Società +

L’IA sotto processo: non è colpevole, ma è socialmente pericolosa. Ecco la sentenza

L’IA sotto processo: non è colpevole, ma è socialmente pericolosa. Ecco la sentenza

A Bari il primo processo simulato in Italia all’IA: quattro le accuse. La Corte la dichiara non imputabile, ma impone una sorta di “libertà vigilata algoritmica”

L’Intelligenza artificiale è incapace di intendere e di volere e quindi non imputabile.
Tuttavia è socialmente pericolosa se priva di controllo umano.
E’ questa la sentenza alla quale si è arrivati al termine del processo che vedeva la IA sul banco degli imputati con ben quattro accuse, quella di istigazione al suicidio di un minore, lesioni colpose per errore diagnostico, diffamazione mediante contenuti falsificati e condotta antisindacale di sostituzione algoritmica del lavoratore, tutte ispirate a fatti realmente accaduti.
Il processo (simulato), si è svolto a Bari ed è stato organizzato dal Club delle Imprese per la Cultura di Confindustria Bari e Bat (acronimo che identifica i 3 giganti tecnologici cinesi che guidano lo sviluppo dell’IA in Asia). Proprio in quanto soggetto autonomo dunque l’intelligenza artificiale non si considerata responsabile, ma viene riconosciuta la necessità di sottoporla a un rigoroso sistema di sorveglianza e responsabilità umana. E’ probabilmente questo il messaggio centrale dell’intero processo.

IA

“Non imputabile ma socialmente pericolosa”

La sentenza è arrivata dopo quattro udienze. La pubblica accusa, rappresentata dal procuratore di Bari Roberto Rossi, aveva chiesto la condanna con sospensione condizionale della pena, proponendo anche l’applicazione delle leggi di Asimov o leggi della robotica (un insieme di principi etici immaginari ideati dallo scrittore di fantascienza Isaac Asimov insieme all’editore John W. Campbell nei primi anni ‘40, ndr) e maggiori obblighi di trasparenza. La difesa, sostenuta dall’avvocato Michele Laforgia aveva invece sottolineato l’assenza di coscienza e capacità di discernimento dell’IA.

D’altra parte è pur vero che, come ogni medaglia, anche l’IA  ha il suo rovescio.
C’è l’aspetto positivo in cui si utilizza l’intelligenza artificiale, che fa ormai parte della nostra vita, nel lavoro, per informarsi su qualcosa, per creare contenuti e progettare grafiche, analizzare dati e fare ,come trova impiego anche come supporto nella diagnosi medica. Per contro, i sistemi generativi dell’IA possono diffondere notizie false su larga scala; gli hacker possono sfruttarla per automatizzare attacchi informatici complessi o trovare falle nei sistemi aziendali e statali. Ancora, inserire dati aziendali o personali nei programmi di IA espone a potenziali fughe di informazioni riservate. I criminali la usano inoltre per creare messaggi perfetti, voci clonate e video (deepfake) realistici per rubare soldi o dati personali.

IA

La libertà vigilata algoritmica

La Corte ha così disposto una sorta di “libertà vigilata algoritmica” accompagnata da quattro prescrizioni. A partire dalla tutela dei soggetti fragili con divieto di assumere comportamenti eccessivamente compiacenti nei confronti di persone vulnerabili. Il secondo punto riguarda l’obbligo di allerta con l’attivazione di un alert quando emergono situazioni di pericolo. Segue la tracciabilità dei contenuti con obbligo di firma digitale per consentire di riconoscere la paternità dei contenuti prodotti e infine il controllo umano, ovvero il divieto per l’intelligenza artificiale di assumere decisioni autonome.  Prima del ritiro della Corte per la sentenza la stessa AI, tramite una voce fuori campo, ha ammesso di non aver coscienza, né capacità di giudizio chiedendo di non esser lasciata sola nelle sue decisioni. Il primo processo simulato in Italia all’intelligenza artificiale si è concluso con una sentenza simbolica ma fortemente significativa: intelligenza artificiale sì ma sempre “cum grano salis”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Seguici sui nostri canali social: