habitat ideale è costituito da ambienti boschivi intervallati da radure e prati, contesti in cui può reperire facilmente le sue prede principali quali piccoli roditori come topi e arvicole”.

La sua dieta, tipicamente carnivora, include anche uccelli, conigli selvatici e lepri. Durante la stagione invernale, quando le risorse scarseggiano, la specie dimostra una notevole capacità di adattamento, non disdegnando il consumo di carcasse e dei resti lasciati da predatori più grandi, come il lupo.
Guardando a futuro sviluppi nella ricerca scientifica sulla specie
Le attività di monitoraggio del Progetto Silvestris proseguiranno in collaborazione con l’Ufficio Faunistico della Provincia di Belluno e con il Corpo di Polizia Provinciale. Fondamentale resterà anche il supporto del Progetto Lince Italia, una realtà oggi impegnata su molteplici fronti, il più ambizioso e cruciale dei quali è la ricostituzione di un nucleo stabile e vitale di lince nelle Alpi orientali. Non solo. Il prossimo 8 dicembre a Roma sarà presentato il libro di Marco Catello, impreziosito dalle immagini di Riccardo Deon e Giacomo De Donà, “Il gatto selvatico europeo in Italia. Biologia, ecologia e conservazione” edito da edizioni Ricca, che cerca di colmare una lacuna in questo campo, poiché i testi dedicati a questa specie sono ancora pochissimi.
Silvia Bolognini



